Non é un paese per nessuno

Giornata di sole, decisione inevitabile: si va ad ascoltare un concerto nel giardino del Museo dei Bambini. Esco di casa coi 3 figli: due sul passeggino gemellare e uno mano nella mano.
Sono un padre eroe, ce la farò. Abbiamo la fortuna di vivere nei pressi della metro. E se vivi vicino alla metro, in qualsiasi città del mondo, puoi andare ovunque.foto (25)
Non qui.
Non a Roma.
Non in questo paese.
La linea A conta 27 stazioni. Di queste,  solo 11 sono provviste di ascensore. Le due stazioni vicino a casa mia, per fortuna, sono tra queste. Arriviamo davanti alla prima e ci fermiamo: padre eroe, bimbo 4enne e passeggino gemellare davanti alla porta automatica dell’ascensore che si apre/chiude in continuazione, nelle orecchie un messaggio automatico che ci informa “ascensore al piano, scendere”.
Inutile aggiungere che noi 4, su quell’ascensore, nemmeno riusciamo a salirci. Verremmo ghigliottinati dalla porta automatica in tilt.

Voltiamo le spalle alla stazione della metro e torniamo sui nostri passi, verso l’altra fermata. Qui l’ascensore funziona.  Arriviamo al binario, saliamo sul treno, preso dall’euforia, chiedo addirittura a un passeggero di scattarmi una foto a testimonianza dell’impresa.
La nostra destinazione è la fermata Flaminio/Piazza del Popolo. Il cuore di Roma. E’ una di quelle sprovviste di ascensore ma, penso, bilanciandomi in un certo modo sulle due rampe di scale mobili col passeggino e chiedendo aiuto per i dieci gradini in travertino finali, ce la dovrei fare.
Ma non è così. Neppure in Piazza del Popolo si va né su né giù.
Tutte le scale mobili della stazione sono fuori uso.
Rimango solo, sul binario, col passeggino doppio e un bimbo per mano; provo a spiegargli che oggi il concerto non lo ascolteremo e al Museo dei bambini non  arriveremo mai, anche se è sopra le nostre teste, a poche centinaia di metri da qui. Lui si mette a piangere davanti alla lunga scala immobile. Gli altri due sono troppo piccoli per capire in che razza di paese vivono.
Cambiamo binario e torniamo indietro, al punto di partenza.
Alla stazione sotto casa, incrocio un dipendente Atac, gli racconto la mia disavventura.
Quello mi dice solo: “Eloso, purtroppo, ce stanno a massacrà. Anche ora, io qui stacco, e fermiamo le scale mobili per mancanza di personale”.
“?”
“E’ stato sfortunato”.
Ha ragione. Sono stato sfortunato a nascere, crescere, vivere e avere dei figli qui.
Non è un paese per vecchi.
Non è un paese per giovani.
Non è un paese per padri, madri, bambini.
Non è un paese per disabili.
Non è un paese per nessuno.

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18 responses to “Non é un paese per nessuno

  • carlenrico

    purtroppo la vita di oggi è diventata drammatica, mille problemi con poche soluzioni e non siamo attrezzati per trovarne. Vorrei dare un segno di speranza ma, a 70 anni, posso solo suggerire di avere FIDUCIA e di restare uniti.

  • Patrizia

    Non posso che associarmi ad ogni parola, virgola, punto ed eventuale sottinteso. Con immensa amarezza.

  • raffaella

    Ciao, vengo dal blog di Lucy che stimo profondamente e cita il tuo post come uno dei migliori della settimana. Ed ha ragione. Mi piace moltissimo il tuo stile, come scrivi e quello che scrivi. ringrazio Lucy per avermi dato l’opportunità di capitare qui e conoscerti. Ho sempre amato lo stile asciutto, scarno eppure così diretto dei bravi giornalisti. Quanto al paese dove viviamo, spero solo che quando sarà il momento saprà rispondere ai nostri figli. Non ho lasciato l’Italia per mancanza di coraggio e per legami profondi, ho scelto di restare e nel mio piccolo ( ho un blog e sono una scrittrice) cerco di cambiare quello che posso. Forse è solo un’utopia, forse non ce la faremo, anche perchè mi sembra che il nuovo sia peggio del vecchio, ma almeno ci provo. A presto.
    Raffaella

