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La stanza del figlio

Alberto ha cambiato casa spesso in questi ultimi 17 mesi. Almeno tre volte, un trasloco dietro l’altro. Per fortuna la sua mamma non lo lascia mai, lo segue ovunque, lo sprona e lo coccola.foto (8)
Anche qui, nella sua nuova casa, la stanza 219.
Patrizia è una bella signora bionda, con gli occhi azzurri  pieni di lacrime, che ha solo voglia di raccontarsi, perché forse chissà, parlando, parlando, parlando troverà una spiegazione impossibile da trovare.
Accarezza Alberto e gli fa ruotare leggermente il viso.
“Vedi? Lo vedi cosa hanno fatto?”
Lo vedo.
Vicino al letto di Alberto c’è un monitor al plasma sempre acceso. In questo momento Antonella Clerici spadella e ride.
Appesi alla parete, come nella stanza di qualsiasi ragazzo, fotografie, sciarpe, la dedica di Alex Britti. E tante foto di Alberto.
Alberto che suona la chitarra. Alberto che abbraccia la sua ragazza. Alberto che sorride. Alberto in viaggio per l’Europa. Alberto che scherza con gli amici.
Alberto ora invece dorme e basta.
Un sonno impalpabile che nemmeno i medici riescono a scandagliare fino in fondo. Coma, stato di prima coscienza, stato vegetativo. Continua a leggere

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La porta chiusa

Il ragazzo passava per quella strada quasi tutti i giorni. Via Oslavia era un’elegante arteria del quartiere di Roma Prati, puntellata di palazzi tardo ottocenteschi. E ogni volta che sfrecciava davanti al 39B con la sua vespa, gettava uno sguardo verso quel portone, inesorabilmente chiuso. Ormai quasi non si voltava nemmeno più a controllare.
Fino a ieri, quando con la coda degli occhi ha visto che era aperto. Anzi, non aperto. Proprio spalancato.
Come un invito, un richiamo, un sussurro.
Il ragazzo a quel punto parcheggia la vespa e si toglie il casco.
Attraversa la strada con decisione, punta l’obiettivo e entra nell’androne.
Un mosaico di mattonelle azzurre sul pavimento, muri color crema, qualche decorazione liberty in stucco bianco. Davanti a lui, un antico ascensore in legno con catene e cavi imburrati di grasso e olio.
Il ragazzo comincia a salire le scale, gradini in marmo, a  due a due. Su ogni pianerottolo, nota due porte in legno e prosegue. Sale fino ad arrivare al piano che cerca: è il quarto, l’unico pianerottolo con una porta sola.
Le due maniglie in ottone sono unite da una pesante catena ricoperta di gomma rossa e sigillata da un grosso lucchetto.
Il ragazzo guarda il campanello e vede  che c’è ancora la targhetta: Balla.
Era proprio quella la casa che cercava, l’abitazione dove Giacomo Balla, artista, pittore, futurista trascorse gran parte della sua vita. Continua a leggere


Qui va tutto a rotoli

Spesso un quadro di insieme lo comprendi meglio dai particolari. Le piccole cose, i frammenti, i minuscoli dettagli.  Oggi è stato il primo giorno di scuola di mio figlio.
Scuola materna, quella che un tempo si chiamava asilo.
Lo zainetto preparato con cura la sera prima, l’emozione del grembiule, quasi una corsa verso quel grande edificio in stile ventennio, un palazzone leggermente concavo, color ocra, con una gigantesca scritta SCUOLA, in una piazza centrale e trafficatissima di Roma.
Sulla soglia della classe, mentre i bimbi cominciano a studiarsi e a giocare, la maestra si avvicina  e ci allunga un foglio.
E’ la lista delle cose che i genitori devono portare, quasi una lista della spesa.
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Erano imperiali

Guardali ora come sono ridotti, i Fori romani. Guarda quell’uomo che si cala i pantaloni e lascia i suoi bisogni in un angolo della Basilica di Massenzio.
Guarda il giaciglio di un barbone sulle scale della chiesetta a due passi dal Colosseo.
Guarda la lunga sequenza di cantieri e scavi abbandonati, di promesse mai mantenute. Quanto è facile entrare in una zona ad alta concentrazione archeologica e mettere le mani su anfore, vasellame, antiche pietre incise!
Basterebbe avere uno zainetto per rubare pezzi pregiati di epoca romana e nessuno ti direbbe nulla.
Guarda i venditori abusivi di bottigliette d’acqua, la gattara che parcheggia sotto l’Arco di Tito, il banchetto dei Lautari che chiedono soldi e firme ai turisti “contro la droga”.
E sono tanti i turisti che passano qui ogni anno. Nel 2011, sono stati 5.300.000 e hanno fatto del circuito Colosseo-Palatino-Fori  il sito più visitato in Italia.
Foro di Cesare, Foro di Augusto, Foro di Nerva, Foro di Traiano.
Vanto di un Impero,  vergogna di una Repubblica.

