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Mauro Fortini: presente!

Quando arriva una telecamera, lui c’è.
Penna in bocca, taccuino in mano, fronte corrugata e sguardo teatralmente attento. Lui si chiama Mauro Fortini e ha 51 anni.
Molti pensano, vedendolo imperversare su tutti gli schermi televisivi, che sia un cronista.
Anche perché scrive, prende appunti, registra dichiarazioni di politici e uomini delle forze dell’ordine.
Ultimamente ha cominciato anche a fare domande.
Ma non è così.
Mauro Fortini è un presenzialista. Così si definisce.
Ci ho chiacchierato a lungo nei due giorni di attesa e appostamenti davanti al Policlinico Gemelli per il ricovero di Giulio Andreotti.
E quella che segue è la sua storia. Un fiume in piena, in presa diretta.
“Ahò, sai quante comparsate c’ho? 38.000. T-R-E-N-T-O-T-T-O-M-I-L-A! E’ dal ’98 che faccio ‘sto lavoro, ho cominciato col crollo di Vigna Jacobini (27 morti n.d.r)ho cominciato co’ Paolini”
“Ah, beh!”
“Eh, ce so stato 5 anni co’ llui, lo aiutavo ma poi me so messo in propio (sic). Tipo alcune tecniche je l’ho ‘nzegnate io, tipo quelle dei cartelli, era ‘na mia idea. Ma poi lavorà co’ llui è troppo difficile…”
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Il lavoro sporco

Un tempo (o forse solo nella fantasia) il cronista di nera faceva il lavoro sporco.
Bazzicava locali ambigui, incontrava personaggi della zona grigia, viveva a perenne cavallo tra giorno e notte, legalità e illegalità, gioco pulito e scorrettezza.
Per un breve periodo ho incrociato le strade di Avetrana e passeggiato nel bosco delle Casermette, tra Ascoli Piceno e Teramo.
Sarah e Melania, due donne uccise, due misteri su cui tutti i tg si sono scatenati.
Di queste due esperienze conservo un ricordo preciso.
Una strana vicinanza tra i colleghi del network privato e le famiglie di vittime e carnefici.
Porte chiuse per tutti e interviste esclusive per loro. Si vociferava di somme pagate, di pratiche illegali, di favori.
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Il piede di Simona

La mensa del centro di produzione televisiva è un posto abbastanza squallido.

Un puzzle sterminato di tavolini in plastica, seggioline in legno scadente, un via vai interminabile di persone, l’ odore di broccoli stracotti, il ritmo delle chiamate dei piatti “fettina!”, “tacchino!””riso!”.
Se pranzi qui da 11 anni, conosci  i volti di tutti.
E’ per questo che lei mi colpisce appena la vedo.
E’ la prima volta che mangia qui.
E’ bella e ha gli occhi che sorridono. Porta alla bocca il cibo con delicatezza.
Ripete lo stesso gesto con il bicchiere dell’acqua.
Ogni tanto sfiora lo schermo dell’iphone e si ravviva i capelli frequentemente.
Fa tutto con un piede, senza mani e senza braccia. Perché non ha né mani né braccia, da quando è nata.
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