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Il girodisco

Il giorno prima di Natale si ritroveranno lì. Lì dove si ritrovano tutte le vigilie, di tutti gli anni, da venti anni.
Arrivano da tutta Italia perchè la vita, il lavoro, le carriere li hanno divisi ma una cosa banalissima, chiamata amicizia, li tiene uniti.
Ed è per questo che sono qui, davanti al loro negozio di dischi.
Si mettono in cerchio, quasi fosse un rituale magico o religioso.
Poi cominciano.
Mentre uno di loro resta fuori, gli altri entrano nel negozietto e cominciano a spulciare raccoglitori e cataloghi telematici. Devono scegliere un cd per l’amico rimasto fuori. Ma non può essere un disco qualsiasi.

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London calling, let’s tachi!

Dovevano essere una pinta di birra e la maglia di un concerto. E invece, i compagni di viaggio di questa Londra 2011, sono stati loro: una confezione di tachipirina 1000 e un termometro elettronico.
Salgo sul volo easyjet delle 21.15 che già so di avere 38. In aereo tremo come se ebola si fosse impossessato di me. Tachi, sudata, tachi.
Quando scendo dal Gatwick express è passata la mezzanotte. Il mio amico è lì che aspetta. Vede gli occhi e capisce che l’sms con scritto “guarda che ho la febbre” non era un’esagerazione.
Ma nonostante tutto, sono qui e me la gioco. Magari domani starò meglio, penso.
Invece no. Tutto il giorno a letto. Tachi, sudata, tachi. E’ sabato, il concerto sfuma e il tempo a Londra sta quasi per svanire.
La mattina dopo va molto meglio. E così, alla fine di un’ epica fuga musicale a Londra, rimangono una passeggiata domenicale, un paio di anfibi nuovi, due pinte di guiness e tante chiacchiere con un amico.
Poteva andare peggio, dai. <!–

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18 anni dopo

La line up è sostanzialmente la stessa. Shane MacGowan, i SawDoctors, e poi loro Christy Moore e Bob Dylan. Il posto è diverso. Londra stavolta e non l’Irlanda del sud. Le emozioni saranno diverse.  Eravamo in 5, a Waterford, nel 1993: era il nostro primo, grande, festival musicale. Saremo in 2, sabato a Londra, per questo Feis 2011.
Ci si ritrova ad ascoltare la stessa musica con 20 chili in più a testa, un lavoro impegnativo sulle spalle, compagne di viaggio stabili, un figlio per parte e altri due in arrivo da una parte sola.  Eppure, nononstante tutto, ci si ritrova. 
L’amicizia è una bevuta su un prato, ad ascoltare cantanti ormai bolsi. E a raccontarsi 18 anni passati assieme e distanti. 

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