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Giorgia cara,

Cara Giorgia,
in questa foto sei venuta davvero bene. Dico sul serio, sembri quasi carina. Mi piace l’espressione che impugni sul viso, un impasto di soddisfazione, serenità, convinzione, sorriso.
A cosa stavi pensando, Giorgia, quando ti hanno scattato questa foto?
Eri ancora giovane o già ministro della Gioventù?
Hai stile in questo scatto, Giorgia, te lo devo dire.
Sei elegante.
L’orecchino che brilla in un angolo, quasi nascosto dalla massa dei capelli; la scollatura a v, audace ma non offensiva; gli occhi che brillano tra il celeste e il verde, un po’ socchiusi, ammiccanti, lontani anni luce dai bulbi a palla che ricordavo.
Mi sembri una ragazza che conobbi a uno stabilimento balneare, anni fa. Solare, sorridente, pulita. E anche tu, in quest’immagine sei fresca, sai d’estate, quasi quanto il tuo cognome.
Sembri una madonna, Giorgia, sono sincero. Lascia stare il sole che faceva capolino dietro al cartellone, lo so, è un segnale che comunque non bisogna sottovalutare. Ora mi voglio concentrare su di te e  sull’aura che emani, ispirata. Continua a leggere

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Quei 30 febbraio

Sembra una data impossibile. Eppure è stata segnata sul calendario per undici volte.  Gli undici 30 febbraio che vennero imposti ai sovietici tra il 1929 e il 1940, dopo che Lenin decise di razionalizzare il calendario.
E’ il calendario rivoluzionario.
Dodici mesi da 30 giorni.
Settimane da 5 giorni.
Lavoratori divisi in 5 gruppi con un giorno non lavorativo a rotazione.
Sogni di superproduzione e odio contro la domenica festa religiosa.
Un esperimento abolito davanti all’impossibilità di scardinare tradizioni sedimentate da secoli.
La prova che tra le pretese più assurde dell’uomo, c’è quella di controllare il tempo e il suo scorrere.  Contarlo, imbrigliarlo, quasi arginarlo.
L’anno bisestile, come il 2012, è un po’ il frutto di questa pretesa.