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Nostra Signora delle Conchiglie

La incontri solo se sai dove cercarla. È in fondo al vicolo più angusto, quello che si infila tra i due palazzi affacciati sulla calata, talmente buio che ci vuole coraggio per attraversarlo, talmente stretto che devi essere in forma per passarci, talmente poco invitante che devi sapere cosa ti aspetta in fondo per affrontarlo. imageIn fondo, in una minuscola piazzetta, ti aspetta lei.

Nostra signora delle conchiglie.

Una teca in vetro con una modesta madonna di gesso, un’edicola come tante. Se non fosse per il contorno. Un’alchimia di gusci marini, madreperle di mille forme, a punta, a fisarmonica, a corno. Con quelle che avanzavano, hanno disegnato un’àncora, qualcuno ha fissato nella parete un veliero in miniatura imprigionata dentro una bottiglia. Perché qui a Camogli, l’unica religione che tiene è il mare.
Chi sa queste cose , racconta che è lì da sempre, Nostra Signora delle Conchiglie.

Almeno da mille anni. Almeno da quando il corsaro ottomano Dragut assediò la cittadina con la sua flotta.

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L’orgoglio del capodoglio

La brochure parla chiaro come solo le brochure sanno fare. In questo triangolone di mare vivono otto tipi di cetacei, l’equipaggio é molto esperto, il 98% delle uscite è coronato da almeno due avvistamenti.20130824-230100.jpg

E così quando il battello si stacca dal porticciolo e la prua punta dritta verso l’orizzonte comincia il nostro viaggio. Immaginario, per ora.
Stenella striata, delfino comune, globicefalo, zifio, balenottera comune, capodoglio, elenca la brochure.
Scrutiamo il mare piatto, come ci hanno detto di fare.
Non avrei mai scommesso su questo vecchio scafo chiamato “Sagittario”” ma mastica miglia su miglia e le sputa a poppa sotto forma di schiuma. E le coordinate, ora che anche la terra alle nostre spalle sparisce, si fanno incerte. Acqua a sud, est, nord, ovest. Acqua ovunque.

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Il marinaio Nico

Me lo sono sempre immaginato alle prese con un grosso timone di legno scuro, una cartina stropicciata con un compasso sopra, una bussola d’ottone e un cappello con un’ancora dorata calcato sulla nuca.
Un capitano sul ponte di comando, insomma.
Ma erano solo distorsioni della realtà, nella mente fantasiosa di un bambino.
Nico era un commissario di bordo.
Un gradino più sotto del comandante, il marinaio che gestisce la logistica della nave.
E di navi ne aveva vissute, Nico.
All’inizio sui mercantili che partivano da Genova negli anni ’50, puntavano la prua a sud est, attraversavano il Canale di Suez, e via, verso l’Oceano Indiano, lo stretto di Malacca, l’Australia, la Nuova Zelanda.
Poi sulle navi da crociera, a fare la vita, la vita del marinaio.
Viaggi e traversate da cui riportava sempre qualcosa. Come quella statuetta aborigena, soprammobile alieno nel salotto di casa mia.
Infine s’era stufato degli oceani e aveva scelto di finire la sua carriera nel mare di casa, tra Genova e Napoli, sui traghetti della Tirrenia.
Veniva da Camogli, Nico. Un borgo che  porta nel nome la vocazione marinara della sua gente: la Casa delle Mogli, il paese abitato da sole donne mentre gli uomini andavano per mare.
E anche lui, sua moglie, l’ha spesso lasciata a casa ma mai abbandonata. Soprattutto nell’ultimo tratto di navigazione, quello più difficile per entrambi.
Che la terra ti sia lieve, Capitano Nico. Come lo sono state le onde del mare.


Molto lontano, incredibilmente vicino

Il suo nome sembra sbucato fuori dalla matita di Hugo Pratt, eppure quest’isola esiste davvero.
Tristan da Cunha è un puntino sulla mappa geografica, là in basso, dove quasi nessuno guarda.
Devi scorrere il dito dall’Africa al Sud America per incrociarla.
O avere una bussola:  latitudine  37°,6′; longitudine 12°, 17′ ovest.
Per raggiungere le sue coste dal SudAmerica bisogna attraversare  3360 chilometri di mare, dal SudAfrica 2816 chilometri. Per questo è considerata l’isola più lontano dal mondo. Ed è anche l’isola più isolata al mondo.
Non esiste un aeroporto e non è mai stato costruito un porto dove possano attraccare navi. La RMS Saint Helena quando arriva da Ascensione o da Sant’Elena getta l’ancora in rada. Sbarchi  e imbarchi sono assicurati da alcuni battelli.
Eppure quest’isola è un pezzo di Camogli, di Genova, di Liguria. E i suoi 280 abitanti che vivono di agricoltura, aragoste e francobolli per i collezionisti sono vicinissimi a noi perchè nelle loro vene scorre il ricordo di un antico naufragio. Continua a leggere