Archivi tag: guerra

La battaglia delle formiche

Il padre lanciò lo sguardo oltre il grande tiglio in fiore e vide suo figlio accovacciato in un angolo del cortile. Stava armeggiando con qualcosa. Il ragazzo si rialzò, si guardò attorno, si spostò vicino a un cespuglio e si accovacciò nuovamente.formiche
Tra le gambe e le mani teneva una scatola da scarpe color amaranto.
L’aprì e osservò il cartone vuoto. Girò il coperchio e rimase quasi ipnotizzato dalle centinaia di formiche rosse che continuavano a succhiare le strisciate di miele che aveva lasciato col cucchiaino.
Scrollò il cartone vicino al cespuglio.
Qualche formica rimase aggrappata con due zampe,  altre ignoravano la gravità e seguivano a mangiare  miele, altre precipitarono subito a terra, scosse dai gesti del ragazzino.
Pian piano furono tutte  a terra. Stordite, ribaltate, sparpagliate. Una formica rossa cominciò a muoversi velocemente a scatti e andò verso il cespuglio, lasciando le sue compagne a riprendersi.
Era quello il momento che il ragazzo aspettava. Continua a leggere

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Yellow Submarine

Per scoprire dove va il mondo, studia la migrazione dei cervelli.
Ricevo questa testimonianza da un amico, appena tornato da un’importante missione scientifica in mezzo all’Oceano a bordo di una nave.

Mezzanotte, mezzogiorno. Mezzanotte, mezzogiorno.
Tom lo chiama il “graveyard shift”, il turno del cimitero.
Piano piano, giorno dopo giorno, il contatto con il mondo civile si assottiglia. Devi dividere il poco spazio a disposizione con otto membri dell’equipaggio e altri sei scienziati provenienti da tutto il mondo.E sembra di essere ospiti della terza classe del Titanic, piuttosto che a bordo di una moderna nave oceanografica irlandese.
Liu Peng ha appena staccato dal turno notturno, giusto per scendere in sala comune e consumare velocemente il suo fish and chips, cucinato con tutti i crismi da Joey, il cuoco irlandese.
Dall’oblò, i riflessi abbaglianti delle onde colpiscono in pieno il volto di Liu Peng. Lo osservo da lontano. I suoi occhi a mandorla bruciano e sottili lacrime iniziano a scendere lentamente sulle sue guance. Continua a leggere


La donna senza risposte

La Corniche era la sua casa. Avanti e indietro, avanti e  indietro, alla ricerca di un braccio teso, di un cliente, di una destinazione. 
Faceva il tassista a Beirut da prima della guerra civile.
Faceva il tassista su quel lungomare da sempre.
Quella mattina, il braccio teso tra le palme era inconfondibilmente
quello di una donna.
Salì a bordo con il suo caschetto nero, gli occhi verdi, le sopracciglia come le ali di un gabbiano.
Disse solo “Armanzi” e si mise a guardare fuori dal finestrino.
Il tassista cominciò a muoversi nel traffico verso quella via centrale, scrutando la donna nello specchietto retrovisore.
“Bella giornata, oggi, eh?”. Provò a spezzare il ritmo del silenzio ma la donna non rispose. Notò che un ciondolo a forma di gatto ornava il suo collo. Argento e smeraldo. Continua a leggere


Il giorno giusto

La data l’ho scelta con cura e quando citofonano capisco che è tutto finito.
Sono organizzati in modo militare: scaricano il camion, caricano l’ascensore, avanzano sul pianerottolo, trasportano gli imballaggi, occupano la casa, smontano, incartano, inscatolano. Palmo a palmo. Passo a passo. Metro a metro.
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