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Memorie di un parrucchiere guevarista

Lo incontro una volta ogni mese e mezzo. Ed ogni volta è una storia a sè. Giorgio gestisce la sua bottega in uno dei quartieri storici della capitale. Tra quelle viuzze, le case basse, rosse, ocra, tra un meccanico e un elettrauto, spicca la sua insegna semplice: “Barbiere”.barbiere
Quello fa, Giorgio. Il barbiere.
E’ di quelli vecchio stile. Ti sistema il telo con delicatezza attorno al collo, schiaccia il pedale per regolare l’altezza della poltrona, fa un cenno nel grande specchio orizzontale e poi comincia.
Usa solo le forbici, quasi mai la macchinetta anche se ha poco più di 40 anni.
Fisico asciuttissimo, capelli raccolti, lunghi, neri e lisci. Sembra un indiano.
E parla, parla, parla.
“Mo, ho deciso. Me tatuo e me faccio er Che, perchè mo’ basta eh! Me so rotto er c@##o de tutti, nun se ne po’ piu, nun je la faccio più co sta crisi'”.
Il mio sguardo riflesso dal vetro deve fargli intuire che l’assioma tatoo- guevara-crisi non mi è chiaro. E puntuale arriva la spiegazione.
Indica la storica sede del Pd dall’altro lato della strada, proprio davanti al suo negozio.
“Mo’ basta cor Partito Democristiano. Basta, basta. Qui tocca cambia’ tutto, tocca fa la rivoluzione pe ddavero”. Continua a leggere

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Vesna lo sa

Tutte le volte che succede, non può fare a meno di pensarci.
Disastro aereo, incidente ferroviario, naufragio.
Vesna Vulocic corre con la memoria a quel giorno, il suo giorno: 26 gennaio 1972, 40 anni fa precisi precisi.
Vesna è una hostess della Jat, la compagnia di bandiera jugoslava.
E’ in servizio sul volo 367 da Copenhagen a Belgrado quando l’aereo esplode sopra la Cecoslovacchia.
Non si è mai capito se si sia trattato di una bomba nazionalista croata, di un incidente o di un missile lanciato per errore dai cechi.
Fatto sta Vesna precipita, insieme a pezzi di aereo, valigie, corpi, seggioline. Precipita da 10 mila metri di altezza e si salva.

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