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La donna senza risposte

La Corniche era la sua casa. Avanti e indietro, avanti e  indietro, alla ricerca di un braccio teso, di un cliente, di una destinazione. 
Faceva il tassista a Beirut da prima della guerra civile.
Faceva il tassista su quel lungomare da sempre.
Quella mattina, il braccio teso tra le palme era inconfondibilmente
quello di una donna.
Salì a bordo con il suo caschetto nero, gli occhi verdi, le sopracciglia come le ali di un gabbiano.
Disse solo “Armanzi” e si mise a guardare fuori dal finestrino.
Il tassista cominciò a muoversi nel traffico verso quella via centrale, scrutando la donna nello specchietto retrovisore.
“Bella giornata, oggi, eh?”. Provò a spezzare il ritmo del silenzio ma la donna non rispose. Notò che un ciondolo a forma di gatto ornava il suo collo. Argento e smeraldo. Continua a leggere

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Mal di mare

Deve esser stato l’anno 1710 o giù di lì. In un vecchio baule ripesco il diario di bordo di quella fantastica traversata. La pagina è ingiallita e la data non si legge più.
Ma i ricordi sono netti: a zigzag tra le Antille, la spola con l’Isola del Cocco, la sgualcita jolly roger issata in continuazione sopra le vele.
Attacco e fuga. Attacco e fuga. Attacco e fuga.
Siamo pirati e abbiamo regole precise a bordo. Ogni membro della ciurma ha diritto di voto, deve ricevere provviste fresche e la sua razione di rhum. Nessuno può giocare a carte o a dadi. La candela va spenta alle otto. Ognuno deve lavare la sua biancheria. Le armi devono essere sempre pronte e pulite. Una sola regola è stata infranta in questo viaggio. La regola che dice: donne e fanciulli non possono salire a bordo.
L’infrazione alla regola se ne sta in un angolo. Bellissima. Capelli neri e unti come il corvo. Occhi verdi e gialli di smeraldo. Pelle pallida. L’abbiamo caricata a bordo nel porto di Antigua. Così ha deciso il capitano. Così abbiamo votato noi. Nessuno ha il coraggio di avvicinarla. Non conosciamo neppure il suo nome. Se ne sta lì, sotto il timone, rannicchiata e accucciata. Non sopporta il mare. Ogni tanto si sporge dalla balaustra del nostro caicco. E ributta il rancio tra le onde. Non riesce a tenere nulla nello stomaco.  Mi avvicino, le poggio una mano sulla spalla e le sussurro:
“Anche durante la navigazione più entusiasmante, si può soffrire il mal di mare”.
Si alza, mi sorride, forse mi sta per baciare. E invece no. Si gira e si sporge di nuovo oltre la balaustra.