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Il signore di Argyll

Quella sera il signore di Argyll si addormentò tranquillamente. Anche se era stata un giornata dura, la più dura degli ultimi  anni. 
Quasi non ricordava più il giorno in cui aveva cominciato a governare quel pezzetto di terra scozzese.
Era il 1701, anno più, anno meno. Aveva iniziato subito alla grande. Come nel suo stile.
La prima ribellione della sua gente era stata repressa nel sangue.
Il suo agguerrito esercito, sguinzagliato per le strade di quella città portuale, aveva ridotto al silenzio le proteste.
Poi aveva innalzato tasse e tributi ma era stato abile a salvaguardare i privilegi dei nobili, incrostati da tempo immemorabile. Sapeva che ogni poveraccio era legato a doppio filo ad un aristocratico e che quindi non avrebbe fiatato. Continua a leggere

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Panchina con vista


Appena comincia a parlare capisco che anche lui viene da lì.
Ce l’ha con l’amministrazione comunale, con il 320 che non passa mai e magari poi passano tre 201 attaccati, con le pensiline dei bus che non servono a niente perchè non ripararno più nè dalla pioggia nè dal sole, con la pubblicità invadente, con i sindacati.
Mugugna come solo quelli di Genova sanno fare.
I suoi 80 anni sono rigati dalle lacrime per una moglie persa da poco, dopo 59 anni di matrimonio. E si ritrova anche lui qui, a Roma,  sulla panchina del parco dove porto a giocare mio figlio.
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Next stop:iceland

C’è questa storia che gira e che pochi raccontano. Viene tramandata da facebook, siti ribelli, qualche giornale, nessuna tv. E’ la storia di un’isola un tempo ricca.  Tra il 2000 e il 2008, l’Islanda vive un boom economico senza eguali nel mondo occidentale: la borsa in 6 anni cresce del 900% e il PIl oscilla tra il 5% e il 6% . Tutti stanno bene, il denaro gira, le imprese investono, i cittadini consumano.
Al centro di questo miracolo economico tre banche: Landbanki, Kapthing e Glitnir. Sono state privatizzate e offrono tassi altissimi, attirando soldi da tutto il mondo. Soprattutto da Olanda e Gran Bretagna. Queste tre banche, però, in silenzio stanno accumulando anche debiti per una serie di ardite speculazioni finanziarie. E quando arriva la crisi,  il sistema crolla.
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Coriandoli dal futuro

Il ragazzo entra in banca un po’ confuso. L’ansia di un contocorrente che non si riempie mai, i titoli dei giornali, le paure dei suoi genitori.  E’ arrivato allo sportello perchè deve prelevare una piccola somma dal suo magro conto.
Sta per compilare il modulo quando l’ occhio gli cade su una busta di plastica sigillata, appoggiata sul computer del bancario davanti a lui.
La prende in mano.
E’ un mattoncino compatto. Una miriade di coriandoli, frammenti di carta, schegge, frantumi bluastri di biglietti da 20 euro. E’ sicuro che fossero euro. Li riconosce, anche se sono ridotti così: intravede il numero 2, lo spezzone di scritta in caratteri latini EU, quello in caratteri greci PΩ.
La Grecia, già.
Il mattoncino di euro frullati è avvolto in un domopack speciale, tempestato di timbri con su scritto “Banca d’Italia”.
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Un santo al giorno

Settembre è il mese di Sant’ Elpidio Vescovo, San Diomede Martire, Santi Cornelio e Cipriano. A fianco ad ogni data, sul calendario, c’è il nome di un santo in un tripudio di morti ammazzati e miracoli. Ma sul calendario non codificato dell’Italia repubblicana ci sono altri martiri. Ogni giorno, in questo sgangherato paese, ci sarebbe un caduto da ricordare. Ucciso da mafie, negligenze, tradimenti, spezzoni dello stato, potenze straniere, intrallazzatori senza scrupoli.
Scivolano i nomi e le date: Ambrosoli, Borsellino, Impastato, Falcone, i 32 della strage ferroviaria di Viareggio, quelli dell’Italicus, di Ustica, della stazione di Bologna, della Banca dell’Agricoltura. Un elenco che più ci si sforza di completare, piu’ resta incompleto. I grani di questo rosario laico di morte a distanza di anni danno i loro frutti.  Continua a leggere


Il sopracciglio di Leonilde

Quando ero piccolo, il Presidente della Camera era sempre Nilde Iotti. Mi sembrava normale che fosse così: come le puntate di Happy Days in tv, gli adesivi del Camel Trophy, le corse in bmx d’estate e i biscotti al forno di mia madre d’inverno.
Cose che credi immutabili.
Ieri sera l’ho incontrata di nuovo Leonilde Iotti detta Nilde. Era lì e sorrideva, con il sopracciglio di stampo sovietico, un vestito a pois rigoroso, una sobria collana e lo chignon con cui raccoglieva i capelli grigi. Sorrideva a labbra strette dal vecchio poster elettorale, esposto in un banchetto che vendeva i numeri del “La Domenica del Corriere” e altre cianfrusaglie.
Quando ho lasciato gli stand a pochi passi dal Circo Massimo, Roma mi ha avvolto nel suo sabato sera sfrigolante: ingorgo automobilistico, frotte di turisti con il naso all’insù, chioschetti dove gustare bibite e panini sul finire di questa estate 2011.

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Up patriots to arms!

Da un’intervista a Franco Battiato sull’Espresso:

“Il paese è diviso in tre micronazioni. Una schifosa, un’altra disillusa, che se ne frega di chiunque, e l’ultima che è eccezionale. E’ incredibile che nessuno abbia fatto una rivoluzione per liberarsi di manigoldi e cricche”.

E tu che stai leggendo, in quale micronazione vivi?