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Fronte del porto

Me lo avevano raccontato sempre e non ci avevo creduto mai. Ora che tutto sta per finire, so che avevano ragione. Che era tutto vero.FRONTEDELPORTO
Questa è un’altra cosa. Un’altra città, comunità, famiglia.
Sono 30mila e sono orgogliosi, ostinati, testardi. Ruvidi come la buccia delle ananas appena scaricate e morbidi come la schiuma del cappuccino con cui accompagnano la focaccia del mattino.
Se ti alzi presto e passi il varco che li separa dalla città, vedi cose che non avresti immaginato.
Fronte del porto, Genova.
Ognuno qui indossa una pettorina, una tuta, una divisa. Le loro insegne sono eliche, delfini, ancore, onde e rose dei venti.
Vivono sospesi per aria, nella cabina di comando di una gru. Fanno aprire e chiudere il mare, dentro enormi bacini di carenaggio. Trattano lo scafo di una nave come il corpo di una donna. Continua a leggere

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La bocca del lupo

C’è un uomo che vaga per una città accompagnato solo da un paio di grossi baffi e da una faccia indimenticabile. Attraversa strade di pietra e pioggia, neon e sporcizia, notti e puttane. Piano piano riaffiorano i pezzi della sua storia.
Si chiama Enzo, figlio di Pippo, storico venditore ambulante di “accendini, sigarette, macchinette e bombe a mano”.
Enzo frequentava le notti del Mokambo e dello Zanzibar.Poi una di quelle notti, tanti anni fa, ha sparato a tre poliziotti, li ha feriti e s’è fatto più di 20 anni di galera.
Ora si arrangia tra vicoli e carruggi, la sua casa di sempre: l’angiporto. L’unica cosa che lo tiene in vita è il suo amore per Mary. E di questa stramba e semplice storia d’amore narra “La bocca del lupo”, un po’ documentario, un po’ film, realizzato dal quasi esordiente Pietro Marcello.

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Lo strano caso di Otis Kendall

Era un ufficio molto polveroso. Scartoffie, documenti, bolle di spedizione, graffette, penne, matite, timbri.
Tutto in ordine sparso, mucchi e piccole cataste di carta. L’unico che sapeva orientarsi lì dentro era lui, Otis Kendall.
Le finestre della stanza affacciavano direttamente sul molo.
Da lì Otis Kendall osservava le navi all’attracco, le gru in movimento, le casse di legno e i sacchi di yuta che venivano scaricati proprio davanti alla porta del suo ufficio.
Poi toccava a lui.
Otis si affacciava alla porta, controllava il contenuto del carico, prendeva la bolla di spedizione e vidimava. Prima che la cassa venisse portata via, tracciava le sue iniziali sul legno.
O.K.

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