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Il sopracciglio di Leonilde

Quando ero piccolo, il Presidente della Camera era sempre Nilde Iotti. Mi sembrava normale che fosse così: come le puntate di Happy Days in tv, gli adesivi del Camel Trophy, le corse in bmx d’estate e i biscotti al forno di mia madre d’inverno.
Cose che credi immutabili.
Ieri sera l’ho incontrata di nuovo Leonilde Iotti detta Nilde. Era lì e sorrideva, con il sopracciglio di stampo sovietico, un vestito a pois rigoroso, una sobria collana e lo chignon con cui raccoglieva i capelli grigi. Sorrideva a labbra strette dal vecchio poster elettorale, esposto in un banchetto che vendeva i numeri del “La Domenica del Corriere” e altre cianfrusaglie.
Quando ho lasciato gli stand a pochi passi dal Circo Massimo, Roma mi ha avvolto nel suo sabato sera sfrigolante: ingorgo automobilistico, frotte di turisti con il naso all’insù, chioschetti dove gustare bibite e panini sul finire di questa estate 2011.

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Il venditore di aquiloni

Nella G.Fa.Ce.R.V.A. (Grande Fabbrica Centralizzata per il Rifornimento dei Venditori Ambulanti) ci pensano tutto l’inverno.
Che cosa proponiamo agli italiani quest’estate in spiaggia? Il 21 marzo, con lo scoccar della primavera, la decisione viene presa. Rimangono solo tre mesi per avviare la produzione e completare la distribuzione. Deve funzionare per forza di cose così, perchè ogni anno, su tutte le spiagge d’Italia, i venditori ambulanti propongono tutti la stessa novita’, lo stesso prodotto, in mezzo ai soliti occhiali, pareo e collanine.
L’anno scorso sono arrivati i posacenere da spiaggia, trés chic & eco correct; l’anno prima ancora i braccialettini per concentrare le energie positive; l’estate 2009 gli elicotterini luminosi e così via a ritroso, fino ad arrivare alle cinture taroccate de El Charro, di paninara memoria. Quest’anno sono comparsi gli aquiloni da 5 euro. Tessuto e struttura da tenda per campeggio, colori psichedelici, una lenza da pescatore per ancorarli alla mano.

Quest’inverno, nella G.Fa.Ce.R.V.A, devono aver pensato che un aquilone poteva essere una buona idea per il paese che non vola e che non sogna più.


Mal di mare

Deve esser stato l’anno 1710 o giù di lì. In un vecchio baule ripesco il diario di bordo di quella fantastica traversata. La pagina è ingiallita e la data non si legge più.
Ma i ricordi sono netti: a zigzag tra le Antille, la spola con l’Isola del Cocco, la sgualcita jolly roger issata in continuazione sopra le vele.
Attacco e fuga. Attacco e fuga. Attacco e fuga.
Siamo pirati e abbiamo regole precise a bordo. Ogni membro della ciurma ha diritto di voto, deve ricevere provviste fresche e la sua razione di rhum. Nessuno può giocare a carte o a dadi. La candela va spenta alle otto. Ognuno deve lavare la sua biancheria. Le armi devono essere sempre pronte e pulite. Una sola regola è stata infranta in questo viaggio. La regola che dice: donne e fanciulli non possono salire a bordo.
L’infrazione alla regola se ne sta in un angolo. Bellissima. Capelli neri e unti come il corvo. Occhi verdi e gialli di smeraldo. Pelle pallida. L’abbiamo caricata a bordo nel porto di Antigua. Così ha deciso il capitano. Così abbiamo votato noi. Nessuno ha il coraggio di avvicinarla. Non conosciamo neppure il suo nome. Se ne sta lì, sotto il timone, rannicchiata e accucciata. Non sopporta il mare. Ogni tanto si sporge dalla balaustra del nostro caicco. E ributta il rancio tra le onde. Non riesce a tenere nulla nello stomaco.  Mi avvicino, le poggio una mano sulla spalla e le sussurro:
“Anche durante la navigazione più entusiasmante, si può soffrire il mal di mare”.
Si alza, mi sorride, forse mi sta per baciare. E invece no. Si gira e si sporge di nuovo oltre la balaustra.


Buon compleanno

La invito a cena perchè è così che si fa, in questi casi. E’ il suo compleanno e ci avevo pensato da tempo. Nella tasca del giaccone ho un piccolo pacchetto regalo. E’ così che usa, in questi casi.
Il ristorante è dei migliori. Luci soffuse, un buquet di fiori in tavola, posate scintillanti e un prosecco tra le dita. Cominciamo a parlare e mi accorgo che è logorroica. E’ tutto un: “E ti ricordi di quella volta…….?”. Ha una storia lunghissima da raccontare, non la finisce più.
E’ bella, anche se le rughe attorno agli occhi la tradiscono. E’ vecchia, quasi sfatta. Quando arriva l’antipasto, si fa il segno della croce e ringrazia il cameriere dolcemente. Poi svuota d’un colpo il prosecco, tira un rutto e caccia una bestemmia.  Si ricompone e comincia a mangiare e a raccontare. Tra un piatto e  l’altro, mi accorgo che fa sparire le posate dentro alla borsa. E’ una ladra, è una vecchia, è ipocrita, è spirituale e blasfema, ha troppi anni alle spalle, è piena di sè, divertente e noiosa, bella e anarchica, gentile e maleducata. E’ per questo che mi piace.
E’ arrivato il mio momento e  tiro fuori il pacchetto regalo. Lo scarta e dentro c’è solo un biglietto con su scritto:  “un futuro migliore”.
Buon compleanno, italia.