Archivi categoria: Il blocco degli appunti

Lo straccio di un’idea

Nel 1968 lo scienziato George Land distribuì a 1600 bambini americani di 5 anni un test di creatività, sviluppato dalla NASA per selezionare il proprio personale.foto (11)
Dimostrò così che il 98% dei bimbi hanno momenti di creatività innata.
Lo scienziato ripropose lo stesso test agli stessi bambini 5 anni e 10 anni dopo e constatò che la capacità di essere creativi, di avere un guizzo, una pennellata, un’idea calava drasticamente con l’aumento dell’età.
Forse in quella lontana ricerca sta la spiegazione a questo momento di blogstasi.
Dopotutto ho quasi 38 anni.
Nel frattempo però sono cambiate un po’ di cose in redazione e ci sono nuove energie in circolo, nuovi stimoli. E nelle ultime due settimane mi sono ritrovato a indagare sui misteri di una centrale nucleare dismessa e sul racket delle ambulanze nel Lazio, a cercare un perché davanti all’ennesimo dramma dell’abusivismo edilizio a Palermo, a constatare che in questo paese a volte il tempo passa invano.
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La stanza del figlio

Alberto ha cambiato casa spesso in questi ultimi 17 mesi. Almeno tre volte, un trasloco dietro l’altro. Per fortuna la sua mamma non lo lascia mai, lo segue ovunque, lo sprona e lo coccola.foto (8)
Anche qui, nella sua nuova casa, la stanza 219.
Patrizia è una bella signora bionda, con gli occhi azzurri  pieni di lacrime, che ha solo voglia di raccontarsi, perché forse chissà, parlando, parlando, parlando troverà una spiegazione impossibile da trovare.
Accarezza Alberto e gli fa ruotare leggermente il viso.
“Vedi? Lo vedi cosa hanno fatto?”
Lo vedo.
Vicino al letto di Alberto c’è un monitor al plasma sempre acceso. In questo momento Antonella Clerici spadella e ride.
Appesi alla parete, come nella stanza di qualsiasi ragazzo, fotografie, sciarpe, la dedica di Alex Britti. E tante foto di Alberto.
Alberto che suona la chitarra. Alberto che abbraccia la sua ragazza. Alberto che sorride. Alberto in viaggio per l’Europa. Alberto che scherza con gli amici.
Alberto ora invece dorme e basta.
Un sonno impalpabile che nemmeno i medici riescono a scandagliare fino in fondo. Coma, stato di prima coscienza, stato vegetativo. Continua a leggere


Giorgia cara,

Cara Giorgia,
in questa foto sei venuta davvero bene. Dico sul serio, sembri quasi carina. Mi piace l’espressione che impugni sul viso, un impasto di soddisfazione, serenità, convinzione, sorriso.
A cosa stavi pensando, Giorgia, quando ti hanno scattato questa foto?
Eri ancora giovane o già ministro della Gioventù?
Hai stile in questo scatto, Giorgia, te lo devo dire.
Sei elegante.
L’orecchino che brilla in un angolo, quasi nascosto dalla massa dei capelli; la scollatura a v, audace ma non offensiva; gli occhi che brillano tra il celeste e il verde, un po’ socchiusi, ammiccanti, lontani anni luce dai bulbi a palla che ricordavo.
Mi sembri una ragazza che conobbi a uno stabilimento balneare, anni fa. Solare, sorridente, pulita. E anche tu, in quest’immagine sei fresca, sai d’estate, quasi quanto il tuo cognome.
Sembri una madonna, Giorgia, sono sincero. Lascia stare il sole che faceva capolino dietro al cartellone, lo so, è un segnale che comunque non bisogna sottovalutare. Ora mi voglio concentrare su di te e  sull’aura che emani, ispirata. Continua a leggere


Di mostri, laghi e altre sciocchezze

Ogni paese ha i mostri che si merita. E i mostri, di solito, vivono nei laghi. Il più celebre è Nessie, il plesiosauro che sguazzerebbe nel lago di Loch Ness in Scozia.
Ma ci sono anche l’Ogopogo, serpentone iperaggressivo che terrorizza i pescatori sull’Okanagan, in Canada; il Manipogo, sempre in Canada, nelle profondità del lago Manitoba; in Argentina vive un altro serpentone, senza braccia e senza zampe, Nahuelito; e così via, passando per il Ciad, lo Zambia, la Russia e la Cina. I due paesi che contano più mostri lacustri sono il Canada e gli Stati Uniti e c’è addirittura una pseudo scienza che studia queste creature: la criptozoologia.
L’Italia in questi giorni vive il mistero del Lago di Scanno, uno specchio d’acqua a forma di cuore, a 900 metri d’altezza in Abruzzo.
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La porta chiusa

Il ragazzo passava per quella strada quasi tutti i giorni. Via Oslavia era un’elegante arteria del quartiere di Roma Prati, puntellata di palazzi tardo ottocenteschi. E ogni volta che sfrecciava davanti al 39B con la sua vespa, gettava uno sguardo verso quel portone, inesorabilmente chiuso. Ormai quasi non si voltava nemmeno più a controllare.
Fino a ieri, quando con la coda degli occhi ha visto che era aperto. Anzi, non aperto. Proprio spalancato.
Come un invito, un richiamo, un sussurro.
Il ragazzo a quel punto parcheggia la vespa e si toglie il casco.
Attraversa la strada con decisione, punta l’obiettivo e entra nell’androne.
Un mosaico di mattonelle azzurre sul pavimento, muri color crema, qualche decorazione liberty in stucco bianco. Davanti a lui, un antico ascensore in legno con catene e cavi imburrati di grasso e olio.
Il ragazzo comincia a salire le scale, gradini in marmo, a  due a due. Su ogni pianerottolo, nota due porte in legno e prosegue. Sale fino ad arrivare al piano che cerca: è il quarto, l’unico pianerottolo con una porta sola.
Le due maniglie in ottone sono unite da una pesante catena ricoperta di gomma rossa e sigillata da un grosso lucchetto.
Il ragazzo guarda il campanello e vede  che c’è ancora la targhetta: Balla.
Era proprio quella la casa che cercava, l’abitazione dove Giacomo Balla, artista, pittore, futurista trascorse gran parte della sua vita. Continua a leggere


