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Play it again, Sam!

Bruciava tutto l’altra sera a Londra. Bruciava persino il grande magazzino della Sony a Enfield: 20 mila metri quadrati, il piu’ grande deposito di cd al mondo. Uno stock usato anche dalla Pias, l’etichetta che ha in mano la distribuzione della musica indipendente britannica.  Pias sta per Play It Again, Sam!, Suonala ancora, Sam! Ma forse non c’è più molto da suonare.
A settembre, molti album non usciranno. Un mese nero per la musica in tutto il mondo.
Lo stesso mese sarà colorato di arcobaleno per un piccolo negozio di dischi, in una grande città del nord Italia. Un negozietto fatto di scaffali, copertine e libretti da sfogliare, album da ascoltare e commentare in ore e ore di chiacchiere, discussioni e disquisizioni. Un angolo sbucato fuori dal passato. Rischiava di morire stritolato tra music store, grande distribuzione e debiti da saldare.
Ma anche lì hanno urlato Play it Again, Sam! Suonala ancora, Sam! Ed ecco allora l’idea tra i più affezionati clienti. Un bonifico bancario a testa da 250, 500, 1000 euro. Liquidità da pompare subito nelle vene del negozio. Non un’elemosina, né un prestito. Entro il 31 dicembre quei soldi verranno restituiti sotto forma di cd, vinili, magliette e tazze con il logo del vecchio negozio di musica. Un pagamento anticipato per acquisti da fare in futuro.
La dignità, il sogno e la speranza sono salvi.
Play it again, Sam!

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London calling, let’s tachi!

Dovevano essere una pinta di birra e la maglia di un concerto. E invece, i compagni di viaggio di questa Londra 2011, sono stati loro: una confezione di tachipirina 1000 e un termometro elettronico.
Salgo sul volo easyjet delle 21.15 che già so di avere 38. In aereo tremo come se ebola si fosse impossessato di me. Tachi, sudata, tachi.
Quando scendo dal Gatwick express è passata la mezzanotte. Il mio amico è lì che aspetta. Vede gli occhi e capisce che l’sms con scritto “guarda che ho la febbre” non era un’esagerazione.
Ma nonostante tutto, sono qui e me la gioco. Magari domani starò meglio, penso.
Invece no. Tutto il giorno a letto. Tachi, sudata, tachi. E’ sabato, il concerto sfuma e il tempo a Londra sta quasi per svanire.
La mattina dopo va molto meglio. E così, alla fine di un’ epica fuga musicale a Londra, rimangono una passeggiata domenicale, un paio di anfibi nuovi, due pinte di guiness e tante chiacchiere con un amico.
Poteva andare peggio, dai. <!–

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18 anni dopo

La line up è sostanzialmente la stessa. Shane MacGowan, i SawDoctors, e poi loro Christy Moore e Bob Dylan. Il posto è diverso. Londra stavolta e non l’Irlanda del sud. Le emozioni saranno diverse.  Eravamo in 5, a Waterford, nel 1993: era il nostro primo, grande, festival musicale. Saremo in 2, sabato a Londra, per questo Feis 2011.
Ci si ritrova ad ascoltare la stessa musica con 20 chili in più a testa, un lavoro impegnativo sulle spalle, compagne di viaggio stabili, un figlio per parte e altri due in arrivo da una parte sola.  Eppure, nononstante tutto, ci si ritrova. 
L’amicizia è una bevuta su un prato, ad ascoltare cantanti ormai bolsi. E a raccontarsi 18 anni passati assieme e distanti. 

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