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Erano imperiali

Guardali ora come sono ridotti, i Fori romani. Guarda quell’uomo che si cala i pantaloni e lascia i suoi bisogni in un angolo della Basilica di Massenzio.
Guarda il giaciglio di un barbone sulle scale della chiesetta a due passi dal Colosseo.
Guarda la lunga sequenza di cantieri e scavi abbandonati, di promesse mai mantenute. Quanto è facile entrare in una zona ad alta concentrazione archeologica e mettere le mani su anfore, vasellame, antiche pietre incise!
Basterebbe avere uno zainetto per rubare pezzi pregiati di epoca romana e nessuno ti direbbe nulla.
Guarda i venditori abusivi di bottigliette d’acqua, la gattara che parcheggia sotto l’Arco di Tito, il banchetto dei Lautari che chiedono soldi e firme ai turisti “contro la droga”.
E sono tanti i turisti che passano qui ogni anno. Nel 2011, sono stati 5.300.000 e hanno fatto del circuito Colosseo-Palatino-Fori  il sito più visitato in Italia.
Foro di Cesare, Foro di Augusto, Foro di Nerva, Foro di Traiano.
Vanto di un Impero,  vergogna di una Repubblica.

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Binario morto

Nella città che si svuota, c’e’ un solo posto che di solito si riempie di gente: la stazione.
Ed è per questo che fa ancora più impressione passeggiare per il nuovo scalo ferroviario di Roma Tiburtina in questi giorni.
Bellissima, moderna, avveniristica, scintillante, grandiosa, tecnologica.
Ma l’aggettivo più appropriato è uno solo: deserta.
A nove mesi dall’inaugurazione, la galleria sospesa è una sfilata di spazi vuoti, saracinesche abbassate, scale mobili che vanno su e giù senza trasportare nessuno.
Un addetto alla vigilanza spiega che “i costi d’affitto sono troppo alti ed è per questo che gli spazi commerciali sono rimasti vuoti”.
Sorprende vedere una addetta alle pulizie che lucida un corrimano, osservare la metà dei display spenti, sentire l’annuncio “allontanarsi dalla linea gialla”. Continua a leggere


Via Lenin via

Cose che accadono a Roma.
Il 20 ottobre scorso c’è stato un brutto temporale, la disorganizzazione generale l’ha trasformato in alluvione.
A inizio febbraio, la città si è ritrovata sorpresa, intirizzita, paralizzata, da un manto nevoso di 30 centimetri.
La discarica di Malagrotta è ancora aperta.
E’ la più grande d’Europa, avrebbe dovuto chiudere nel 2007 ma non è ancora stata individuata una soluzione alternativa.
In città, lo scorso anno ci sono stati 33 omicidi, la maggior parte sono senza colpevole. Le gambizzazioni non si contano.
La capitale detiene il record per vittime in incidenti stradali in Italia.
Le strade sono assediate da cartelloni pubblicitari abusivi, una giungla di pali di alluminio.
Secondo un recente studio indipendente, per soddisfare pienamente la domanda di asili nido in città, bisognerebbe aumentare l’offerta del 67%.
Roma e’ la città i cui cittadini hanno un maggior impatto sull’ambiente in termini di emissioni di gas serra in Italia.
Su richiesta del Sindaco, Gianni Alemanno, la Commissione toponomastica del Comune sta valutando se avviare l’iter per cambiare nome a Largo Lenin e Via Lenin.
Cose che succedono a Roma.

Tappeto rotto

Lei è stata scelta, guidata, filmata da Woody Allen. E tu sei giustamente orgoglioso.
Accadeva quasi un anno fa. Era estate: il camerino come quello delle star con lo specchio gigantesco e le lampadine a fare da cornice, il copione spiegazzato con il nome scritto in trasparenza per evitare improvvide diffusioni,  e poi l’agitazione e l’ansia di chi è la prima volta.
Ora il film sta per uscire.
Cast stellare, per un racconto corale in quattro episodi: Roberto Benigni, Alec Baldwin, Penelope Cruz, lo stesso Woody che torna davanti alla cinepresa dopo parecchi anni, Ellen Page, Jesse Eisenberg, Riccardo Scamarcio, Ornella Muti, Antonio Albanese, mezzo Boris e un’altra manciata di attori e attrici inter e nazionali.
Tu te lo sentivi. Ti avrebbero invitato con lei alla prima mondiale all’Auditorium di Roma, sabato sera.
Tappeto rosso e flash dei fotografi, qualcuno oltre la transenna a dire: “Ma quei due chi c#zzo sono?”, tu a sorridere, sfilare, quasi magro nell’abito elegante, lei al tuo fianco, ancor più bella di quella prestata allo scintillante mondo del cinema. Poi un rinfresco, la felicità della primavisione, le mani intrecciate durante il cameo, e chissà magari una cena al tavolo con Woody e gli altri.
E infatti vi hanno invitato.
Ma non alla prima mondiale. No.
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Alza la guardia, Roma

