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Via Lenin via

Cose che accadono a Roma.
Il 20 ottobre scorso c’è stato un brutto temporale, la disorganizzazione generale l’ha trasformato in alluvione.
A inizio febbraio, la città si è ritrovata sorpresa, intirizzita, paralizzata, da un manto nevoso di 30 centimetri.
La discarica di Malagrotta è ancora aperta.
E’ la più grande d’Europa, avrebbe dovuto chiudere nel 2007 ma non è ancora stata individuata una soluzione alternativa.
In città, lo scorso anno ci sono stati 33 omicidi, la maggior parte sono senza colpevole. Le gambizzazioni non si contano.
La capitale detiene il record per vittime in incidenti stradali in Italia.
Le strade sono assediate da cartelloni pubblicitari abusivi, una giungla di pali di alluminio.
Secondo un recente studio indipendente, per soddisfare pienamente la domanda di asili nido in città, bisognerebbe aumentare l’offerta del 67%.
Roma e’ la città i cui cittadini hanno un maggior impatto sull’ambiente in termini di emissioni di gas serra in Italia.
Su richiesta del Sindaco, Gianni Alemanno, la Commissione toponomastica del Comune sta valutando se avviare l’iter per cambiare nome a Largo Lenin e Via Lenin.
Cose che succedono a Roma.
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Quei 30 febbraio

Sembra una data impossibile. Eppure è stata segnata sul calendario per undici volte.  Gli undici 30 febbraio che vennero imposti ai sovietici tra il 1929 e il 1940, dopo che Lenin decise di razionalizzare il calendario.
E’ il calendario rivoluzionario.
Dodici mesi da 30 giorni.
Settimane da 5 giorni.
Lavoratori divisi in 5 gruppi con un giorno non lavorativo a rotazione.
Sogni di superproduzione e odio contro la domenica festa religiosa.
Un esperimento abolito davanti all’impossibilità di scardinare tradizioni sedimentate da secoli.
La prova che tra le pretese più assurde dell’uomo, c’è quella di controllare il tempo e il suo scorrere.  Contarlo, imbrigliarlo, quasi arginarlo.
L’anno bisestile, come il 2012, è un po’ il frutto di questa pretesa.


Federazione Russa

In viaggio tra Mosca e San Pietroburgo:
alle prese con monumenti e burocrazia postsovietica fino all’ospedale psichiatrico minorile di San Pietroburgo.

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