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La porta chiusa

Il ragazzo passava per quella strada quasi tutti i giorni. Via Oslavia era un’elegante arteria del quartiere di Roma Prati, puntellata di palazzi tardo ottocenteschi. E ogni volta che sfrecciava davanti al 39B con la sua vespa, gettava uno sguardo verso quel portone, inesorabilmente chiuso. Ormai quasi non si voltava nemmeno più a controllare.
Fino a ieri, quando con la coda degli occhi ha visto che era aperto. Anzi, non aperto. Proprio spalancato.
Come un invito, un richiamo, un sussurro.
Il ragazzo a quel punto parcheggia la vespa e si toglie il casco.
Attraversa la strada con decisione, punta l’obiettivo e entra nell’androne.
Un mosaico di mattonelle azzurre sul pavimento, muri color crema, qualche decorazione liberty in stucco bianco. Davanti a lui, un antico ascensore in legno con catene e cavi imburrati di grasso e olio.
Il ragazzo comincia a salire le scale, gradini in marmo, a  due a due. Su ogni pianerottolo, nota due porte in legno e prosegue. Sale fino ad arrivare al piano che cerca: è il quarto, l’unico pianerottolo con una porta sola.
Le due maniglie in ottone sono unite da una pesante catena ricoperta di gomma rossa e sigillata da un grosso lucchetto.
Il ragazzo guarda il campanello e vede  che c’è ancora la targhetta: Balla.
Era proprio quella la casa che cercava, l’abitazione dove Giacomo Balla, artista, pittore, futurista trascorse gran parte della sua vita. Continua a leggere

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Erano imperiali

Guardali ora come sono ridotti, i Fori romani. Guarda quell’uomo che si cala i pantaloni e lascia i suoi bisogni in un angolo della Basilica di Massenzio.
Guarda il giaciglio di un barbone sulle scale della chiesetta a due passi dal Colosseo.
Guarda la lunga sequenza di cantieri e scavi abbandonati, di promesse mai mantenute. Quanto è facile entrare in una zona ad alta concentrazione archeologica e mettere le mani su anfore, vasellame, antiche pietre incise!
Basterebbe avere uno zainetto per rubare pezzi pregiati di epoca romana e nessuno ti direbbe nulla.
Guarda i venditori abusivi di bottigliette d’acqua, la gattara che parcheggia sotto l’Arco di Tito, il banchetto dei Lautari che chiedono soldi e firme ai turisti “contro la droga”.
E sono tanti i turisti che passano qui ogni anno. Nel 2011, sono stati 5.300.000 e hanno fatto del circuito Colosseo-Palatino-Fori  il sito più visitato in Italia.
Foro di Cesare, Foro di Augusto, Foro di Nerva, Foro di Traiano.
Vanto di un Impero,  vergogna di una Repubblica.

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Regio sfregio

Da una finestra si intravedono addirittura panni stesi e mollette. Le automobili dei custodi sfrecciano tra i turisti davanti alla biglietteria. I quattro cortili sono trasformati in parcheggi. L’atrio è una lunga galleria di bancarelle e ambulanti: Pulcinella, magneti, guide e cartoline.
La scenografica cascata dell’immenso Parco Reale non esiste più e le fontane sono ormai a secco: l’acqua viene rubata a monte con allacci e tubi abusivi all’Acquedotto della Reggia.
Oubliez Versailles!
Questa è Caserta.
Fino a 10 anni fa, il Palazzo reale voluto da Carlo III di Borbone attirava quasi un milione di visitatori l’anno.
Oggi sono poco più di 500 mila.
Il complesso disegnato dal Vanvitelli è, per volumetria, uno degli edifici più grandi d’Italia: 1200 stanze divise su cinque piani. Ma nessuno le potrà mai visitare tutte.
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