Binario morto

Nella città che si svuota, c’e’ un solo posto che di solito si riempie di gente: la stazione.
Ed è per questo che fa ancora più impressione passeggiare per il nuovo scalo ferroviario di Roma Tiburtina in questi giorni.
Bellissima, moderna, avveniristica, scintillante, grandiosa, tecnologica.
Ma l’aggettivo più appropriato è uno solo: deserta.
A nove mesi dall’inaugurazione, la galleria sospesa è una sfilata di spazi vuoti, saracinesche abbassate, scale mobili che vanno su e giù senza trasportare nessuno.
Un addetto alla vigilanza spiega che “i costi d’affitto sono troppo alti ed è per questo che gli spazi commerciali sono rimasti vuoti”.
Sorprende vedere una addetta alle pulizie che lucida un corrimano, osservare la metà dei display spenti, sentire l’annuncio “allontanarsi dalla linea gialla”.
Perché, in effetti, qualche treno da qui parte e arriva. I nuovi Italo e gli stessi Trenitalia che fermavano anche prima della ristrutturazione. I Frecciarossa non sono ancora stati trasferiti qui, al contrario di quanto pianificato.
Tiburtina dovrebbe diventare il principale snodo dell’Alta Velocità d’Italia con un movimento di 50 milioni di passeggeri all’anno.
Per ora però non c’è nessuno a passeggiare in questa scintillante galleria sospesa costata 330 milioni di euro.

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