Archivi del mese: agosto 2012

Erano imperiali

Guardali ora come sono ridotti, i Fori romani. Guarda quell’uomo che si cala i pantaloni e lascia i suoi bisogni in un angolo della Basilica di Massenzio.
Guarda il giaciglio di un barbone sulle scale della chiesetta a due passi dal Colosseo.
Guarda la lunga sequenza di cantieri e scavi abbandonati, di promesse mai mantenute. Quanto è facile entrare in una zona ad alta concentrazione archeologica e mettere le mani su anfore, vasellame, antiche pietre incise!
Basterebbe avere uno zainetto per rubare pezzi pregiati di epoca romana e nessuno ti direbbe nulla.
Guarda i venditori abusivi di bottigliette d’acqua, la gattara che parcheggia sotto l’Arco di Tito, il banchetto dei Lautari che chiedono soldi e firme ai turisti “contro la droga”.
E sono tanti i turisti che passano qui ogni anno. Nel 2011, sono stati 5.300.000 e hanno fatto del circuito Colosseo-Palatino-Fori  il sito più visitato in Italia.
Foro di Cesare, Foro di Augusto, Foro di Nerva, Foro di Traiano.
Vanto di un Impero,  vergogna di una Repubblica.

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Regio sfregio

Da una finestra si intravedono addirittura panni stesi e mollette. Le automobili dei custodi sfrecciano tra i turisti davanti alla biglietteria. I quattro cortili sono trasformati in parcheggi. L’atrio è una lunga galleria di bancarelle e ambulanti: Pulcinella, magneti, guide e cartoline.
La scenografica cascata dell’immenso Parco Reale non esiste più e le fontane sono ormai a secco: l’acqua viene rubata a monte con allacci e tubi abusivi all’Acquedotto della Reggia.
Oubliez Versailles!
Questa è Caserta.
Fino a 10 anni fa, il Palazzo reale voluto da Carlo III di Borbone attirava quasi un milione di visitatori l’anno.
Oggi sono poco più di 500 mila.
Il complesso disegnato dal Vanvitelli è, per volumetria, uno degli edifici più grandi d’Italia: 1200 stanze divise su cinque piani. Ma nessuno le potrà mai visitare tutte.
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Binario morto

Nella città che si svuota, c’e’ un solo posto che di solito si riempie di gente: la stazione.
Ed è per questo che fa ancora più impressione passeggiare per il nuovo scalo ferroviario di Roma Tiburtina in questi giorni.
Bellissima, moderna, avveniristica, scintillante, grandiosa, tecnologica.
Ma l’aggettivo più appropriato è uno solo: deserta.
A nove mesi dall’inaugurazione, la galleria sospesa è una sfilata di spazi vuoti, saracinesche abbassate, scale mobili che vanno su e giù senza trasportare nessuno.
Un addetto alla vigilanza spiega che “i costi d’affitto sono troppo alti ed è per questo che gli spazi commerciali sono rimasti vuoti”.
Sorprende vedere una addetta alle pulizie che lucida un corrimano, osservare la metà dei display spenti, sentire l’annuncio “allontanarsi dalla linea gialla”. Continua a leggere


Nel nome del padre

E’ tornata in quella curva maledetta dove hanno ammazzato suo padre per piantare un albero.
Un ulivo calabrese, una pianta che infila le radici tra sassi e muretti a secco, che vive là dove altre non riescono. Tenace, testarda, coraggiosa.
Proprio come lei.
Aveva 7 anni quando due sicari spararono con un fucile a pallettoni contro l’auto di suo papà.
Girava senza scorta, Antonino Scopelliti, sostituto procuratore in Cassazione.
“Se mi succede qualcosa, non voglio coinvolgere altre persone. Tanto se lo devono fare, lo fanno”, diceva.
Due processi non hanno individuato né assassini né mandanti per quell’omicidio del 9 agosto 1991, esattamente 21 anni fa.
Rosanna per quindici anni non ne ha voluto sapere niente. Raccontava in giro che suo papà era morto in un incidente automobilistico.
Poi ha conosciuto i ragazzi del movimento “Ammazzateci tutti” e ha capito che ricordare è lottare e lottare è vincere. Si è unita a loro e da cinque anni, Rosanna combatte la ‘Ndrangheta nel nome di suo padre.

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A mano armata

Forse è solo un’assurda suggestione d’agosto ma guardare il medagliere delle Olimpiadi di Londra fa un po’ impressione. L’Italia per ora è sesta con 7 ori, 6 argenti e 4 bronzi. Ma queste 17 medaglie sembrano parlare e raccontare al mondo chi siamo.
Siamo migliori al mondo nella scherma, nel tiro a segno con la pistola e con la carabina, nel tiro a volo, nel tiro con l’arco, nel judo.
Come se non potessimo fare a meno di frecce, fucili, revolver, sciabole, spade, fioretti e forza fisica.
Come un paese stanco, impaurito e rissoso che solo con un’arma in mano riesce a primeggiare.
Le Olimpiadi non sono ancora finite. Resta meno di una settimana per far vedere che siamo un paese che sa ancora giocare.

P.S: Dal racconto restano escluse le due bellissime medaglie d’oro di Daniele Molmenti con il Kayak e quella del due di coppia nel canottaggio. Ma a ben pensarci, anche una pagaia può servire allo scopo e sulla testa può far male.

 

 


Taras mon amour

Quando decisero che lì doveva sorgere la città più bella del mondo, le stesero ai piedi due mari: uno lo srotolarono davanti al suo viso, l’altro lo adagiarono alle sue spalle. 
Il primo mare aveva la forma di una bocca spalancata verso l’orizzonte, dove si stagliava un piccolo arcipelago di isolotti tutti sabbia e sassi.
Il secondo mare, quello interno, ricordava il seno di una donna.
E proprio come il seno di una donna, era ricco di vita: sorgenti naturali di acqua dolce, conchiglie e molluschi, delfini.
A dividere i due mari e a unire la terra, una penisola e un’isola.
E fu su quell’isola che cominciarono a costruire la città. Prima fecero i ponti, poi le case bianche e dorate, i templi, infine le mura e il castello.
A presiedere i lavori di costruzione della città era Taras, figlio di Poseidone e della ninfa Satyria. Al termine del cantiere, Taras la guardò soddisfatto:quella città ora sembrava uscita da una fiaba. Continua a leggere