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Memorie di un parrucchiere guevarista

Lo incontro una volta ogni mese e mezzo. Ed ogni volta è una storia a sè. Giorgio gestisce la sua bottega in uno dei quartieri storici della capitale. Tra quelle viuzze, le case basse, rosse, ocra, tra un meccanico e un elettrauto, spicca la sua insegna semplice: “Barbiere”.barbiere
Quello fa, Giorgio. Il barbiere.
E’ di quelli vecchio stile. Ti sistema il telo con delicatezza attorno al collo, schiaccia il pedale per regolare l’altezza della poltrona, fa un cenno nel grande specchio orizzontale e poi comincia.
Usa solo le forbici, quasi mai la macchinetta anche se ha poco più di 40 anni.
Fisico asciuttissimo, capelli raccolti, lunghi, neri e lisci. Sembra un indiano.
E parla, parla, parla.
“Mo, ho deciso. Me tatuo e me faccio er Che, perchè mo’ basta eh! Me so rotto er c@##o de tutti, nun se ne po’ piu, nun je la faccio più co sta crisi'”.
Il mio sguardo riflesso dal vetro deve fargli intuire che l’assioma tatoo- guevara-crisi non mi è chiaro. E puntuale arriva la spiegazione.
Indica la storica sede del Pd dall’altro lato della strada, proprio davanti al suo negozio.
“Mo’ basta cor Partito Democristiano. Basta, basta. Qui tocca cambia’ tutto, tocca fa la rivoluzione pe ddavero”. Continua a leggere

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A domanda,risponda

La colonna sonora della redazione è un magma indistinto di voci, interfono, pigiare di tasti, ma soprattutto squilli di telefono.
Se alzi il ricevitore, il più delle volte, dall’altra parte trovi:
-cittadini infuriati
-matti che cominciano la conversazione con un “che ci fai un articolo su ….?”
-colleghi di altre redazioni con problemi insolubili
-raramente qualcuno che cerca proprio te
La collega appoggia la cornetta sulla scrivania, si avvicina e mi sussurra:
“E’ la Camera dei Deputati, ti cerca la segreteria dell’Onorevole Simeone Di Cagno Abbrescia…”
“Ammappelo” penso “e che sarà mai successo?!?!”
Raccolgo il ricevitore dalla scrivania e scopro che l’Onorevole, già sindaco di Bari per otto anni, Deputato della Repubblica Italiana dal 2006, è rimasto molto colpito da una mia inchiesta sul degrado della Reggia di Caserta (ne ho parlato qualche post più sotto, Regio Sfregio, guarda il video) e ha deciso di portare la questione in Parlamento.
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Il tango del tangentista

Cammino come un dissidente, come un deragliato, come un disertore. Ho il cervello in manette, dico cose già dette e vedo cose già viste.
Io da qui vedo il cielo inchiodato alla terra e la terra attraversata da gente di malaffare.
E vedo i ladri vantarsi e gli innocenti tremare. 

E gli innocenti confondersi e gli assassini ballare.
E gli innocenti corrompersi e gli assassini brindare.
Nascondono il passato, parlando del futuro e se trovano la cruna dell’ago, se la mangiano di sicuro.
E’ solo il capobanda ma sembra un faraone.
Ha gli occhi dello schiavo, lo sguardo del padrone. Si atteggia a Mitterand ma è peggio di Nerone.
 Ci guarda con il megafono dall’ultimo piano. Promette un castigo, minaccia un perdono.
E tu da che parte stai? Stai dalla parte di chi ruba nei supermercati o di chi li ha costruiti, rubando?
Il mio ipod ripesca dal passato Canzoni d’amore di F.De Gregori. Undici tracce, poco amore e tanta politica.
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