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La bocca del lupo

C’è un uomo che vaga per una città accompagnato solo da un paio di grossi baffi e da una faccia indimenticabile. Attraversa strade di pietra e pioggia, neon e sporcizia, notti e puttane. Piano piano riaffiorano i pezzi della sua storia.
Si chiama Enzo, figlio di Pippo, storico venditore ambulante di “accendini, sigarette, macchinette e bombe a mano”.
Enzo frequentava le notti del Mokambo e dello Zanzibar.Poi una di quelle notti, tanti anni fa, ha sparato a tre poliziotti, li ha feriti e s’è fatto più di 20 anni di galera.
Ora si arrangia tra vicoli e carruggi, la sua casa di sempre: l’angiporto. L’unica cosa che lo tiene in vita è il suo amore per Mary. E di questa stramba e semplice storia d’amore narra “La bocca del lupo”, un po’ documentario, un po’ film, realizzato dal quasi esordiente Pietro Marcello.

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Il girodisco

Il giorno prima di Natale si ritroveranno lì. Lì dove si ritrovano tutte le vigilie, di tutti gli anni, da venti anni.
Arrivano da tutta Italia perchè la vita, il lavoro, le carriere li hanno divisi ma una cosa banalissima, chiamata amicizia, li tiene uniti.
Ed è per questo che sono qui, davanti al loro negozio di dischi.
Si mettono in cerchio, quasi fosse un rituale magico o religioso.
Poi cominciano.
Mentre uno di loro resta fuori, gli altri entrano nel negozietto e cominciano a spulciare raccoglitori e cataloghi telematici. Devono scegliere un cd per l’amico rimasto fuori. Ma non può essere un disco qualsiasi.

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Dal molo al mu.ma.

Un giorno di aprile su un molo di Lampedusa mi sono commosso. Microfono a penzoloni e occhi lucidi davanti alle centinaia di persone che sbarcavano con la pelle nera, i piedi nudi, i vestiti zuppi e gli sguardi persi.
Mamme che cercavano i propri figli. Bimbi che cercavano i propri papà. Padri che cercavano gli spezzoni della propria famiglia.
Era uno dei primi sbarchi dalla Libia, un carico di uomini, donne  e piccoli dall’Africa Subsahariana.
Quel giorno, come tutti gli altri giorni da inviato sull’isola, registrai immagini, sequenze, voci, suoni, emozioni, paure. Ma in un servizio televisivo da un minuto e mezzo, c’è spazio appena per 25-30 inquadrature. Nulla, rispetto a  tutto quello che viene filmato.
Da qui, un’idea che oggi si è trasformata in realtà. Continua a leggere


Parole in prestito

Prendo  in prestito le parole che mi ha mandato un’amica perché a me le parole mancano.

Genova mia.
Così bella e così discreta, questa pioggia ti ha messo a terra e ci ha pulito l’anima.
Hai stretto le braccia intorno al fiume per raccoglierci tutti e non ci sei riuscita. Adesso basta.
Anche se non è ancora finita, è già ora di piangere città mia. Secchi il torrente che ha ucciso senza volere e pianga la città per i figli morti.
Pianga perché mancano, pianga perché sono piccoli, pianga ancora di più perché morti in terra straniera.

Città ti sgrido e ti consolo: Continua a leggere


Panchina con vista


Appena comincia a parlare capisco che anche lui viene da lì.
Ce l’ha con l’amministrazione comunale, con il 320 che non passa mai e magari poi passano tre 201 attaccati, con le pensiline dei bus che non servono a niente perchè non ripararno più nè dalla pioggia nè dal sole, con la pubblicità invadente, con i sindacati.
Mugugna come solo quelli di Genova sanno fare.
I suoi 80 anni sono rigati dalle lacrime per una moglie persa da poco, dopo 59 anni di matrimonio. E si ritrova anche lui qui, a Roma,  sulla panchina del parco dove porto a giocare mio figlio.
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Play it again, Sam!

Bruciava tutto l’altra sera a Londra. Bruciava persino il grande magazzino della Sony a Enfield: 20 mila metri quadrati, il piu’ grande deposito di cd al mondo. Uno stock usato anche dalla Pias, l’etichetta che ha in mano la distribuzione della musica indipendente britannica.  Pias sta per Play It Again, Sam!, Suonala ancora, Sam! Ma forse non c’è più molto da suonare.
A settembre, molti album non usciranno. Un mese nero per la musica in tutto il mondo.
Lo stesso mese sarà colorato di arcobaleno per un piccolo negozio di dischi, in una grande città del nord Italia. Un negozietto fatto di scaffali, copertine e libretti da sfogliare, album da ascoltare e commentare in ore e ore di chiacchiere, discussioni e disquisizioni. Un angolo sbucato fuori dal passato. Rischiava di morire stritolato tra music store, grande distribuzione e debiti da saldare.
Ma anche lì hanno urlato Play it Again, Sam! Suonala ancora, Sam! Ed ecco allora l’idea tra i più affezionati clienti. Un bonifico bancario a testa da 250, 500, 1000 euro. Liquidità da pompare subito nelle vene del negozio. Non un’elemosina, né un prestito. Entro il 31 dicembre quei soldi verranno restituiti sotto forma di cd, vinili, magliette e tazze con il logo del vecchio negozio di musica. Un pagamento anticipato per acquisti da fare in futuro.
La dignità, il sogno e la speranza sono salvi.
Play it again, Sam!


G di Genova

Una grande galoppata: gaia, galvanizzante, giocosa. Giriamo di giorno, come girandole gonfie o giullari goffi o gocce glaciali. Gongolanti per la gioia,  gridiamo come gradassi gradevoli che gustano la grazia di guardare un grifone.
Guidiamo senza guinzaglio, come gabbiani e gatti, galeotti e gendarmi, gitani e giramondo, generali, geishe, giannizzeri o giocatori. Gestiamo gadget  e gag per il gruppo che guarda mentre giungiamo. Una gravidanza gemellare giustifica giracapo ma gentilmente gestiamo il ghigno e già giochiamo.  
Giubilo! Grido! Guizzo gutturale a guisa di una gita a Genova.