2go or not 2go?

Rigiro la tessera celeste e bianca tra le dita, sopra c’è scritto “member” ed oggi è il giorno giusto per dimostrare di far parte del club più scorrazzante della città.
Lo chiamano “car sharing di flusso”.CAR2GO In pratica è un noleggio diffuso e ipertecnologico. Una flotta di smart sparpagliate per le strade, ne individui una libera grazie alla app sul cellulare, la prenoti e hai mezz’ora di tempo per raggiungerla.
La chiave è già incastonata vicino al cruscotto, grazie alla tessera celeste e bianca apri la portiera e da quel momento cominci a spendere 0,29cent al minuto. Ma non paghi l’assicurazione, la benzina, il bollo, le strisce blu, puoi entrare in centro. Puoi fare tutto ciò che vuoi.
Sembra caro ma non è caro. Sembra un sogno ma può diventare un incubo.
La mia smart è a 320 metri. La raggiungo e quando avvicino la tessera al parabrezza, lei mi riconosce.
“Buongiorno marco bariletti”, c’è scritto sul display.
Inserisco la chiave, muovo il cambio automatico e buttarmi nel traffico non mi è mai sembrato cosi entusiasmante.
Vado ad un appuntamento a pochi chilometri da casa. Zona Prati, zona di Papi, Santi e automobili in questi giorni.
Trovare parcheggio, anche con la Smart sembra un’impresa. Quando lo trovo capisco che la vera impresa è un’altra.
Riuscire ad estrarre la chiave.
Giro, schiaccio, forzo, piego. Niente da fare. Trovo un piccolo bottoncino sulla chiave, lo schiaccio. È il temutissimo “immobilizer”. Blocca tutto. Inserisco di nuovo il Pin, provo a estrarre la chiave e continuo a non riuscirci.
Ogni secondo che passa, inevitabilmente, penso che sono suppergiù 0,005 cent. Poco, ma di secondi ne passano davvero troppi. La chiave sembra incastrata.
Sento bussare al finestrino. C’è un uomo che deforma orribilmente la bocca per farsi capire “scusi, volevo chiederle informazioni su questa bella iniziativa. Come funziona? Si trova bene?”
È il panico. Vaglielo a spiegare che sono intrappolato in una Smart blu e celeste e che non è neppure mia. Gli faccio segno di aspettare un attimo e mi rassegno.
Tocco, o dovrei dire touccho, il tasto SOS sul display. È celeste anche quello. È la resa.
“Buongiorno, sono Cristina, come posso aiutarla?”.
Alla fine Cristina mi aiuta davvero. Mi spiega gentilissimamente che “può capitare, che bisogna spegnere, riaccendere e mettere in moto, aspettare 20 secondi (0,09 cent almeno), spegnere nuovamente e estrarre delicatamente la chiave”.
Seguo le istruzioni e sono libero. Libero e sconfitto. Deve essere per questo che dopo mezzora ci ricasco.
Questa volta la maledetta e celestissima smart non parte. Faccio tutto giusto: tessera, Pin sul display, giro la chiave, ingrano il cambio automatico ma non si accende il motore.
Questa volta, touccho il tasto SOS all’istante.
Questa volta non c’è Cristina. Stavolta non c’è nessuno, solo una segreteria che recita: “i nostri operatori sono tutti occupati”.
Come il call center di un fott#+*$$}^% ufficio pubblico!
Ma questa doveva essere la rivoluzione della mobilità, insomma.
Chiamo il numero verde. Non funziona nemmeno quello.
Capisco che l’unica cosa che sta funzionando sono le luci posteriori della smart celeste: ogni due secondi qualcuno mette la freccia e aspetta che io liberi il parcheggio, creando nella piccola stradina file interminabili.
Poi impreca, suona e se ne va. Lo invidio. Lui può, io no.
Alterno due soli gesti: provo ad avviare il motore e touccho SOS. Nulla.
Tento di terminare il noleggio e ad abbandonare la Smart al suo destino. Il display mi informa che “non riesce a rilevare la mia posizione” e che quindi dovrei spostare l’auto e trovare un altro posto dove terminare il noleggio.
Sono prigioniero più di prima. E la mia prigione non ha sbarre ma touch screen e pistoni, cambio automatico e sponsor sulla fiancata, tessere celesti e ambizioni green.
Dopo 40 minuti, il mio uomo SOS risponde. Si chiama Marcello e mi spiega quello che cominciavo a sospettare.
Quando si ha a che fare con il cambio automatico bisogna schiacciare forte forte il freno, poi mettere la marcia su N, infine su R.
La Smart celeste finalmente parte, appena posso parcheggio e la abbandono.
La colpa è sempre dell’uomo mai della macchina.
Sono avvilito ma trovo la forza di andare a pranzo fuori, come mi ero ripromesso.
Non faccio quasi caso al nome del locale molto modaiolo che ho scelto. Salumi appesi alle pareti, piatti della tradizione rivisitati, un buon calice di bianco. Si chiama “il Sorpasso”.
Ci ripenso quando il mio vicino di tavolo tira fuori dal portafogli, tra dieci carte di credito, la tessera celeste e bianca e comincia a magnificarne le lodi al suo commensale.
Facilissimo. Economicissimo. Comodissimo.
Passate pure. Sorpassatemi. Io scendo qui.

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Informazioni su Marco Bariletti


4 responses to “2go or not 2go?

  • Eva

    Sono un’entusiasta di car2go, non è da fighetti. Quanta gente spende valigiate dei suoi preziosi soldi in taxi? Questa è un’ottima alternativa. Solo perchè sono smart non vuol dire che è un’idea fighetta. Sono sicura che se fossero Panda ti sentiresti più a casa, e io pure forse, ma me ne frego

  • Adriano

    Grandeeeee, chi non ha mai guidato una smart, la prima volta ha passato sempre quello che hai raccontato. Car2go non c’entra!!
    Qualsiasi cosa tu debba fare ricorda sempre, piede sul freno e cambio in folle!! Se compare la X sul cruscotto, spegni tutto con la chiave e spingi il famoso pulsante senza estrarre la chiave. Non c’è altro da sapere, ma se non lo sai sei fottuto!! hahahaha

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