Archivi categoria: Il blocco degli appunti

Eppur si muove (e vola)

Va bene, lo ammetto. Avevo dei pregiudizi e i pregiudizi non sono mai una bella cosa. Ma quando l’autobus con i suoi 14 passeggeri s’e’ avvicinato alla piazzola di sosta dell’aereo, me lo sono ritrovato davanti, ho letto la scritta verde Carpatair lungo la fiancata, è stato allora che ho pensato: “Ma chi me lo fa fare?”.carpatair
Poi le eliche di questo Saab 2000 hanno cominciato a frullare l’aria, la hostess era molto carina e molto sorridente, tutto sembrava tranquillo e mi sono rilassato.
Non c’era Dracula a bordo e non c’erano nemmeno i ritratti di Ceausescu e della moglie stampati sui sedili.
No, quel Roma Rimini non sarebbe precipitato. E nemmeno quello successivo, sul quale dovevo salire io. Stesso aereo, mezz’ora più tardi.
Il problema non era Carpatair. Il problema era Alitalia che proclama una cosa  e ne mette in pratica un’altra.
Proprio per raccontare quella storia, ero lì, su quel volo. Continua a leggere


Piccoli indizi senza importanza

Sono quasi due giorni che non riesco a pensare ad altro. Precisamente da quando mi hanno chiamato e dato le coordinate di quella storia.foto (17) Centro città. Sottopassaggio. Incendio.
Due corpi carbonizzati.
Dentro al tunnel è tutto nero. L’odore è forte, troppo, viene da respirare con la bocca per non sentire.
Il fuoco è stato talmente  intenso qui dentro che i rivestimenti in pietra del soffitto si sono staccati e sono crollati.
In terra restano solo gli scheletri anneriti delle reti da materasso sul quale dormivano due persone.
Come nei film e come nei romanzi gialli, il Commissario indossa un impermeabile beige e dispensa certezze.
La Polizia non ha dubbi.
“Erano due somali, abbiamo trovato i documenti. Dormivano nel sottopassaggio e per scaldarsi hanno acceso un fuoco. Le fiamme si sono mangiate prima i cartoni, poi le coperte e infine i materassi sui quali dormivano. Tutta roba sintetica, ci vuole un attimo. Un incidente, un terribile incidente”.
Poi però succede qualcosa e il mistero prende forma.
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Senza Corona

Quando mi alzo per andare in bagno non posso far altro che fermarmi davanti alla fila 28, l’ultima. I due agenti dell’Interpol guardano e smorfiano come per dire “Eh, dai, torna al tuo posto”.foto (16)
Vicino a loro, Fabrizio Corona e i suoi tatuaggi fissano il blu, fuori dal finestrino.
“Mi scappa sul serio, non sto provando a fare il furbo”, dico.
E’ a quel punto che Corona si gira verso il corridoio.
In questa ennesima piroetta del suo look assomiglia vagamente a Johnny Depp.
“Giornalista?” chiede.
Non ha più le manette ai polsi e indossa una maglietta con il ritratto di un indiano.
Non può essere un caso, per uno così attento al look.
Lui è quell’indiano: l’uomo solo contro il sistema, il coraggioso con arco e frecce opposto ai fucili e alla polvere da sparo, il ribelle sognatore che non segue la strada segnata della ferrovia ma lo scarto del bisonte, lo sconfitto che indica la via alle generazioni future. No, quella maglietta non l’ha scelta a caso.
“Si”, rispondo.
“Di che cosa?”. Col dito faccio segno uno, come Tg1, come il primo canale.
“Ti posso fare una domanda?”, mi chiede. I due dell’Interpol sbuffano e mi fanno cenno di andare, ma il bagno è ancora occupato.
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Lo straccio di un’idea

