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Mister Rivolta

Lesse le ultime notizie sul suo ipad e decise che il momento era arrivato. Doveva far qualcosa. Più per sé che per il paese nel quale viveva.
Rilesse con attenzione quanto accaduto nelle ultime 24 ore:
nella grande e moderna regione del Nord, un assessore era stato arrestato per aver comprato voti dalla ‘Ndrangheta; nell’altra grande regione, quella della Capitale, il capogruppo di un partito che faceva dell’Onestà e della Legalità la sua bandiera era stato scoperto a intascarsi 700 mila euro pubblici; una grande città del Sud era stata commissariata perché governata dalla mafia.
Erano ormai mesi che andava avanti così, il paese si stava disfacendo sotto i suoi occhi. Sì, il momento era proprio arrivato.
Sarebbe stato lui la scintilla, l’innesco, il piccolo smottamento prima della valanga che tutto travolge. Avrebbe urlato “Che l’inse?” “La comincio?” come Balilla, tre secoli dopo. Continua a leggere

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Nostra Signora dei ferrovieri

In una minuscola stazione di Roma, c’e’ un piccolo altarino. Una madonnina in vetrina, con una preghiera dedicata ai ferrovieri. E’ incisa coi caratteri del ventennio.
E tutto attorno sono fiori, acciaio e neon, rotaie, sassi anneriti e gallerie.
Quando giocavo con il trenino elettrico pensavo che solo quello fosse finito, chiuso, circolare. E che i treni, quelli veri, quelli dei grandi, potessero arrivare ovunque perché i binari erano cosi: paralleli e infiniti.
E allora se salivi su un treno in  Liguria potevi spingerti fino in fondo all’Africa o davanti al Giappone.
Da grande ho capito che le cose non stanno proprio così ma che con un treno puoi arrivare davvero lontano.
E allora laggiù, alla fine della galleria di questa piccola stazione romana riesci quasi a intravedere il binario 21 della Centrale di Milano e la torre faro che gli sta a fianco.
Duecento giorni fa, quattro ferrovieri sono saliti su quella torre per protestare contro il loro licenziamento e contro la soppressione dei treni notturni, i wagon lits.
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La donna senza risposte

La Corniche era la sua casa. Avanti e indietro, avanti e  indietro, alla ricerca di un braccio teso, di un cliente, di una destinazione. 
Faceva il tassista a Beirut da prima della guerra civile.
Faceva il tassista su quel lungomare da sempre.
Quella mattina, il braccio teso tra le palme era inconfondibilmente
quello di una donna.
Salì a bordo con il suo caschetto nero, gli occhi verdi, le sopracciglia come le ali di un gabbiano.
Disse solo “Armanzi” e si mise a guardare fuori dal finestrino.
Il tassista cominciò a muoversi nel traffico verso quella via centrale, scrutando la donna nello specchietto retrovisore.
“Bella giornata, oggi, eh?”. Provò a spezzare il ritmo del silenzio ma la donna non rispose. Notò che un ciondolo a forma di gatto ornava il suo collo. Argento e smeraldo. Continua a leggere


Il mio vicino di casa, la bomba e l’anarchia

E’ una lapide in marmo che nessuno legge più a raccontarmi chi è stato mio vicino di casa tanto tempo fa.
Errico Malatesta, apostolo della libertà, così dice l’incisione.
Raccontare in breve la sua vita è impossibile.
Viaggiò tra Egitto, Siria, Svizzera, Romania, Argentina, Londra, Parigi e Italia per  fondare giornali, sobbillare popoli, sfuggire alle repressioni dei mille volti del potere.
Provò ad incendiare cento rivoluzioni sotto la bandiera rossa e nera dell’anarchia.
Come quella volta che insieme ad un gruppetto di amici si installò a San Lupo, Benevento. Freddo che taglia la pelle, una delle zone più povere di Italia il massiccio del Matese, tra Campania e Molise. Nel 1877 e ancora oggi. E quell’avanguardia rivoluzionaria da lì prese il nome: la banda del Matese.
Erano convinti che sotto la loro guida, le popolazioni locali sarebbero insorte. Si sbagliavano.
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Il signore di Argyll

Quella sera il signore di Argyll si addormentò tranquillamente. Anche se era stata un giornata dura, la più dura degli ultimi  anni. 
Quasi non ricordava più il giorno in cui aveva cominciato a governare quel pezzetto di terra scozzese.
Era il 1701, anno più, anno meno. Aveva iniziato subito alla grande. Come nel suo stile.
La prima ribellione della sua gente era stata repressa nel sangue.
Il suo agguerrito esercito, sguinzagliato per le strade di quella città portuale, aveva ridotto al silenzio le proteste.
Poi aveva innalzato tasse e tributi ma era stato abile a salvaguardare i privilegi dei nobili, incrostati da tempo immemorabile. Sapeva che ogni poveraccio era legato a doppio filo ad un aristocratico e che quindi non avrebbe fiatato. Continua a leggere


Il palazzo dove tutto cominciò

L’indirizzo con precisione non si conosce. Si sa solo che la tromba delle scale aveva la forma di un occhio e che ne  vide tante.
Si sa anche che nel palazzo c’erano sei appartamenti. E in ogni appartamento, per un motivo o per l’altro, qualcuno che scuoteva la testa.
Al primo piano abitava un’ex attrice. Fuori dalla sua finestra vedeva una collina sulla quale da 5 anni doveva sorgere un parco pubblico. Il comune aveva stanziato 8 milioni di euro, il cantiere era stato aperto ma i lavori non erano mai finiti. L’ex attrice scuoteva la testa per questo scempio. La casa del secondo piano, invece, era abitata da una giovane coppia. Lui aveva chiesto a lei di sposarlo. Continua a leggere


Vedi Napoli e poi speri

Scendi dal frecciarossa alla stazione centrale di Napoli e pensi di aver sbagliato treno. Il marciapiedi del binario è lucido, quasi splendente, perfino troppo pulito. Si potrebbe mangiare per terra.
I lavori di restauro sono finiti e ora il grande scalo ferroviario è un ordinato centro commericale.
Libreria, caffè, edicola, bancomat, ristoranti. Esci dalla stazione e i lavori per la metropolitana sono quasi completati. Il cantiere s’è rimpicciolito.
Giri per le strade dell’antica capitale del sud: nemmeno un sacchetto della spazzatura, qua e là bidoni della raccolta differenziata.
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