  • Amelia

    Ciao Marco. L’unica è andare a piedi. Fortifica e permette di respirare aria buona (ops! a Roma…). Amelia

    • carlenrico

      no, viviamo in un’poca invivibile. Quando una persona è in sofferenza con tre bambini da portare da qualsiasi parte e nessuno che si ponga il pensiero di offrire aiuto …ebbene questo è, per me, un paese invivibile. La signora che suggerisce di andare a piedi forse non sa di cosa stia parlando. Il problema narrato così bene da Marco è anche il problema degli anziani, delle persone sole. il tutto poi si traduce nella chiusura verso il mondo ” Mi è bastato notare che nessuno mi ha lasciato il posto a sedere appena salito sul treno…”. Tremenda realtà

  • Annalisa

    Arrivo qui da Lucy.
    Che schifo, in effetti. Però hai provato a chiedere aiuto ai passanti? Delle volte le persone ti stupiscono per quanto sono gentili e disponibili. Magari qualche mamma poteva darti una mano a salire. O forse no. Non sono di Roma. Dove non arriva lo stato o il comune o l’atac magari arriva la solidariedà.

    • Marco Bariletti

      Non ho chiesto. Mi è bastato notare che nessuno mi ha lasciato il posto a sedere appena salito sul treno…

    • carlenrico

      non ci dovrebbe essere bisogno di chiedere, la gente deve capire da uno sguardo da un gesto. Chiedere cosa’ chiedere a chi? scusi signora/e mi aiuterebbe a fare passare il passeggino………….’ no, la gente ci deve arrivare da sola deve vedere il bisogno di aiuto delle persone. Scusate se mi sono intromesso

      • carlenrico

        Non è un paese per vecchi.
        Non è un paese per giovani.
        Non è un paese per padri, madri, bambini.
        Non è un paese per disabili.
        Non è un paese per nessuno.

  • Adriano

    Ciao Marco,
    quando è nato Valerio non avevo idea di cosa volesse dire veramente barriera architettonica, ma non ho mai parcheggiato sui posti dei disabili o di fornte agli scivoli e altro.
    Ad un certo punto ho pensato che Valerio fosse il pimo nato in Italia, non un fasciatoio nei locali pubblici, a volte neanche il seggiolone nei locali, nei treni nessun servizio, ascensori neanche a parlarne … quando c’è, non c’entra il passeggino! Mi sono indignato perchè ho capito cosa vuol dire non pensare mai al prossimo … e a meno che non si sia tutti immigrati, vuol dire che siamo proprio un popolo povero.
    Valerio crescerà e le barriere per lui scompariranno, almeno fino a quando non avrà anche lui un figlio … Ma ora voglio chiedere scusa ai disabili.

    PS: complimenti, il tuo blog è davvero carino

  • Starsdancer

    Purtroppo 😦 solidarietà zero soprattutto se hai più di un figlio 😦 muoversi coi bimbi da soli è davvero impossibile, io quando esco da sola impazzisco e penso sempre che io ho le gambe e sono fortunata i bimbi crescono e prima o poi cammineranno da soli e faranno tanta strada, ma quelli che sono disabili come fanno?? Ci si deve trincerare in casa perché questo posto fa schifo, non si può nemmeno camminare sui marciapiedi perché in certi punti, soprattutto sulle strisce o sulle salite, quando ci sono, sono occupate dalle macchine. Come diceva un’amica da eroLucy un paio di giorni fa: Non è un paese punto!

  • ditta-trasloco

    Ottimo, articolo davvero interessante, era proprio quello che cercavo! Grazie per lo spunto!

  • Ale

    Che amarezza, che voglia di fuggire!
    Stessa situazione l’ho provata alla stazione di Rogoreto… ascensore rotto 3 rampe di scale “non mobili” da fare con 2 bimbi, borse e accessori. L’unica differenza è che non avevamo il passeggino (tuo) ed eravamo in due.
    Noi con tanta fatica je l’abbiamo fatta!!!

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