La battaglia delle formiche

Il padre lanciò lo sguardo oltre il grande tiglio in fiore e vide suo figlio accovacciato in un angolo del cortile. Stava armeggiando con qualcosa. Il ragazzo si rialzò, si guardò attorno, si spostò vicino a un cespuglio e si accovacciò nuovamente.formiche
Tra le gambe e le mani teneva una scatola da scarpe color amaranto.
L’aprì e osservò il cartone vuoto. Girò il coperchio e rimase quasi ipnotizzato dalle centinaia di formiche rosse che continuavano a succhiare le strisciate di miele che aveva lasciato col cucchiaino.
Scrollò il cartone vicino al cespuglio.
Qualche formica rimase aggrappata con due zampe,  altre ignoravano la gravità e seguivano a mangiare  miele, altre precipitarono subito a terra, scosse dai gesti del ragazzino.
Pian piano furono tutte  a terra. Stordite, ribaltate, sparpagliate. Una formica rossa cominciò a muoversi velocemente a scatti e andò verso il cespuglio, lasciando le sue compagne a riprendersi.
Era quello il momento che il ragazzo aspettava. Si avvicinò all’insetto in avanscoperta e lo vide arrestarsi come davanti a un muro invisibile, quando,  qualche centimetro davanti a lui, intravide la gigantesca sagoma di una formica nera.
La nera si fermò davanti alla rossa ferma.
Solo le zampe anteriori di entrambe si muovevano impercettibilmente.
Non appena la formica nera provò ad avvicinarsi, quella rossa tornò indietro dalle sue compagne. Si piazzò davanti a loro e sembrò organizzarle. Quelle si schierarono in quattro file orizzontali, formando un quadrato irregolare. Ai due lati, altre formiche con la testa leggermente più grande  e bombata si misero in fila indiana.
La formica rossa che era andata in avanscoperta avanzò e le altre seguirono.
Il ragazzo si sporse col busto sopra lo schieramento, facendo attenzione che la sua ombra nel sole di maggio non lo scompaginasse
Quando la formica rossa arrivò nel punto in cui aveva incontrato quella nera poco prima, si fermò.
La calma durò meno di meno.
Le formiche nere cominciarono a uscire da migliaia di buchi nel terreno, avanzavano disordinate, ognuna zigzagando fino a scontrarsi con le compagne, e poi riprendendo posizione.
Se le rosse erano un quadrato, le nere formavano un’onda. E come un’onda si srotola per metri e comincia a infrangersi in flutti, così fecero loro. Spezzoni impazziti circondarono in modo scomposto il quadrato rosso, da tutti i lati.
Le formiche rosse a quel punto si allargarono, provarono a conquistare terreno ma per ogni rossa ce ne sono almeno tre nere. Zampe contro zampe, teste contro teste, corpi contro corpi, tenaglie contro tenaglie.
Il padre alla finestra controllò l’orologio e vide che era quasi ora di pranzo.  Fischiò con due dita e il figlio si girò a guardarlo. L’uomo prima batté l’indice sul polso e poi urlò solo “e’ quasi pronto”.
Il ragazzo si aggrappò a quel quasi e restò ad osservare la cruenta battaglia che infuriava a fianco ai suoi piedi.
Il padre si mise a tavola e pazientò. Dopotutto era stato lui a raccontargli che le formiche erano tra i pochi animali a farsi la guerra tra loro.
“Quasi come noi”, aveva concluso.

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