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I fuochi di Lampedusa

La notizia è di quelle che domani non troveranno spazio sulla stampa nazionale. La scorsa notte qualcuno ha appiccato il fuoco ad un barcone di migranti, che veniva custodito nella Casa Confraternita di Lampedusa.
Il Comune aveva deciso da qualche giorno che quell’imbarcazione sarebbe stata l’embrione di un progetto ambizioso: il futuro Museo delle Migrazioni. Un sogno al quale lavorano da anni i ragazzi dell’Associazione Askavusa e Giusi Nicolini, oggi sindaco dell’isola, da anni battagliera ecologista.
Vicino allo scheletro bruciato del barcone, la polizia ha trovato un foglio con una scritta inequivocabile e una firma improbabile:
“No ai clandestini liberi per l’isola. U capisti alla prossima?” Firmato: “Gruppo Armato Lampedusa Libera”. Continua a leggere

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A domanda,risponda

La colonna sonora della redazione è un magma indistinto di voci, interfono, pigiare di tasti, ma soprattutto squilli di telefono.
Se alzi il ricevitore, il più delle volte, dall’altra parte trovi:
-cittadini infuriati
-matti che cominciano la conversazione con un “che ci fai un articolo su ….?”
-colleghi di altre redazioni con problemi insolubili
-raramente qualcuno che cerca proprio te
La collega appoggia la cornetta sulla scrivania, si avvicina e mi sussurra:
“E’ la Camera dei Deputati, ti cerca la segreteria dell’Onorevole Simeone Di Cagno Abbrescia…”
“Ammappelo” penso “e che sarà mai successo?!?!”
Raccolgo il ricevitore dalla scrivania e scopro che l’Onorevole, già sindaco di Bari per otto anni, Deputato della Repubblica Italiana dal 2006, è rimasto molto colpito da una mia inchiesta sul degrado della Reggia di Caserta (ne ho parlato qualche post più sotto, Regio Sfregio, guarda il video) e ha deciso di portare la questione in Parlamento.
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Erano imperiali

Guardali ora come sono ridotti, i Fori romani. Guarda quell’uomo che si cala i pantaloni e lascia i suoi bisogni in un angolo della Basilica di Massenzio.
Guarda il giaciglio di un barbone sulle scale della chiesetta a due passi dal Colosseo.
Guarda la lunga sequenza di cantieri e scavi abbandonati, di promesse mai mantenute. Quanto è facile entrare in una zona ad alta concentrazione archeologica e mettere le mani su anfore, vasellame, antiche pietre incise!
Basterebbe avere uno zainetto per rubare pezzi pregiati di epoca romana e nessuno ti direbbe nulla.
Guarda i venditori abusivi di bottigliette d’acqua, la gattara che parcheggia sotto l’Arco di Tito, il banchetto dei Lautari che chiedono soldi e firme ai turisti “contro la droga”.
E sono tanti i turisti che passano qui ogni anno. Nel 2011, sono stati 5.300.000 e hanno fatto del circuito Colosseo-Palatino-Fori  il sito più visitato in Italia.
Foro di Cesare, Foro di Augusto, Foro di Nerva, Foro di Traiano.
Vanto di un Impero,  vergogna di una Repubblica.

GUARDA IL VIDEO


Regio sfregio

Da una finestra si intravedono addirittura panni stesi e mollette. Le automobili dei custodi sfrecciano tra i turisti davanti alla biglietteria. I quattro cortili sono trasformati in parcheggi. L’atrio è una lunga galleria di bancarelle e ambulanti: Pulcinella, magneti, guide e cartoline.
La scenografica cascata dell’immenso Parco Reale non esiste più e le fontane sono ormai a secco: l’acqua viene rubata a monte con allacci e tubi abusivi all’Acquedotto della Reggia.
Oubliez Versailles!
Questa è Caserta.
Fino a 10 anni fa, il Palazzo reale voluto da Carlo III di Borbone attirava quasi un milione di visitatori l’anno.
Oggi sono poco più di 500 mila.
Il complesso disegnato dal Vanvitelli è, per volumetria, uno degli edifici più grandi d’Italia: 1200 stanze divise su cinque piani. Ma nessuno le potrà mai visitare tutte.
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La pistola di Sergio

Ha detto che ha ammazzato due magistrati e gli ha fatto chinare il capo.
Ha detto che è stato 22 anni in galera.
Ha detto che oggi è uscito e lavora per il gruppo Abele.
Cosa doveva dire di più?
Ha spiegato che oggi c’è la crisi e negli anni 70 pure, c’era la crisi e raccontato che in una relazione del Viminale si indicava in Prima Linea un’avanguardia della stagione che viviamo oggi.
Che cosa doveva spiegare di più?
Sergio Segio ha premesso di aver letto la rivendicazione della FAI/FRI, ha detto “noi eravamo figli del ‘900, il mondo è cambiato”, ha fatto capire che dietro quel documento ci sono dei ragazzi e non dei vetero teorici, ha elogiato la figlia di Guido Rossa, ha spiegato che secondo lui è pericoloso militalizzare il territorio, ha fatto notare che Genova non è una città scelta a caso, sia per quello che ha rappresentato per gli anni 70 sia per quello che rappresenta per le nuove generazioni.
Il G8 come Piazza Fontana, la perdita dell’innocenza per molti giovani. Ascoltare Sergio Segio è stato utile.
Capire perché Lucia Annunziata lo ha invitato in trasmissione è facile.
Se non lo si vuol capire, si è in malafede.


Uno squillo nella notte


Il turno di notte in redazione ha un’unica certezza: prima o poi squillerà il telefono.
A volte capita anche alle due di notte e sul display compare la scritta “numero sconosciuto”.
Dall’altra parte, c’è lui: Rossano, o almeno una volta ha detto di chiamarsi così.
Vive con la madre malata. Nei pressi di Milano, supponi. Lo racconta il suo accento, lui non lo dice.
E’ talmente effemminato che a volte ti senti in imbarazzo a dargli del “lei” , pensi che possa equivocare.
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Quel relitto in mezzo al golfo

Il “Giovanni Padre” è ancora lì, a 400 metri di profondità, in un mare blu tra Ischia e Procida. Incastrati dentro al peschereccio, due marinai che nessuno potrà mai recuperare. Sono finiti in quella bara di legno e acqua perchè li ha speronati una grande nave cargo. E perchè ai comandi del mercantile c’era un timoniere strafatto di cocaina. Quando l’hanno arrestato ha detto: “mi dovevo fare di cocaina perchè i turni a bordo sono troppo faticosi”.
E’ successo a metà agosto ed è stato lo spunto per questa inchiesta sulla sicurezza navale nel Golfo di Napoli. Dopo Shanghai, il mare più trafficato del mondo.

Il servizio del Tg1