Nostra Signora delle Conchiglie

La incontri solo se sai dove cercarla. È in fondo al vicolo più angusto, quello che si infila tra i due palazzi affacciati sulla calata, talmente buio che ci vuole coraggio per attraversarlo, talmente stretto che devi essere in forma per passarci, talmente poco invitante che devi sapere cosa ti aspetta in fondo per affrontarlo. imageIn fondo, in una minuscola piazzetta, ti aspetta lei.

Nostra signora delle conchiglie.

Una teca in vetro con una modesta madonna di gesso, un’edicola come tante. Se non fosse per il contorno. Un’alchimia di gusci marini, madreperle di mille forme, a punta, a fisarmonica, a corno. Con quelle che avanzavano, hanno disegnato un’àncora, qualcuno ha fissato nella parete un veliero in miniatura imprigionata dentro una bottiglia. Perché qui a Camogli, l’unica religione che tiene è il mare.
Chi sa queste cose , racconta che è lì da sempre, Nostra Signora delle Conchiglie.

Almeno da mille anni. Almeno da quando il corsaro ottomano Dragut assediò la cittadina con la sua flotta.

E’ furente Dragut. Anni prima è stato fatto prigioniero dai genovesi e ora è tornato per vendicarsi. Ha già deportato tutta la popolazione di Laigueglia, rapito e fatte schiave cento ragazze a Rapallo, distrutto e incendiato chiese in tutta la Liguria. Ora tocca a Camogli. Ma la piccola cittadina resiste, non si sa bene come. Di certo, ancora oggi il fortino medievale appoggiato sugli scogli a strapiombo sul mare si chiama Castel Dragone. E i draghi non c’entrano proprio nulla. C’entra la resistenza contro quel corsaro ottomano, nel 1540 e qualcosa. Che poi sono passati solo 500 anni, ma anno più anno meno, qui non conta.

Ecco, quelli che trascorrono le giornate a fissare i gozzi nel porticciolo, quelli che queste cose le sanno, dicono che Nostra Signora delle Conchiglie è stata piazzata in fondo al vicolo proprio in quegli anni là, quando Dragut issò le vele e se ne andò, sconfitto.
E da allora, ogni tanto, qualcuno aggiunge una conchiglia o porta un ex voto a forma di cuore d’argento nelle due vetrinette che circondano la madonna.
Anche i naufraghi del Croesus hanno percorso il vicolo e portato qualcosa. Erano salpati da Genova per andare a combattere in Crimea, nel 1855, contro i russi. Ma la loro guerra è cominciata e finita nella baia di San Fruttuoso con il piroscafo in fiamme davanti all’abbazia, i soldati terrorizzati sul ponte della nave, qualcuno che si getta in mare e finisce a fondo, appesantito dalla divisa. Su 300 membri dell’equipaggio, 24 muoiono nel naufragio. E più che la madonna, poterono due donne. Le sorelle Avegno, che fecero la spola con una piccola barca da pesca tra la spiaggia e la nave trasformata in tizzone per salvarne i naufraghi. Ancora oggi, la rotonda sul mare di Camogli è intitolata alle due sorelle.
E di certo devono aver portato un cuore di latta e di argento a Nostra Signora delle Conchiglie, anche gli uomini che hanno affondato le mani nella pancia del Promontorio e regalato al mondo una spiaggia incantata.
1913, cento anni precisi. Lassù, sul monte che si getta nel mare, si scava. Bisogna costruire una galleria ferroviaria lunga 3.030 metri, bisogna collegare Genova a La Spezia, bisogna fare in fretta. E tutte le tonnellate di roccia che quegli operai tirano fuori dal monte, le caricano sui carri e le portano giù, a posarle in faccia al mare, a costruire una spiaggia che prima non c’era. E ancora oggi i milioni di sassi grigi, striati di bianco e di nero, affusolati, appiattiti, smussati dal vento e dal mare che incorniciano Camogli e i suoi palazzi variopinti, anche se non sembra, sono quella roba lí.
Materiale di risulta della costruzione di un tunnel ferroviario.
Ecco, se percorri il vicolo più stretto e ti fermi ad osservala, Nostra Signora delle Conchiglie ti racconta storie come queste.

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Informazioni su Marco Bariletti


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