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L’orgoglio del capodoglio

La brochure parla chiaro come solo le brochure sanno fare. In questo triangolone di mare vivono otto tipi di cetacei, l’equipaggio é molto esperto, il 98% delle uscite è coronato da almeno due avvistamenti.20130824-230100.jpg

E così quando il battello si stacca dal porticciolo e la prua punta dritta verso l’orizzonte comincia il nostro viaggio. Immaginario, per ora.
Stenella striata, delfino comune, globicefalo, zifio, balenottera comune, capodoglio, elenca la brochure.
Scrutiamo il mare piatto, come ci hanno detto di fare.
Non avrei mai scommesso su questo vecchio scafo chiamato “Sagittario”” ma mastica miglia su miglia e le sputa a poppa sotto forma di schiuma. E le coordinate, ora che anche la terra alle nostre spalle sparisce, si fanno incerte. Acqua a sud, est, nord, ovest. Acqua ovunque.

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A vele spiega(zza)te

Il corso di vela che ho fatto a 7 anni non mi è servito a nulla.
Eppure ricordo ancora l’Optimist, quell’assurda barchetta fatta a vasca da bagno. L’emozione del primo mare aperto. Il tentativo di usare il timone come un remo per andare più veloce del vento. Quello che non riesco a ricordare sono i nodi.
Nodo di scotta, nodo savoia, nodo bandiera, gassa, scorsoio, doppino….nulla. Ora davanti a  queste corde, questi tiranti, queste funi mi ritrovo smarrito.
E’ troppo complicato.
Mi consolo al pensiero che nemmeno Soldini o Cino Ricci ce la farebbero. Un groviglio inestricabile da sciogliere sotto il sole che cuoce la pelle.
Non basterebbe, forse, nemmeno l’intero equipaggio di Azzurra per sciogliere questa matassa così ingarbugliata. E pensare che la mia navigazione, all’apparenza, era così semplice.
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Molto lontano, incredibilmente vicino

Il suo nome sembra sbucato fuori dalla matita di Hugo Pratt, eppure quest’isola esiste davvero.
Tristan da Cunha è un puntino sulla mappa geografica, là in basso, dove quasi nessuno guarda.
Devi scorrere il dito dall’Africa al Sud America per incrociarla.
O avere una bussola:  latitudine  37°,6′; longitudine 12°, 17′ ovest.
Per raggiungere le sue coste dal SudAmerica bisogna attraversare  3360 chilometri di mare, dal SudAfrica 2816 chilometri. Per questo è considerata l’isola più lontano dal mondo. Ed è anche l’isola più isolata al mondo.
Non esiste un aeroporto e non è mai stato costruito un porto dove possano attraccare navi. La RMS Saint Helena quando arriva da Ascensione o da Sant’Elena getta l’ancora in rada. Sbarchi  e imbarchi sono assicurati da alcuni battelli.
Eppure quest’isola è un pezzo di Camogli, di Genova, di Liguria. E i suoi 280 abitanti che vivono di agricoltura, aragoste e francobolli per i collezionisti sono vicinissimi a noi perchè nelle loro vene scorre il ricordo di un antico naufragio. Continua a leggere


I 37 passi

Arrivò sulla scogliera e pensò che ci sarebbe dovuto venire prima. La vista sulla Baia dove Affondano le Petroliere era davvero mozzafiato.
L’acqua del mare aveva uno straordinario colore bluastro, striato di arcobaleno benzina.
Una prua emergeva dalle onde a lato di uno scoglio mentre tre relitti arrugginiti se ne stavano spiaggiati sotto di lui.
Altri cargo aspettavano in rada di poter entrare e concludere la loro vita nella baia.
Ormai era permesso da un po’ di anni, da quando il governo aveva deciso di legalizzare e regolamentare l’affondamento delle petroliere e del loro carico.
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La stanchezza dello squalo

Lo squalo non dorme mai. Non può fermarsi e si riposa nuotando. Abbassa il livello d’attenzione del suo cervello, inserisce una sorta di pilota automatico e continua a scandagliare gli abissi.
Non è una leggenda metropolitana, è biologia marina.
Allo squalo manca la vescica natatoria e se si addormentasse, se smettesse di muovere pinne e coda, se si fermasse, morirebbe.
Deve essere stanco, lo squalo quando girovaga nella sua notte di acqua, scogli, alghe.
La mia notte è fatta di biberon e dosi di latte in polvere, poppate ogni 3 ore, cambi di pannolino, moduli inps per ottenere il permesso giornaliero, il lavoro in redazione, le code all’agenzia delle entrate per farsi assegnare codici BRLNTA11ETCETC,  BRLPTR32ETCETC, la scelta del pediatra, i bollettini delle poste per la baby sitter.
Ad ognuno il suo abisso.


Panchina con vista


Appena comincia a parlare capisco che anche lui viene da lì.
Ce l’ha con l’amministrazione comunale, con il 320 che non passa mai e magari poi passano tre 201 attaccati, con le pensiline dei bus che non servono a niente perchè non ripararno più nè dalla pioggia nè dal sole, con la pubblicità invadente, con i sindacati.
Mugugna come solo quelli di Genova sanno fare.
I suoi 80 anni sono rigati dalle lacrime per una moglie persa da poco, dopo 59 anni di matrimonio. E si ritrova anche lui qui, a Roma,  sulla panchina del parco dove porto a giocare mio figlio.
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Quando il bimbo gridò “Alliva l’onda!”

Allergia al pesce e spiccata sensibilità al mal di mare. Per quanto anomalo, sono un ragazzo del Tirreno.
Cresciuto con una finestra sul golfo, punta estremo nord di quel mare, dove quasi entra dentro al centro storico di Genova. E lo ammetto. Da buon ragazzo del Tirreno, ho sempre disprezzato l’Adriatico.
Lascia perdere Venezia, il Conero, il Gargano e la Puglia. Lascia perdere. Per un migliaio di chilometri l’Adriatico, da questa parte del mare, è solo  piatto, superficiale, marroncino, vittima della mucillagine, sabbioso fino alla noia, senza guizzi, senza scorci.
Mi inchino però oggi a questo mare grigiolino. Perchè mi ha regalato la gioia di vedere mio figlio correre dentro l’acqua per la prima volta e urlare entusiasta “Guadda papà! Alliva l’onda”.