Nel 1968 lo scienziato George Land distribuì a 1600 bambini americani di 5 anni un test di creatività, sviluppato dalla NASA per selezionare il proprio personale.foto (11)
Dimostrò così che il 98% dei bimbi hanno momenti di creatività innata.
Lo scienziato ripropose lo stesso test agli stessi bambini 5 anni e 10 anni dopo e constatò che la capacità di essere creativi, di avere un guizzo, una pennellata, un’idea calava drasticamente con l’aumento dell’età.
Forse in quella lontana ricerca sta la spiegazione a questo momento di blogstasi.
Dopotutto ho quasi 38 anni.
Nel frattempo però sono cambiate un po’ di cose in redazione e ci sono nuove energie in circolo, nuovi stimoli. E nelle ultime due settimane mi sono ritrovato a indagare sui misteri di una centrale nucleare dismessa e sul racket delle ambulanze nel Lazio, a cercare un perché davanti all’ennesimo dramma dell’abusivismo edilizio a Palermo, a constatare che in questo paese a volte il tempo passa invano.
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La stanza del figlio

Alberto ha cambiato casa spesso in questi ultimi 17 mesi. Almeno tre volte, un trasloco dietro l’altro. Per fortuna la sua mamma non lo lascia mai, lo segue ovunque, lo sprona e lo coccola.foto (8)
Anche qui, nella sua nuova casa, la stanza 219.
Patrizia è una bella signora bionda, con gli occhi azzurri  pieni di lacrime, che ha solo voglia di raccontarsi, perché forse chissà, parlando, parlando, parlando troverà una spiegazione impossibile da trovare.
Accarezza Alberto e gli fa ruotare leggermente il viso.
“Vedi? Lo vedi cosa hanno fatto?”
Lo vedo.
Vicino al letto di Alberto c’è un monitor al plasma sempre acceso. In questo momento Antonella Clerici spadella e ride.
Appesi alla parete, come nella stanza di qualsiasi ragazzo, fotografie, sciarpe, la dedica di Alex Britti. E tante foto di Alberto.
Alberto che suona la chitarra. Alberto che abbraccia la sua ragazza. Alberto che sorride. Alberto in viaggio per l’Europa. Alberto che scherza con gli amici.
Alberto ora invece dorme e basta.
Un sonno impalpabile che nemmeno i medici riescono a scandagliare fino in fondo. Coma, stato di prima coscienza, stato vegetativo. Continua a leggere


Giorgia cara,

Cara Giorgia,
in questa foto sei venuta davvero bene. Dico sul serio, sembri quasi carina. Mi piace l’espressione che impugni sul viso, un impasto di soddisfazione, serenità, convinzione, sorriso.
A cosa stavi pensando, Giorgia, quando ti hanno scattato questa foto?
Eri ancora giovane o già ministro della Gioventù?
Hai stile in questo scatto, Giorgia, te lo devo dire.
Sei elegante.
L’orecchino che brilla in un angolo, quasi nascosto dalla massa dei capelli; la scollatura a v, audace ma non offensiva; gli occhi che brillano tra il celeste e il verde, un po’ socchiusi, ammiccanti, lontani anni luce dai bulbi a palla che ricordavo.
Mi sembri una ragazza che conobbi a uno stabilimento balneare, anni fa. Solare, sorridente, pulita. E anche tu, in quest’immagine sei fresca, sai d’estate, quasi quanto il tuo cognome.
Sembri una madonna, Giorgia, sono sincero. Lascia stare il sole che faceva capolino dietro al cartellone, lo so, è un segnale che comunque non bisogna sottovalutare. Ora mi voglio concentrare su di te e  sull’aura che emani, ispirata. Continua a leggere


Di mostri, laghi e altre sciocchezze

Ogni paese ha i mostri che si merita. E i mostri, di solito, vivono nei laghi. Il più celebre è Nessie, il plesiosauro che sguazzerebbe nel lago di Loch Ness in Scozia.
Ma ci sono anche l’Ogopogo, serpentone iperaggressivo che terrorizza i pescatori sull’Okanagan, in Canada; il Manipogo, sempre in Canada, nelle profondità del lago Manitoba; in Argentina vive un altro serpentone, senza braccia e senza zampe, Nahuelito; e così via, passando per il Ciad, lo Zambia, la Russia e la Cina. I due paesi che contano più mostri lacustri sono il Canada e gli Stati Uniti e c’è addirittura una pseudo scienza che studia queste creature: la criptozoologia.
L’Italia in questi giorni vive il mistero del Lago di Scanno, uno specchio d’acqua a forma di cuore, a 900 metri d’altezza in Abruzzo.
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