Antiracket Football Club

Il vecchio e grande murales di Maradona resiste ancora ai piedi di una palazzina nel centro di Quarto. E in questo sobborgo della zona Flegrea di Napoli è venuto addirittura a giocare il figlio del Pibe de Oro: Diego Armando Junior. Stesso sangue, piedi leggermente diversi.
Il piccolo Maradona ha militato nella squadra locale fino a due anni fa, tra il campionato di Promozione e quello di Eccellenza.
Proprio gli anni in cui il Quarto era una squadra di Gomorra.
Il Clan Polverino aveva comprato la società sportiva e nel piccolo stadio della cittadina flegrea gli amici degli amici si radunavano a guardare la partita e a parlare di calcio e affari sporchi.
“Il pallone da queste parti crea un consenso molto solido” mi spiega il magistrato antimafia Antonello Ardituro. E’ l’uomo che ha cambiato le regole del gioco in queste terre. Continua a leggere


I fuochi di Lampedusa

La notizia è di quelle che domani non troveranno spazio sulla stampa nazionale. La scorsa notte qualcuno ha appiccato il fuoco ad un barcone di migranti, che veniva custodito nella Casa Confraternita di Lampedusa.
Il Comune aveva deciso da qualche giorno che quell’imbarcazione sarebbe stata l’embrione di un progetto ambizioso: il futuro Museo delle Migrazioni. Un sogno al quale lavorano da anni i ragazzi dell’Associazione Askavusa e Giusi Nicolini, oggi sindaco dell’isola, da anni battagliera ecologista.
Vicino allo scheletro bruciato del barcone, la polizia ha trovato un foglio con una scritta inequivocabile e una firma improbabile:
“No ai clandestini liberi per l’isola. U capisti alla prossima?” Firmato: “Gruppo Armato Lampedusa Libera”. Continua a leggere


A domanda,risponda

La colonna sonora della redazione è un magma indistinto di voci, interfono, pigiare di tasti, ma soprattutto squilli di telefono.
Se alzi il ricevitore, il più delle volte, dall’altra parte trovi:
-cittadini infuriati
-matti che cominciano la conversazione con un “che ci fai un articolo su ….?”
-colleghi di altre redazioni con problemi insolubili
-raramente qualcuno che cerca proprio te
La collega appoggia la cornetta sulla scrivania, si avvicina e mi sussurra:
“E’ la Camera dei Deputati, ti cerca la segreteria dell’Onorevole Simeone Di Cagno Abbrescia…”
“Ammappelo” penso “e che sarà mai successo?!?!”
Raccolgo il ricevitore dalla scrivania e scopro che l’Onorevole, già sindaco di Bari per otto anni, Deputato della Repubblica Italiana dal 2006, è rimasto molto colpito da una mia inchiesta sul degrado della Reggia di Caserta (ne ho parlato qualche post più sotto, Regio Sfregio, guarda il video) e ha deciso di portare la questione in Parlamento.
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Erano imperiali

Guardali ora come sono ridotti, i Fori romani. Guarda quell’uomo che si cala i pantaloni e lascia i suoi bisogni in un angolo della Basilica di Massenzio.
Guarda il giaciglio di un barbone sulle scale della chiesetta a due passi dal Colosseo.
Guarda la lunga sequenza di cantieri e scavi abbandonati, di promesse mai mantenute. Quanto è facile entrare in una zona ad alta concentrazione archeologica e mettere le mani su anfore, vasellame, antiche pietre incise!
Basterebbe avere uno zainetto per rubare pezzi pregiati di epoca romana e nessuno ti direbbe nulla.
Guarda i venditori abusivi di bottigliette d’acqua, la gattara che parcheggia sotto l’Arco di Tito, il banchetto dei Lautari che chiedono soldi e firme ai turisti “contro la droga”.
E sono tanti i turisti che passano qui ogni anno. Nel 2011, sono stati 5.300.000 e hanno fatto del circuito Colosseo-Palatino-Fori  il sito più visitato in Italia.
Foro di Cesare, Foro di Augusto, Foro di Nerva, Foro di Traiano.
Vanto di un Impero,  vergogna di una Repubblica.

GUARDA IL VIDEO


Regio sfregio

Da una finestra si intravedono addirittura panni stesi e mollette. Le automobili dei custodi sfrecciano tra i turisti davanti alla biglietteria. I quattro cortili sono trasformati in parcheggi. L’atrio è una lunga galleria di bancarelle e ambulanti: Pulcinella, magneti, guide e cartoline.
La scenografica cascata dell’immenso Parco Reale non esiste più e le fontane sono ormai a secco: l’acqua viene rubata a monte con allacci e tubi abusivi all’Acquedotto della Reggia.
Oubliez Versailles!
Questa è Caserta.
Fino a 10 anni fa, il Palazzo reale voluto da Carlo III di Borbone attirava quasi un milione di visitatori l’anno.
Oggi sono poco più di 500 mila.
Il complesso disegnato dal Vanvitelli è, per volumetria, uno degli edifici più grandi d’Italia: 1200 stanze divise su cinque piani. Ma nessuno le potrà mai visitare tutte.
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