Accompagni tuo figlio al parco e te li ritrovi davanti. Gruppetti di donne e ragazze che tengono la guardia alzata, saltellano, tirano calci e pugni. 
Al loro fianco, uomini giganteschi. Gli istruttori ci mettono un sacco di pazienza per spiegare mosse, tecniche, elementi base della difesa personale.
Sembrano divertirsi e probabilmente sono qui perché nel quartiere qualcosa è cambiato.
Sono aumentati i furti, le rapine, le aggressioni.
E’ aumentata la paura.
Lo sai perché leggi la cronaca locale sui quotidiani.
Lo capisci dai condomini che si sono arricchiti di grate e telecamere di videosorveglianza.
Trovi un volantino che spiega l’iniziativa:
“Corsi di difesa personale per ragazze e donne organizzato da Roma Capitale”.
E’ l’ennesima resa.
Come dire: noi non riusciamo a proteggervi, sbrigatevela da sole.


Mondo tondo palla

Guardalo bene, questo ragazzo con la camicia a scacchi e gli occhiali a goccia.
Guardalo bene e dimmi se lo riconosci. Perché se scavi nella tua memoria, lo trovi. Davvero non ricordi?
Ti dò un indizio, allora. Levagli i RayBan a goccia e troverai due occhi a mandorla.
E poi guarda la spalla.
E’ quella di un atleta.
Lui è Hidetoshi Nakata, ex stella del calcio giapponese. Piedi e fantasia nel toccare il pallone. Diverse stagioni in Italia tra Perugia, Parma, Firenze e uno scudetto con la Roma.
E’ stato inserito dalla FIFA nell’elenco dei 100 giocatori migliori di sempre.
Poi nel 2006, a soli 29 anni, Hide ha salutato il luccicante mondo del pallone e se n’è andato. Non ha sbattuto la porta. No, l’ha spalancata.
S’è messo uno zaino in spalla e ha cominciato a girare il mondo.

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Na mimis ko ang aking ina

Christian è in viaggio da due giorni ma arriverà solo domani. 
Ci vogliono tempo, fatica e soldi per viaggiare da Buguein a Roma.
La cittadina è nell’estremo nord dell’isola di Luzon, là dove l’arcipelago delle Filippine affaccia su Taiwan.
Christian ha attraversato l’isola su due autobus sgangherati per arrivare a Manila in 15 ore.
Poi s’è imbarcato sul volo QR646 della Qatar Airlines : Manila-Doha-Roma.
E ci ha messo altre 20 ore.
Christian oggi ha 18 anni e domani incontrerà la sua mamma.
Non la vede da quando aveva 9 anni. Non la vede da nove anni.
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5 X 1 : 1 X 5

L’ultima volta i muri erano coperti di scritte. Oggi domina un cartello che dice:
“Cari genitori, zii, nonni, parenti, date al vostro bambino un primo segno di civiltà: scrivete le vostre emozioni nell’apposito quaderno”.
E così mi ritrovo a sfogliare questo assurdo quadernone. Benvenuto Nathan, benvenuta Jasmina, benvenuta Asia. Forse dovrebbero vietare per legge la vendita di quei libri dal titolo “Tutti i nomi per tuo figlio/a”. Il romanesco domina tra le righe “sei la gioia de zia”; il calcio inquina: qualcuno ha scritto “un altro lupacchiotto tra noi”, un’altra penna ha aggiunto “demmmerda”; santi e dei vengono ringraziati in questo rituale scribacchino.
Un padre ha azzardato un fumetto.
“E so tre” dice un uomo con la faccia orgogliosa, gongolante e con pollice, indice e medio tesi. Tra poco ti raggiungo, penso. Continua a leggere


Glocal che?!?

A vederli così, pensi che non ce la faranno mai.
Sono, nell’ordine: sei pensionate, un’ attrice, un fisioterapeuta, un grafico, due giornalisti,  un’assistente ai programmi, una restauratrice, un avvocato, una discografica, un bambino di due anni e mezzo, una bimba di 11 mesi e altre venti persone.  Numero totale partecipanti: 37. 
Persino il circolo anziani bocciofila non gli ha dato il permesso di utilizzare i locali per questa riunione. Continua a leggere


Sincronici(t)tà

La signora Mirella è morta così come aveva vissuto negli ultimi anni. Sola.
Ormai trascinava i suoi anni in un appartamento acquistato tanto tempo fa.

Le figlie non le telefonavano quasi nemmeno più. Troppi litigi, troppi scontri, poco amore. Eppure la signora Mirella aveva bisogno di cure. Insulina, per mettere il silenziatore al diabete.
E così un gruppo di vicini di casa si mise a fare volontariato sul pianerottolo. Chi le teneva compagnia, chi le faceva la spesa, chi le praticava le iniezioni.
Andò avanti così per una manciata di settimane, le più sorprendenti nell’ultima parte della vita di Mirella.
Un giorno, però, avvenne ciò che era previsto da tempo.
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