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Binario morto

Nella città che si svuota, c’e’ un solo posto che di solito si riempie di gente: la stazione.
Ed è per questo che fa ancora più impressione passeggiare per il nuovo scalo ferroviario di Roma Tiburtina in questi giorni.
Bellissima, moderna, avveniristica, scintillante, grandiosa, tecnologica.
Ma l’aggettivo più appropriato è uno solo: deserta.
A nove mesi dall’inaugurazione, la galleria sospesa è una sfilata di spazi vuoti, saracinesche abbassate, scale mobili che vanno su e giù senza trasportare nessuno.
Un addetto alla vigilanza spiega che “i costi d’affitto sono troppo alti ed è per questo che gli spazi commerciali sono rimasti vuoti”.
Sorprende vedere una addetta alle pulizie che lucida un corrimano, osservare la metà dei display spenti, sentire l’annuncio “allontanarsi dalla linea gialla”. Continua a leggere


Via Lenin via

Cose che accadono a Roma.
Il 20 ottobre scorso c’è stato un brutto temporale, la disorganizzazione generale l’ha trasformato in alluvione.
A inizio febbraio, la città si è ritrovata sorpresa, intirizzita, paralizzata, da un manto nevoso di 30 centimetri.
La discarica di Malagrotta è ancora aperta.
E’ la più grande d’Europa, avrebbe dovuto chiudere nel 2007 ma non è ancora stata individuata una soluzione alternativa.
In città, lo scorso anno ci sono stati 33 omicidi, la maggior parte sono senza colpevole. Le gambizzazioni non si contano.
La capitale detiene il record per vittime in incidenti stradali in Italia.
Le strade sono assediate da cartelloni pubblicitari abusivi, una giungla di pali di alluminio.
Secondo un recente studio indipendente, per soddisfare pienamente la domanda di asili nido in città, bisognerebbe aumentare l’offerta del 67%.
Roma e’ la città i cui cittadini hanno un maggior impatto sull’ambiente in termini di emissioni di gas serra in Italia.
Su richiesta del Sindaco, Gianni Alemanno, la Commissione toponomastica del Comune sta valutando se avviare l’iter per cambiare nome a Largo Lenin e Via Lenin.
Cose che succedono a Roma.

Tappeto rotto

Lei è stata scelta, guidata, filmata da Woody Allen. E tu sei giustamente orgoglioso.
Accadeva quasi un anno fa. Era estate: il camerino come quello delle star con lo specchio gigantesco e le lampadine a fare da cornice, il copione spiegazzato con il nome scritto in trasparenza per evitare improvvide diffusioni,  e poi l’agitazione e l’ansia di chi è la prima volta.
Ora il film sta per uscire.
Cast stellare, per un racconto corale in quattro episodi: Roberto Benigni, Alec Baldwin, Penelope Cruz, lo stesso Woody che torna davanti alla cinepresa dopo parecchi anni, Ellen Page, Jesse Eisenberg, Riccardo Scamarcio, Ornella Muti, Antonio Albanese, mezzo Boris e un’altra manciata di attori e attrici inter e nazionali.
Tu te lo sentivi. Ti avrebbero invitato con lei alla prima mondiale all’Auditorium di Roma, sabato sera.
Tappeto rosso e flash dei fotografi, qualcuno oltre la transenna a dire: “Ma quei due chi c#zzo sono?”, tu a sorridere, sfilare, quasi magro nell’abito elegante, lei al tuo fianco, ancor più bella di quella prestata allo scintillante mondo del cinema. Poi un rinfresco, la felicità della primavisione, le mani intrecciate durante il cameo, e chissà magari una cena al tavolo con Woody e gli altri.
E infatti vi hanno invitato.
Ma non alla prima mondiale. No.
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