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L’euro al ritmo del rebetiko

Prima che tutto finisca, è giusto che tutti sappiate.  Ogni banconota di euro  nasconde un segreto, un gioco, una magia. Osservatele bene, se ancora ne avete nel portafogli.
Provate a immaginare i  grafici che poco più di dieci anni fa la disegnarono, questa male/benedetta moneta unica.
Sono tutti attorno a un tavolo, bianco e lucidissimo. Qualcuno fuma, un altro mastica una gomma, una giochicchia con una penna.
Brainstorming e pastelli.
Il primo comincia  e dice:  “la mappa dell’Europa non possiamo non mettercela…”
Tutti annuiscono.
Il capo grafico aggiunge: “Non possiamo spaventare gli investitori, non dobbiamo trasmettere emozioni forti, uno li deve usare senza quasi accorgersene. E quindi come colori, per i tagli più piccoli, opterei per un grigiolino-verde spento, un rosè, un bluetto e un giallino arancio. Per quelli da 100, 200 e 500 ci pensiamo dopo, tanto ne stamperanno pochi”.
Tutti annuiscono di nuovo.
Un altro grafico propone: “Ma se disegnassimo ponti e finestre come segnale di unione e apertura?”.
Ancora cenni di assenso univoci.
E’ una riunione al limite del noioso, quella in cui viene disegnato l’Euro. Un grafico sbadiglia, una ragazza si stropiccia gli occhi, tutto scorre in modo molto prevedibile.
Poi il più giovane attorno al tavolo, un matematico, ha un guizzo e spiega a tutti la sua idea. Il numero della banconota, dice, sarà un’enigma da risolvere.
Sembrerà un numero di serie ma non lo sarà, perché non è un numero progressivo. E’ un vero gioco matematico.
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Tra assonanze e dissidenze

Non chiedetemi come facessero. Non lo so. So solo che li chiamavano con un nome impronunciabile e che la loro è una storia incredibile che mescola libertà di espressione, medicina, pirateria, politica e rock’n’roll.
Questa è la storia dei Roentgenizdat.
Negli anni ’50, il rock’n’roll esplode negli Stati Uniti e contagia l’Europa.
Un contagio che si ferma e va a sbattere contro la cortina di ferro.
In Unione Sovietica trovare i dischi è impossibile.
Mosca non permette il commercio di prodotti occidentali che possano corrompere i valori socialisti e il costo del vinile è proibitivo.
E così un gruppo di ragazzi ha l’idea che cambia la storia. Comincia a utilizzare radiografie in arrivo da cliniche ungheresi al posto del vinile e a ritagliarle come veri LP. Poi sulle immagini di teschi, costole, bacini vengono incisi i solchi e versata la musica di Little Richard, Elvis Presley, John Coltrane.
La qualità del suono è scadente e  il roentgenizdat (dalla fusione di roentgen, radiografia, e samizdat, autoproduzione) deperisce in tempi brevi. Continua a leggere


Il girodisco

Il giorno prima di Natale si ritroveranno lì. Lì dove si ritrovano tutte le vigilie, di tutti gli anni, da venti anni.
Arrivano da tutta Italia perchè la vita, il lavoro, le carriere li hanno divisi ma una cosa banalissima, chiamata amicizia, li tiene uniti.
Ed è per questo che sono qui, davanti al loro negozio di dischi.
Si mettono in cerchio, quasi fosse un rituale magico o religioso.
Poi cominciano.
Mentre uno di loro resta fuori, gli altri entrano nel negozietto e cominciano a spulciare raccoglitori e cataloghi telematici. Devono scegliere un cd per l’amico rimasto fuori. Ma non può essere un disco qualsiasi.

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