Archivi del mese: novembre 2012

Giorgia cara,

Cara Giorgia,
in questa foto sei venuta davvero bene. Dico sul serio, sembri quasi carina. Mi piace l’espressione che impugni sul viso, un impasto di soddisfazione, serenità, convinzione, sorriso.
A cosa stavi pensando, Giorgia, quando ti hanno scattato questa foto?
Eri ancora giovane o già ministro della Gioventù?
Hai stile in questo scatto, Giorgia, te lo devo dire.
Sei elegante.
L’orecchino che brilla in un angolo, quasi nascosto dalla massa dei capelli; la scollatura a v, audace ma non offensiva; gli occhi che brillano tra il celeste e il verde, un po’ socchiusi, ammiccanti, lontani anni luce dai bulbi a palla che ricordavo.
Mi sembri una ragazza che conobbi a uno stabilimento balneare, anni fa. Solare, sorridente, pulita. E anche tu, in quest’immagine sei fresca, sai d’estate, quasi quanto il tuo cognome.
Sembri una madonna, Giorgia, sono sincero. Lascia stare il sole che faceva capolino dietro al cartellone, lo so, è un segnale che comunque non bisogna sottovalutare. Ora mi voglio concentrare su di te e  sull’aura che emani, ispirata. Continua a leggere

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It’s really sharky!

Ricevo e volentieri pubblico da un amico che s’è trasferito per due mesi dall’altra parte del globo, fingendosi un importante ricercatore universitario.

Oramai è diventata un’ossessione. Ogni volta che mi avvicino alla
riva dell’oceano, scruto l’orizzonte in lungo e in largo e cerco di
addocchiare un minimo segnale, un piccolo indizio.
Vinta la diffidenza, ho
un brivido lungo la schiena nonostante l’acqua sia calda. Lo sguardo non si stacca dal fondo e dalle ampie volute disegnate dalle

braccia sotto il pelo dell’acqua.
Il momento peggiore è sempre quello, quando al
largo mi ritrovo in silenzio, con le gambe penzoloni dalla tavola da surf come due bei norcini appesi sopra il banco del salumiere.
Tutti i
racconti sugli squali bianchi mi hanno leggermente suggestionato e da un momento all’altro temo sia arrivato il mio momento per entrare nella catena alimentare dalla porta principale.

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Di mostri, laghi e altre sciocchezze

Ogni paese ha i mostri che si merita. E i mostri, di solito, vivono nei laghi. Il più celebre è Nessie, il plesiosauro che sguazzerebbe nel lago di Loch Ness in Scozia.
Ma ci sono anche l’Ogopogo, serpentone iperaggressivo che terrorizza i pescatori sull’Okanagan, in Canada; il Manipogo, sempre in Canada, nelle profondità del lago Manitoba; in Argentina vive un altro serpentone, senza braccia e senza zampe, Nahuelito; e così via, passando per il Ciad, lo Zambia, la Russia e la Cina. I due paesi che contano più mostri lacustri sono il Canada e gli Stati Uniti e c’è addirittura una pseudo scienza che studia queste creature: la criptozoologia.
L’Italia in questi giorni vive il mistero del Lago di Scanno, uno specchio d’acqua a forma di cuore, a 900 metri d’altezza in Abruzzo.
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La porta chiusa

Il ragazzo passava per quella strada quasi tutti i giorni. Via Oslavia era un’elegante arteria del quartiere di Roma Prati, puntellata di palazzi tardo ottocenteschi. E ogni volta che sfrecciava davanti al 39B con la sua vespa, gettava uno sguardo verso quel portone, inesorabilmente chiuso. Ormai quasi non si voltava nemmeno più a controllare.
Fino a ieri, quando con la coda degli occhi ha visto che era aperto. Anzi, non aperto. Proprio spalancato.
Come un invito, un richiamo, un sussurro.
Il ragazzo a quel punto parcheggia la vespa e si toglie il casco.
Attraversa la strada con decisione, punta l’obiettivo e entra nell’androne.
Un mosaico di mattonelle azzurre sul pavimento, muri color crema, qualche decorazione liberty in stucco bianco. Davanti a lui, un antico ascensore in legno con catene e cavi imburrati di grasso e olio.
Il ragazzo comincia a salire le scale, gradini in marmo, a  due a due. Su ogni pianerottolo, nota due porte in legno e prosegue. Sale fino ad arrivare al piano che cerca: è il quarto, l’unico pianerottolo con una porta sola.
Le due maniglie in ottone sono unite da una pesante catena ricoperta di gomma rossa e sigillata da un grosso lucchetto.
Il ragazzo guarda il campanello e vede  che c’è ancora la targhetta: Balla.
Era proprio quella la casa che cercava, l’abitazione dove Giacomo Balla, artista, pittore, futurista trascorse gran parte della sua vita. Continua a leggere