I fuochi di Lampedusa

La notizia è di quelle che domani non troveranno spazio sulla stampa nazionale. La scorsa notte qualcuno ha appiccato il fuoco ad un barcone di migranti, che veniva custodito nella Casa Confraternita di Lampedusa.
Il Comune aveva deciso da qualche giorno che quell’imbarcazione sarebbe stata l’embrione di un progetto ambizioso: il futuro Museo delle Migrazioni. Un sogno al quale lavorano da anni i ragazzi dell’Associazione Askavusa e Giusi Nicolini, oggi sindaco dell’isola, da anni battagliera ecologista.
Vicino allo scheletro bruciato del barcone, la polizia ha trovato un foglio con una scritta inequivocabile e una firma improbabile:
“No ai clandestini liberi per l’isola. U capisti alla prossima?” Firmato: “Gruppo Armato Lampedusa Libera”.
Giusi Nicolini non s’e’ scomposta più di tanto: “Gli immigrati non sono l’oggetto di questa intimidazione” ha detto” questo è solo un espediente per nascondere i veri interessi dei criminali, non più liberi di derubare e distruggere il territorio e il patrimonio della comunità per il loro vantaggio”.
Giusi andrà avanti con l’idea del Museo delle Migrazioni. Forse un’esposizione diffusa, con barconi sui piedistalli in vari punti di Lampedusa, le teche con gli oggetti portati dai migranti per affrontare la traversata, schermi al plasma con le tragiche immagini di salvataggi e naufragi. Per ora l’unico esempio in questo senso è a più di mille chilometri direzione nord, al Galata – Museo del Mare e della Navigazione di Genova.
Non è la prima volta che i misteriosi incendiari entrano in azione sull’isola. Due anni fa andò a fuoco il deposito dove venivano stoccati le imbarcazioni usate per le traversate.
E fu proprio Giusi Nicolini, l’anno scorso, a spiegarmi come funzionava all’epoca il business dei barconi.
Prima venivano spolpati dei pezzi pregiati: eliche, timoni, bussole. Poi, una volta vinto l’appalto, i barconi prendevano misteriosamente fuoco, e i documenti sullo smaltimento taroccati. In alcuni casi, sull’isola sono piovuti pure i finanziamenti europei per il trattamento dei rifiuti speciali.
In un posto così, pensare addirittura a un museo all’aria aperta che celebri e onori le centinaia di migliaia di persone che hanno provato ad attraversare il Mediterraneo, è forse troppo coraggioso.
E a Lampedusa chi vuole continuare a fare gli affari suoi sempre un accendino e una tanica di benzina pronta.

GUARDA I VIDEO:

Il business dei barconi, parte 1.
Il business dei barconi, parte 2.
Il business dei barconi, parte 3

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Informazioni su Marco Bariletti


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