Archivi categoria: Qualcosa di personale

Intenzione di voto

Dunque, si comincia. Tecnicamente le prossime elezioni del 24 e 25 febbraio iniziano in queste ore. Gli italiani residenti all’estero, infatti, hanno appena ricevuto il plico elettorale e certificato elettoraleora hanno meno di tre settimane per compilarlo e spedirlo agli uffici consolari. Tocca a loro eleggere i 6 senatori e i 12 deputati della circoscrizione estero.
Apro il cassetto del mobile, ripesco il certificato. Vedo che mancano tanti timbri ma non so ancora se e quando ne farò aggiungere un altro.  Insieme al libretto, c’è un piccolo foglio, con annotata a penna una vecchia poesia di Trilussa del 1930.

Un giorno tutti quanti l’animali
Sottomessi ar lavoro
Decisero d’elegge’ un Presidente
Che je guardasse l’interessi loro.

C’era la Societa de li Majali,
La Societa der Toro,
Er Circolo der Basto e de la Soma,
La Lega indipendente

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SuperSocialMarket

Cinque teste, un passeggino e un carrello del supermercato. Il logo è semplice, diretto, quasi banale. Ottenerla è stato facile, è bastato presentare un documento e un’autocertificazione.codiceabarre
Ora che ce l’ho tra le dita, davanti alla cassa fai da te e alla pistola per leggere i codici a barre, capisco come funziona questa nuova, ennesima, tessera che intaserà il mio portafoglio.
D’ora in poi, quando farò la spesa, mi verrà scontata l’IVA sui prodotti freschi.
Pochi spiccioli, ma pur sempre spiccioli.
“In un anno difficile per le famiglie, abbiamo deciso di sostenere i consumi etc etc etc”  c’è scritto sul manifesto. L’iniziativa è una gentile offerta della catena di supermercati Carrefour per quelli come me, quelli che hanno almeno tre figli.
Sarà che sono francesi, questi del Carrefour.
In Francia però non ci pensano i supermercati alle famiglie numerose ma lo Stato.
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Nun propio ‘na serataccia

Li ho conosciuti in una notte di passaggio. Hanno l’allegria contagiosa delle persone libere e il passo pesante di un vecchio ubriacone. Suonano, cantano e fanno ballare con coppole e vecchi cappelli calcati sulla testa a mascherare quelle facce da semi-conosciuti, da quasi famosi.orchestraccia
Vengono dai set di Romanzo Criminale e dei Cesaroni, tra di loro c’è di tutto, dal blogger geniale e ironico al cantautore inizio anni ’90 che ha partecipato anche a Sanremo.
Si ritrovano tutti assieme in una strampalata terra di confine tra Nino Manfredi e Bob Marley, Gabriella Ferri e Manu Chao, Alberto Sordi e i Pogues, Pasolini e i Clash.
Cantano di prigioni e di accoltellamenti sul lungotevere, di periferie e borgate, di amori maledetti e inseguimenti sbirreschi, di cravattari e tradimenti. Per essere più credibili, si sono dati un’etichetta volutamente sbracata, riduttiva, dispregiativa.
Sono l’ Orchestraccia e fanno rivivere stornelli romaneschi e poesie di Trilussa o Petrolini su un tappeto reggae-ska-folk. Continua a leggere


It’s really sharky!

Ricevo e volentieri pubblico da un amico che s’è trasferito per due mesi dall’altra parte del globo, fingendosi un importante ricercatore universitario.

Oramai è diventata un’ossessione. Ogni volta che mi avvicino alla
riva dell’oceano, scruto l’orizzonte in lungo e in largo e cerco di
addocchiare un minimo segnale, un piccolo indizio.
Vinta la diffidenza, ho
un brivido lungo la schiena nonostante l’acqua sia calda. Lo sguardo non si stacca dal fondo e dalle ampie volute disegnate dalle

braccia sotto il pelo dell’acqua.
Il momento peggiore è sempre quello, quando al
largo mi ritrovo in silenzio, con le gambe penzoloni dalla tavola da surf come due bei norcini appesi sopra il banco del salumiere.
Tutti i
racconti sugli squali bianchi mi hanno leggermente suggestionato e da un momento all’altro temo sia arrivato il mio momento per entrare nella catena alimentare dalla porta principale.

