Nel nome del padre

E’ tornata in quella curva maledetta dove hanno ammazzato suo padre per piantare un albero.
Un ulivo calabrese, una pianta che infila le radici tra sassi e muretti a secco, che vive là dove altre non riescono. Tenace, testarda, coraggiosa.
Proprio come lei.
Aveva 7 anni quando due sicari spararono con un fucile a pallettoni contro l’auto di suo papà.
Girava senza scorta, Antonino Scopelliti, sostituto procuratore in Cassazione.
“Se mi succede qualcosa, non voglio coinvolgere altre persone. Tanto se lo devono fare, lo fanno”, diceva.
Due processi non hanno individuato né assassini né mandanti per quell’omicidio del 9 agosto 1991, esattamente 21 anni fa.
Rosanna per quindici anni non ne ha voluto sapere niente. Raccontava in giro che suo papà era morto in un incidente automobilistico.
Poi ha conosciuto i ragazzi del movimento “Ammazzateci tutti” e ha capito che ricordare è lottare e lottare è vincere. Si è unita a loro e da cinque anni, Rosanna combatte la ‘Ndrangheta nel nome di suo padre.

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