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La musica è iniziata

Ricevo e volentieri pubblico questo McMM (Manifesto contro la modernità musicale). Considerate che l’autore, oltre ad essere un mio grande amico, è un nostalgico frequentatore di negozi di dischi.

Mai avuto la sensazione di essere raggirati?, così John Lydon/Johnny il Marcio, sul palcoscenico, una versione del Gobbo di Notre Dame riscritta da Dickens e allevata da Iggy Pop, durante l’ultimo concerto dei Sex Pistols.
Già: Mai avuto la sensazione di essere stati raggirati?vinili
Beh, la risposta naturale è:
no, mai.
Per il semplice motivo che una volta che la sensazione arriva, se arriva, il raggiro è compiuto. E la sensazione è necessariamente in ritardo. Chi acquista acqua di fonte credendo sia il rimedio a tutti i mali se ne accorge al primo sorso o, più facilmente, quando i mali rifiutano di andare via, qualche giorno dopo la supposta bevuta salvifica. E a quel punto, il prezzo è già pagato.
Ascoltare musica, per usare una frase da romanzo di Moccia, è come respirare: capita a tutti, punto e basta.
Ognuno poi ci fa quello che vuole, con l’ascoltare musica. Come col respiro: ci puoi semplicemente attraversare la vita, finché dura, o diventare campione del mondo di immersione in apnea.
Un modo banale di ascoltare musica è (era) comprare dei dischi. E poi metterli in ordine su scaffali/librerie/scatole da scarpe. E ascoltarli ma anche magari guardarli, leggere i libretti, giocare a riconoscere le costine da lontano.
S’inizia (iniziava) per caso, si finisce (finiva) sepolti dalla plastica: vittime di un consumismo che si presume nobile perché in qualche modo, culturale.
L’inizio è un disco, la fine un sacco di dischi: semplice, spietata matematica.
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