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Qui va tutto a rotoli

Spesso un quadro di insieme lo comprendi meglio dai particolari. Le piccole cose, i frammenti, i minuscoli dettagli.  Oggi è stato il primo giorno di scuola di mio figlio.
Scuola materna, quella che un tempo si chiamava asilo.
Lo zainetto preparato con cura la sera prima, l’emozione del grembiule, quasi una corsa verso quel grande edificio in stile ventennio, un palazzone leggermente concavo, color ocra, con una gigantesca scritta SCUOLA, in una piazza centrale e trafficatissima di Roma.
Sulla soglia della classe, mentre i bimbi cominciano a studiarsi e a giocare, la maestra si avvicina  e ci allunga un foglio.
E’ la lista delle cose che i genitori devono portare, quasi una lista della spesa.
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Il marinaio Nico

Me lo sono sempre immaginato alle prese con un grosso timone di legno scuro, una cartina stropicciata con un compasso sopra, una bussola d’ottone e un cappello con un’ancora dorata calcato sulla nuca.
Un capitano sul ponte di comando, insomma.
Ma erano solo distorsioni della realtà, nella mente fantasiosa di un bambino.
Nico era un commissario di bordo.
Un gradino più sotto del comandante, il marinaio che gestisce la logistica della nave.
E di navi ne aveva vissute, Nico.
All’inizio sui mercantili che partivano da Genova negli anni ’50, puntavano la prua a sud est, attraversavano il Canale di Suez, e via, verso l’Oceano Indiano, lo stretto di Malacca, l’Australia, la Nuova Zelanda.
Poi sulle navi da crociera, a fare la vita, la vita del marinaio.
Viaggi e traversate da cui riportava sempre qualcosa. Come quella statuetta aborigena, soprammobile alieno nel salotto di casa mia.
Infine s’era stufato degli oceani e aveva scelto di finire la sua carriera nel mare di casa, tra Genova e Napoli, sui traghetti della Tirrenia.
Veniva da Camogli, Nico. Un borgo che  porta nel nome la vocazione marinara della sua gente: la Casa delle Mogli, il paese abitato da sole donne mentre gli uomini andavano per mare.
E anche lui, sua moglie, l’ha spesso lasciata a casa ma mai abbandonata. Soprattutto nell’ultimo tratto di navigazione, quello più difficile per entrambi.
Che la terra ti sia lieve, Capitano Nico. Come lo sono state le onde del mare.


Comunione, mazzate e liberazione

In montagna, quando piove c’è ben poco da fare. Nel vero senso della parola. E con tre bambini piccoli può essere davvero un problema serio.
A San Martino di Castrozza, però, c’hanno il palasport.
Ed ecco allora che la grande struttura si anima, Centinaia di persone e centinaia di bambini di tutte le età.
BImbi che saltano sui tappetoni, adolescenti che che si rincorrono, ragazzini che giocano a mini golf, adulti che si arrampicano sulle pareti con corde e moschettoni. Decine di uomini e  donne si sono addirittura organizzati con megafono e tabellone e stanno facendo un torneo di ruba-bandiera e tiro alla fune.
Mi sembra un paradiso, mentre fuori infuria la tempesta.
Finché non scopro che quelle centinaia di persone non sono lì per caso.
Sono il gruppo di Comunione e Liberazione di Buccinasco e Cesano Boscone, laddove finisce Milano e comincia il milanese.
Hanno minimo tre figli a coppia e quando piove, fanno così: affittano il Palasport per stare assieme.
Io e il mio non c’entriamo nulla ma già che ci siamo…
Mentre il bimbo gioca, mi rilasso e distraggo un attimo. Dopotutto, ci può essere sulla faccia del pianeta un luogo più sicuro di un palasport pieno di persone pie e devote, aderenti a Comunione  e Liberazione?
E invece e’ un attimo. Continua a leggere