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Il girodisco

Il giorno prima di Natale si ritroveranno lì. Lì dove si ritrovano tutte le vigilie, di tutti gli anni, da venti anni.
Arrivano da tutta Italia perchè la vita, il lavoro, le carriere li hanno divisi ma una cosa banalissima, chiamata amicizia, li tiene uniti.
Ed è per questo che sono qui, davanti al loro negozio di dischi.
Si mettono in cerchio, quasi fosse un rituale magico o religioso.
Poi cominciano.
Mentre uno di loro resta fuori, gli altri entrano nel negozietto e cominciano a spulciare raccoglitori e cataloghi telematici. Devono scegliere un cd per l’amico rimasto fuori. Ma non può essere un disco qualsiasi.

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L’ora delle scatole

Ogni ferita comincia con una piccola lacerazione, un minuscolo strappo, un momento che si fa distanza. E così mi ritrovo a  fare questa cosa terribile: separare cd.
Gli originali di qui, i masterizzati di là. Gli uni mi seguiranno, gli altri no.  E mi perdo a riscoprire white album e santa sangre, badly drawn boy e un pezzo mai considerato degli eels. Ci metto un sacco di tempo mentre crescono le pile sul tavolo e rimangono spazi sempre più vuoti nella libreria.
Vuoto.
Tra poco sarà tutto così dannatamente vuoto qui.
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Play it again, Sam!

Bruciava tutto l’altra sera a Londra. Bruciava persino il grande magazzino della Sony a Enfield: 20 mila metri quadrati, il piu’ grande deposito di cd al mondo. Uno stock usato anche dalla Pias, l’etichetta che ha in mano la distribuzione della musica indipendente britannica.  Pias sta per Play It Again, Sam!, Suonala ancora, Sam! Ma forse non c’è più molto da suonare.
A settembre, molti album non usciranno. Un mese nero per la musica in tutto il mondo.
Lo stesso mese sarà colorato di arcobaleno per un piccolo negozio di dischi, in una grande città del nord Italia. Un negozietto fatto di scaffali, copertine e libretti da sfogliare, album da ascoltare e commentare in ore e ore di chiacchiere, discussioni e disquisizioni. Un angolo sbucato fuori dal passato. Rischiava di morire stritolato tra music store, grande distribuzione e debiti da saldare.
Ma anche lì hanno urlato Play it Again, Sam! Suonala ancora, Sam! Ed ecco allora l’idea tra i più affezionati clienti. Un bonifico bancario a testa da 250, 500, 1000 euro. Liquidità da pompare subito nelle vene del negozio. Non un’elemosina, né un prestito. Entro il 31 dicembre quei soldi verranno restituiti sotto forma di cd, vinili, magliette e tazze con il logo del vecchio negozio di musica. Un pagamento anticipato per acquisti da fare in futuro.
La dignità, il sogno e la speranza sono salvi.
Play it again, Sam!


Up patriots to arms!

Da un’intervista a Franco Battiato sull’Espresso:

“Il paese è diviso in tre micronazioni. Una schifosa, un’altra disillusa, che se ne frega di chiunque, e l’ultima che è eccezionale. E’ incredibile che nessuno abbia fatto una rivoluzione per liberarsi di manigoldi e cricche”.

E tu che stai leggendo, in quale micronazione vivi?


18 anni dopo

La line up è sostanzialmente la stessa. Shane MacGowan, i SawDoctors, e poi loro Christy Moore e Bob Dylan. Il posto è diverso. Londra stavolta e non l’Irlanda del sud. Le emozioni saranno diverse.  Eravamo in 5, a Waterford, nel 1993: era il nostro primo, grande, festival musicale. Saremo in 2, sabato a Londra, per questo Feis 2011.
Ci si ritrova ad ascoltare la stessa musica con 20 chili in più a testa, un lavoro impegnativo sulle spalle, compagne di viaggio stabili, un figlio per parte e altri due in arrivo da una parte sola.  Eppure, nononstante tutto, ci si ritrova. 
L’amicizia è una bevuta su un prato, ad ascoltare cantanti ormai bolsi. E a raccontarsi 18 anni passati assieme e distanti. 

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Wimoweh

Ogni mattina ascolto la stessa canzone. Wimowehwimowehwimoweh. Me lo chiede mio figlio. The lion sleeps tonight, versione ovetto kinder con l’ippopotamo timido e il cane danzereccio. 
Si diverte un mondo e poi chiede: “ancola!”.
Dopo averla ascoltata un’ottantina di volte, divento curioso. Il leone s’e’ addormentato…..Da dove salta fuori quella canzone?
Comincia un bel viaggio filologico musicale. La stessa versione dell’ovetto kinder e’ del 1961 ed è quella che porta al successo The Tokens, un modesto gruppo di doo-wop americano.  
Ma questi vocalist da dove l’hanno pescata? In America la canzone era stata portata dieci anni prima dal cantautore folk Pete Seeger, di ritorno dal Sud Africa. Lì nel 1940 il brano era stato inciso da Solomon Linda con il titolo Mbube (il leone).
Solomon Linda, a sua volta, aveva interpretato un vecchio canto zulu sulla storia del loro ultimo re, Chaka il leone. Il leone che s’era addormentato nel momento in cui i colonialisti conquistarono le loro terre. Un leone sempre pronto a risvegliarsi.
E così, una mattina, se ascolti un bambino e sei curioso come lui, puoi partire dall’ovetto kinder e arrivare a una storia di colonialismo. Seguendo il filo di una manciata di note.


Brasile

Lagune e deserti del Maranhao. Avventure fluviali sul Parnaiba. Case color zucchero e caramella tra Olinda e Bahia. Tensioni sociali, musica, passioni elettorali e natura.

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