Archivio dell'autore: Marco Bariletti

Informazioni su Marco Bariletti

Giornalista, padre, blogger.

Ciao Presidente

Sale per ultima e nemmeno me ne accorgo. Solo quando si rialza per sistemare trolley e impermeabile nella cappelliera, la riconosco. Ha i modi fulminei di chi ha passato quasi più tempo in aereo che a casa.az
Laura Boldrini l’ho conosciuta, come tanti colleghi, a Lampedusa.
Era con noi sul molo, ad aspettare i barconi.
Era con noi quando serviva un’intervista al volo.
Era con noi da Roma, quando ti chiamava, ringraziando per la sensibilità mostrata in un pezzo.
Quando la vedo sull’AZ Genova Roma ho l’istinto di alzare la voce e dire: “Ciao, Laura!”.
Ma mi fermo, davanti alla Presidente della Camera dei Deputati.
L’aereo decolla e comincio a calcolare la distanza che ci separa. Io sono seduto al 25C, lei almeno dieci file più avanti. Sarà al 15C. Vuol dire quasi 60 persone tra di noi. Poi inizio a pensare a come salutarla. E vado in tilt.
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Fronte del porto

Me lo avevano raccontato sempre e non ci avevo creduto mai. Ora che tutto sta per finire, so che avevano ragione. Che era tutto vero.FRONTEDELPORTO
Questa è un’altra cosa. Un’altra città, comunità, famiglia.
Sono 30mila e sono orgogliosi, ostinati, testardi. Ruvidi come la buccia delle ananas appena scaricate e morbidi come la schiuma del cappuccino con cui accompagnano la focaccia del mattino.
Se ti alzi presto e passi il varco che li separa dalla città, vedi cose che non avresti immaginato.
Fronte del porto, Genova.
Ognuno qui indossa una pettorina, una tuta, una divisa. Le loro insegne sono eliche, delfini, ancore, onde e rose dei venti.
Vivono sospesi per aria, nella cabina di comando di una gru. Fanno aprire e chiudere il mare, dentro enormi bacini di carenaggio. Trattano lo scafo di una nave come il corpo di una donna. Continua a leggere


Non é un paese per nessuno

Giornata di sole, decisione inevitabile: si va ad ascoltare un concerto nel giardino del Museo dei Bambini. Esco di casa coi 3 figli: due sul passeggino gemellare e uno mano nella mano.
Sono un padre eroe, ce la farò. Abbiamo la fortuna di vivere nei pressi della metro. E se vivi vicino alla metro, in qualsiasi città del mondo, puoi andare ovunque.foto (25)
Non qui.
Non a Roma.
Non in questo paese.
La linea A conta 27 stazioni. Di queste,  solo 11 sono provviste di ascensore. Le due stazioni vicino a casa mia, per fortuna, sono tra queste. Arriviamo davanti alla prima e ci fermiamo: padre eroe, bimbo 4enne e passeggino gemellare davanti alla porta automatica dell’ascensore che si apre/chiude in continuazione, nelle orecchie un messaggio automatico che ci informa “ascensore al piano, scendere”.
Inutile aggiungere che noi 4, su quell’ascensore, nemmeno riusciamo a salirci. Verremmo ghigliottinati dalla porta automatica in tilt. Continua a leggere


La musica è iniziata

Ricevo e volentieri pubblico questo McMM (Manifesto contro la modernità musicale). Considerate che l’autore, oltre ad essere un mio grande amico, è un nostalgico frequentatore di negozi di dischi.

