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L’altra final

Alla birreria Speck Keller qualche sedia è rimasta vuota ma in sala si conoscono tutti. Tira una brutta aria, ai piedi delle Dolomiti. Sembra quasi che le donne sedute a guardare la partita sappiano già che Italia Spagna finirà 0 a 4.
Il commento tecnico più cristallino, a 10 minuti dall’inizio, è “Ma sono più di noi o è il rosso che rende più dell’azzurro?
Per un rito scaramantico, in mezzo alla sala, è stata appoggiata una bottiglia vuota di un superalcolico spagnolo. Non si sa bene perché ma visto come sono andate le cose, il sistema è quantomeno da perfezionare.
Quando sull’1 a 0 la finale sembra avvitarsi, donne e ragazze allora si lasciano andare. Guardano i calciatori, più che la partita.
Una balza su per Balzaretti e esclama “E’ il più bello di tutti, c’ha una tartaruga….l’ho visto su Diva&Donna”.
Un’altra ha fatto un patto: deve bere un sorso di grappa ogni volta che inquadrano Prandelli. A finale finita, non connette più.
Il gruppo di tifose non si tiene. Hanno un soprannome per ogni calciatore.
Montolivo è scarpette rosse.
Balotelli è il diversamente bianco, e fino a fine serata non capisco se sia un insulto razzista o un modo intelligente per esorcizzare il razzismo.
Pirlo c’ha una faccia che sembra un tordo però è bravo.
Guardo meglio la più carina delle tifose dello Speck Keller: assomiglia a Matteo Renzi, è certo. Continua a leggere

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Triste, solitario y final

Ero arrivato a Roma da poche ore. Il trasloco alle spalle, una nuova vita davanti. Era il 2 luglio del 2000 e guardai quella finale tra Italia e Francia circondato dagli scatoloni, con l’amico di sempre, e futuro coinquilino, al fianco. All’ottantanovesimo, la Nazionale vince 1 a 0, e io pronuncio l’immortale frase “mi metto i sandali, si va a festeggiare a Piazza del Popolo!”.
La Francia segna e si perde ai supplementari.  Da allora, quando parlo di calcio e pronostico un risultato, l’ amico di sempre, ormai ex coinquilino, si tocca.
Indimenticabile.
La sera del 9 luglio 2006, invece, mi avevano rifilato il turno serale nella redazione esteri del Tg2.
Quell’Italia – Francia che valeva la Coppa del Mondo, me la vidi su tre schermi ultrapiatti, quasi appesi al soffitto. Da solo. A suo modo, un’altra volta, indimenticabile.
Anche oggi è già indimenticabile. Ho attraversato in macchina l’Italia. Da Roma a Firenze, e poi su, a grattare la schiena dell’Appennino, in un’epopea stile Isoradio 103.3, a sfiorare le celeberrime Barberino del Mugello, Roncobilaccio, Sasso Marconi, e giù verso Bologna, il Polesine, Rovigo e i Colli Euganei, Padova, e ancora a macinare chilometri di strada statale tra Cittadella, Bassano e Trento.
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