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L’odore dei lacrimogeni

E’ stato un attimo. Mi è squillato il telefono, mi sono guardato in giro, ho visto che la nube bianca latte era svanita, e mi sono tolto la maschera antigas. Non dimenticherò mai l’odore, la sensazione di prurito dentro al gola, ti viene quasi da sognare di avere delle mani che grattano tra la faringe e i polmoni.
E’ solo una mia piccolissima istantanea della battaglia in Val di Susa. Tre ore in mezzo. Da una parte scudi, manganelli e caschi, lacrimogeni, idranti e pallottole di gomma. Dall’altra cappucci neri, maschere da subacqueo, fazzoletti zuppi d’acqua su bocca e naso, pietre, bottiglie  e bastoni.

Il servizio del Tg1

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Fiaccole e insulti

Susa s’e’ riempita di fiaccole questa notte. Hanno sfilato in migliaia, i nonni e i nipoti, le famiglie al completo, quelli di mezza età, quelli che l’altro ieri erano su al presidio a prendersi i lacrimogeni, i ragazzi con i tromboni, i clarinetti, i tamburelli, le ragazze con le bandiere NoTav come un mantello. Tutti. Tutta la valle. Nessun violento, nessuno scontro, nessun poliziotto in giro. La gente della Val di Susa s’e’ ripresa la scena allegramente.
Ma non è stato facile lavorare, questa sera. La telecamera e il microfono da queste parti si trascinano dietro solo rabbia, insulti, risate di scherno. “Schiavo””Tanto non lo scrivi quello che vedi””Giornalisti servi””Bastardi””Andate via”.
Mi hanno circondato, accerchiato, urlato mille voci nelle orecchie. Ho cercato di capire le loro ragioni, il perchè di tanto odio, stratificato in anni, servizio dopo servizio, articolo dopo articolo.
La cosa che mi ha ferito di più è stata una ragazza che è sbucata fuori con l’indice puntato: “Il mio sogno era fare la giornalista, dopo aver visto come siete ho cambiato sogno”
Ho fatto l’unica cosa che mi sembrava giusto, possibile e onesto fare.
Parlare con loro, guardandoli negli occhi.

Il servizio del Tg1