Mai avuto la sensazione di essere raggirati?, così John Lydon/Johnny il Marcio, sul palcoscenico, una versione del Gobbo di Notre Dame riscritta da Dickens e allevata da Iggy Pop, durante l’ultimo concerto dei Sex Pistols.
Già: Mai avuto la sensazione di essere stati raggirati?vinili
Beh, la risposta naturale è:
no, mai.
Per il semplice motivo che una volta che la sensazione arriva, se arriva, il raggiro è compiuto. E la sensazione è necessariamente in ritardo. Chi acquista acqua di fonte credendo sia il rimedio a tutti i mali se ne accorge al primo sorso o, più facilmente, quando i mali rifiutano di andare via, qualche giorno dopo la supposta bevuta salvifica. E a quel punto, il prezzo è già pagato.
Ascoltare musica, per usare una frase da romanzo di Moccia, è come respirare: capita a tutti, punto e basta.
Ognuno poi ci fa quello che vuole, con l’ascoltare musica. Come col respiro: ci puoi semplicemente attraversare la vita, finché dura, o diventare campione del mondo di immersione in apnea.
Un modo banale di ascoltare musica è (era) comprare dei dischi. E poi metterli in ordine su scaffali/librerie/scatole da scarpe. E ascoltarli ma anche magari guardarli, leggere i libretti, giocare a riconoscere le costine da lontano.
S’inizia (iniziava) per caso, si finisce (finiva) sepolti dalla plastica: vittime di un consumismo che si presume nobile perché in qualche modo, culturale.
L’inizio è un disco, la fine un sacco di dischi: semplice, spietata matematica.
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Eppur si muove (e vola)

Va bene, lo ammetto. Avevo dei pregiudizi e i pregiudizi non sono mai una bella cosa. Ma quando l’autobus con i suoi 14 passeggeri s’e’ avvicinato alla piazzola di sosta dell’aereo, me lo sono ritrovato davanti, ho letto la scritta verde Carpatair lungo la fiancata, è stato allora che ho pensato: “Ma chi me lo fa fare?”.carpatair
Poi le eliche di questo Saab 2000 hanno cominciato a frullare l’aria, la hostess era molto carina e molto sorridente, tutto sembrava tranquillo e mi sono rilassato.
Non c’era Dracula a bordo e non c’erano nemmeno i ritratti di Ceausescu e della moglie stampati sui sedili.
No, quel Roma Rimini non sarebbe precipitato. E nemmeno quello successivo, sul quale dovevo salire io. Stesso aereo, mezz’ora più tardi.
Il problema non era Carpatair. Il problema era Alitalia che proclama una cosa  e ne mette in pratica un’altra.
Proprio per raccontare quella storia, ero lì, su quel volo. Continua a leggere


Intenzione di voto

Dunque, si comincia. Tecnicamente le prossime elezioni del 24 e 25 febbraio iniziano in queste ore. Gli italiani residenti all’estero, infatti, hanno appena ricevuto il plico elettorale e certificato elettoraleora hanno meno di tre settimane per compilarlo e spedirlo agli uffici consolari. Tocca a loro eleggere i 6 senatori e i 12 deputati della circoscrizione estero.
Apro il cassetto del mobile, ripesco il certificato. Vedo che mancano tanti timbri ma non so ancora se e quando ne farò aggiungere un altro.  Insieme al libretto, c’è un piccolo foglio, con annotata a penna una vecchia poesia di Trilussa del 1930.

Un giorno tutti quanti l’animali
Sottomessi ar lavoro
Decisero d’elegge’ un Presidente
Che je guardasse l’interessi loro.

C’era la Societa de li Majali,
La Societa der Toro,
Er Circolo der Basto e de la Soma,
La Lega indipendente

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Piccoli indizi senza importanza

Sono quasi due giorni che non riesco a pensare ad altro. Precisamente da quando mi hanno chiamato e dato le coordinate di quella storia.foto (17) Centro città. Sottopassaggio. Incendio.
Due corpi carbonizzati.
Dentro al tunnel è tutto nero. L’odore è forte, troppo, viene da respirare con la bocca per non sentire.
Il fuoco è stato talmente  intenso qui dentro che i rivestimenti in pietra del soffitto si sono staccati e sono crollati.
In terra restano solo gli scheletri anneriti delle reti da materasso sul quale dormivano due persone.
Come nei film e come nei romanzi gialli, il Commissario indossa un impermeabile beige e dispensa certezze.
La Polizia non ha dubbi.
“Erano due somali, abbiamo trovato i documenti. Dormivano nel sottopassaggio e per scaldarsi hanno acceso un fuoco. Le fiamme si sono mangiate prima i cartoni, poi le coperte e infine i materassi sui quali dormivano. Tutta roba sintetica, ci vuole un attimo. Un incidente, un terribile incidente”.
Poi però succede qualcosa e il mistero prende forma.
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Senza Corona

