Archivi del mese: settembre 2012

Antiracket Football Club

Il vecchio e grande murales di Maradona resiste ancora ai piedi di una palazzina nel centro di Quarto. E in questo sobborgo della zona Flegrea di Napoli è venuto addirittura a giocare il figlio del Pibe de Oro: Diego Armando Junior. Stesso sangue, piedi leggermente diversi.
Il piccolo Maradona ha militato nella squadra locale fino a due anni fa, tra il campionato di Promozione e quello di Eccellenza.
Proprio gli anni in cui il Quarto era una squadra di Gomorra.
Il Clan Polverino aveva comprato la società sportiva e nel piccolo stadio della cittadina flegrea gli amici degli amici si radunavano a guardare la partita e a parlare di calcio e affari sporchi.
“Il pallone da queste parti crea un consenso molto solido” mi spiega il magistrato antimafia Antonello Ardituro. E’ l’uomo che ha cambiato le regole del gioco in queste terre. Continua a leggere

Annunci

I fuochi di Lampedusa

La notizia è di quelle che domani non troveranno spazio sulla stampa nazionale. La scorsa notte qualcuno ha appiccato il fuoco ad un barcone di migranti, che veniva custodito nella Casa Confraternita di Lampedusa.
Il Comune aveva deciso da qualche giorno che quell’imbarcazione sarebbe stata l’embrione di un progetto ambizioso: il futuro Museo delle Migrazioni. Un sogno al quale lavorano da anni i ragazzi dell’Associazione Askavusa e Giusi Nicolini, oggi sindaco dell’isola, da anni battagliera ecologista.
Vicino allo scheletro bruciato del barcone, la polizia ha trovato un foglio con una scritta inequivocabile e una firma improbabile:
“No ai clandestini liberi per l’isola. U capisti alla prossima?” Firmato: “Gruppo Armato Lampedusa Libera”. Continua a leggere


A domanda,risponda

La colonna sonora della redazione è un magma indistinto di voci, interfono, pigiare di tasti, ma soprattutto squilli di telefono.
Se alzi il ricevitore, il più delle volte, dall’altra parte trovi:
-cittadini infuriati
-matti che cominciano la conversazione con un “che ci fai un articolo su ….?”
-colleghi di altre redazioni con problemi insolubili
-raramente qualcuno che cerca proprio te
La collega appoggia la cornetta sulla scrivania, si avvicina e mi sussurra:
“E’ la Camera dei Deputati, ti cerca la segreteria dell’Onorevole Simeone Di Cagno Abbrescia…”
“Ammappelo” penso “e che sarà mai successo?!?!”
Raccolgo il ricevitore dalla scrivania e scopro che l’Onorevole, già sindaco di Bari per otto anni, Deputato della Repubblica Italiana dal 2006, è rimasto molto colpito da una mia inchiesta sul degrado della Reggia di Caserta (ne ho parlato qualche post più sotto, Regio Sfregio, guarda il video) e ha deciso di portare la questione in Parlamento.
Continua a leggere


Qui va tutto a rotoli

Spesso un quadro di insieme lo comprendi meglio dai particolari. Le piccole cose, i frammenti, i minuscoli dettagli.  Oggi è stato il primo giorno di scuola di mio figlio.
Scuola materna, quella che un tempo si chiamava asilo.
Lo zainetto preparato con cura la sera prima, l’emozione del grembiule, quasi una corsa verso quel grande edificio in stile ventennio, un palazzone leggermente concavo, color ocra, con una gigantesca scritta SCUOLA, in una piazza centrale e trafficatissima di Roma.
Sulla soglia della classe, mentre i bimbi cominciano a studiarsi e a giocare, la maestra si avvicina  e ci allunga un foglio.
E’ la lista delle cose che i genitori devono portare, quasi una lista della spesa.
Continua a leggere


Il marinaio Nico

Me lo sono sempre immaginato alle prese con un grosso timone di legno scuro, una cartina stropicciata con un compasso sopra, una bussola d’ottone e un cappello con un’ancora dorata calcato sulla nuca.
Un capitano sul ponte di comando, insomma.
Ma erano solo distorsioni della realtà, nella mente fantasiosa di un bambino.
Nico era un commissario di bordo.
Un gradino più sotto del comandante, il marinaio che gestisce la logistica della nave.
E di navi ne aveva vissute, Nico.
All’inizio sui mercantili che partivano da Genova negli anni ’50, puntavano la prua a sud est, attraversavano il Canale di Suez, e via, verso l’Oceano Indiano, lo stretto di Malacca, l’Australia, la Nuova Zelanda.
Poi sulle navi da crociera, a fare la vita, la vita del marinaio.
Viaggi e traversate da cui riportava sempre qualcosa. Come quella statuetta aborigena, soprammobile alieno nel salotto di casa mia.
Infine s’era stufato degli oceani e aveva scelto di finire la sua carriera nel mare di casa, tra Genova e Napoli, sui traghetti della Tirrenia.
Veniva da Camogli, Nico. Un borgo che  porta nel nome la vocazione marinara della sua gente: la Casa delle Mogli, il paese abitato da sole donne mentre gli uomini andavano per mare.
E anche lui, sua moglie, l’ha spesso lasciata a casa ma mai abbandonata. Soprattutto nell’ultimo tratto di navigazione, quello più difficile per entrambi.
Che la terra ti sia lieve, Capitano Nico. Come lo sono state le onde del mare.