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It’s really sharky!

Ricevo e volentieri pubblico da un amico che s’è trasferito per due mesi dall’altra parte del globo, fingendosi un importante ricercatore universitario.

Oramai è diventata un’ossessione. Ogni volta che mi avvicino alla
riva dell’oceano, scruto l’orizzonte in lungo e in largo e cerco di
addocchiare un minimo segnale, un piccolo indizio.
Vinta la diffidenza, ho
un brivido lungo la schiena nonostante l’acqua sia calda. Lo sguardo non si stacca dal fondo e dalle ampie volute disegnate dalle

braccia sotto il pelo dell’acqua.
Il momento peggiore è sempre quello, quando al
largo mi ritrovo in silenzio, con le gambe penzoloni dalla tavola da surf come due bei norcini appesi sopra il banco del salumiere.
Tutti i
racconti sugli squali bianchi mi hanno leggermente suggestionato e da un momento all’altro temo sia arrivato il mio momento per entrare nella catena alimentare dalla porta principale.

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Il marinaio Nico

Me lo sono sempre immaginato alle prese con un grosso timone di legno scuro, una cartina stropicciata con un compasso sopra, una bussola d’ottone e un cappello con un’ancora dorata calcato sulla nuca.
Un capitano sul ponte di comando, insomma.
Ma erano solo distorsioni della realtà, nella mente fantasiosa di un bambino.
Nico era un commissario di bordo.
Un gradino più sotto del comandante, il marinaio che gestisce la logistica della nave.
E di navi ne aveva vissute, Nico.
All’inizio sui mercantili che partivano da Genova negli anni ’50, puntavano la prua a sud est, attraversavano il Canale di Suez, e via, verso l’Oceano Indiano, lo stretto di Malacca, l’Australia, la Nuova Zelanda.
Poi sulle navi da crociera, a fare la vita, la vita del marinaio.
Viaggi e traversate da cui riportava sempre qualcosa. Come quella statuetta aborigena, soprammobile alieno nel salotto di casa mia.
Infine s’era stufato degli oceani e aveva scelto di finire la sua carriera nel mare di casa, tra Genova e Napoli, sui traghetti della Tirrenia.
Veniva da Camogli, Nico. Un borgo che  porta nel nome la vocazione marinara della sua gente: la Casa delle Mogli, il paese abitato da sole donne mentre gli uomini andavano per mare.
E anche lui, sua moglie, l’ha spesso lasciata a casa ma mai abbandonata. Soprattutto nell’ultimo tratto di navigazione, quello più difficile per entrambi.
Che la terra ti sia lieve, Capitano Nico. Come lo sono state le onde del mare.