Quando mi alzo per andare in bagno non posso far altro che fermarmi davanti alla fila 28, l’ultima. I due agenti dell’Interpol guardano e smorfiano come per dire “Eh, dai, torna al tuo posto”.foto (16)
Vicino a loro, Fabrizio Corona e i suoi tatuaggi fissano il blu, fuori dal finestrino.
“Mi scappa sul serio, non sto provando a fare il furbo”, dico.
E’ a quel punto che Corona si gira verso il corridoio.
In questa ennesima piroetta del suo look assomiglia vagamente a Johnny Depp.
“Giornalista?” chiede.
Non ha più le manette ai polsi e indossa una maglietta con il ritratto di un indiano.
Non può essere un caso, per uno così attento al look.
Lui è quell’indiano: l’uomo solo contro il sistema, il coraggioso con arco e frecce opposto ai fucili e alla polvere da sparo, il ribelle sognatore che non segue la strada segnata della ferrovia ma lo scarto del bisonte, lo sconfitto che indica la via alle generazioni future. No, quella maglietta non l’ha scelta a caso.
“Si”, rispondo.
“Di che cosa?”. Col dito faccio segno uno, come Tg1, come il primo canale.
“Ti posso fare una domanda?”, mi chiede. I due dell’Interpol sbuffano e mi fanno cenno di andare, ma il bagno è ancora occupato.
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SuperSocialMarket

Cinque teste, un passeggino e un carrello del supermercato. Il logo è semplice, diretto, quasi banale. Ottenerla è stato facile, è bastato presentare un documento e un’autocertificazione.codiceabarre
Ora che ce l’ho tra le dita, davanti alla cassa fai da te e alla pistola per leggere i codici a barre, capisco come funziona questa nuova, ennesima, tessera che intaserà il mio portafoglio.
D’ora in poi, quando farò la spesa, mi verrà scontata l’IVA sui prodotti freschi.
Pochi spiccioli, ma pur sempre spiccioli.
“In un anno difficile per le famiglie, abbiamo deciso di sostenere i consumi etc etc etc”  c’è scritto sul manifesto. L’iniziativa è una gentile offerta della catena di supermercati Carrefour per quelli come me, quelli che hanno almeno tre figli.
Sarà che sono francesi, questi del Carrefour.
In Francia però non ci pensano i supermercati alle famiglie numerose ma lo Stato.
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La battaglia delle formiche

Il padre lanciò lo sguardo oltre il grande tiglio in fiore e vide suo figlio accovacciato in un angolo del cortile. Stava armeggiando con qualcosa. Il ragazzo si rialzò, si guardò attorno, si spostò vicino a un cespuglio e si accovacciò nuovamente.formiche
Tra le gambe e le mani teneva una scatola da scarpe color amaranto.
L’aprì e osservò il cartone vuoto. Girò il coperchio e rimase quasi ipnotizzato dalle centinaia di formiche rosse che continuavano a succhiare le strisciate di miele che aveva lasciato col cucchiaino.
Scrollò il cartone vicino al cespuglio.
Qualche formica rimase aggrappata con due zampe,  altre ignoravano la gravità e seguivano a mangiare  miele, altre precipitarono subito a terra, scosse dai gesti del ragazzino.
Pian piano furono tutte  a terra. Stordite, ribaltate, sparpagliate. Una formica rossa cominciò a muoversi velocemente a scatti e andò verso il cespuglio, lasciando le sue compagne a riprendersi.
Era quello il momento che il ragazzo aspettava. Continua a leggere