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Nostra Signora dei ferrovieri

In una minuscola stazione di Roma, c’e’ un piccolo altarino. Una madonnina in vetrina, con una preghiera dedicata ai ferrovieri. E’ incisa coi caratteri del ventennio.
E tutto attorno sono fiori, acciaio e neon, rotaie, sassi anneriti e gallerie.
Quando giocavo con il trenino elettrico pensavo che solo quello fosse finito, chiuso, circolare. E che i treni, quelli veri, quelli dei grandi, potessero arrivare ovunque perché i binari erano cosi: paralleli e infiniti.
E allora se salivi su un treno in  Liguria potevi spingerti fino in fondo all’Africa o davanti al Giappone.
Da grande ho capito che le cose non stanno proprio così ma che con un treno puoi arrivare davvero lontano.
E allora laggiù, alla fine della galleria di questa piccola stazione romana riesci quasi a intravedere il binario 21 della Centrale di Milano e la torre faro che gli sta a fianco.
Duecento giorni fa, quattro ferrovieri sono saliti su quella torre per protestare contro il loro licenziamento e contro la soppressione dei treni notturni, i wagon lits.
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Com’è triste la prudenza!

Com’è triste la prudenza! C’è scritto sullo striscione. La prudenza di tanti.
Chi vede un sopruso per strada e non interviene.
Chi inizia una nuova storia d’amore senza lanciarsi.
Chi riceve un’offesa e china il capo.
Chi non chiede lo scontrino fiscale.
Chi proclama e poi scende a compromessi.
Chi alza le spalle e dice “tanto è così che va”.
Chi accetta uno sconto in cambio di soldi in nero.
Chi ha un’idea ma la giudica irrealizzabile.  Chi si lamenta e non lotta. Chi ha paura e non denuncia. Chi dimentica un sogno fatto la notte. Chi scorda una promessa.
Com’è triste la prudenza!
E’ la frase che hanno spruzzato con lo spray su uno striscione del Teatro Valle Occupato. Continua a leggere