Triste, solitario y final

Ero arrivato a Roma da poche ore. Il trasloco alle spalle, una nuova vita davanti. Era il 2 luglio del 2000 e guardai quella finale tra Italia e Francia circondato dagli scatoloni, con l’amico di sempre, e futuro coinquilino, al fianco. All’ottantanovesimo, la Nazionale vince 1 a 0, e io pronuncio l’immortale frase “mi metto i sandali, si va a festeggiare a Piazza del Popolo!”.
La Francia segna e si perde ai supplementari.  Da allora, quando parlo di calcio e pronostico un risultato, l’ amico di sempre, ormai ex coinquilino, si tocca.
Indimenticabile.
La sera del 9 luglio 2006, invece, mi avevano rifilato il turno serale nella redazione esteri del Tg2.
Quell’Italia – Francia che valeva la Coppa del Mondo, me la vidi su tre schermi ultrapiatti, quasi appesi al soffitto. Da solo. A suo modo, un’altra volta, indimenticabile.
Anche oggi è già indimenticabile. Ho attraversato in macchina l’Italia. Da Roma a Firenze, e poi su, a grattare la schiena dell’Appennino, in un’epopea stile Isoradio 103.3, a sfiorare le celeberrime Barberino del Mugello, Roncobilaccio, Sasso Marconi, e giù verso Bologna, il Polesine, Rovigo e i Colli Euganei, Padova, e ancora a macinare chilometri di strada statale tra Cittadella, Bassano e Trento.

Tutto il tempo a pensare che se Balotelli è l’anagramma di Altobelli, un motivo ci deve pur essere. 606 chilometri in solitaria, con un’automobile trasformata in tir: valigie, trolley, borse, sacchi, zaini, sdraiette, biberon, ovetti, passeggini, omogeneizzatori, pacchi e pacchi di pannolini. All’autogrill ho addirittura mangiato un panino portato da casa, per paura che mi derubassero.
Quasi come Pasquale Amitrano in Bianco, rosso e Verdone.
E ora sono qui, ai piedi delle Dolomiti. Ancora una volta solo perché la famiglia arriverà domani, con l’aereo.
E ancora una volta, c’è una finale in palio.
Se ripenso a tutte le finali viste, vinte, perse mi accorgo che ad ogni dannata partita importante, mi ritrovo per un motivo o per l’altro in una situazione precaria.
Quasi a sottolineare la fine di un’epoca e l’inizio di qualcosa di nuovo.
Mi sa che con questa Italia-Spagna divento grande. Comunque vada.

Triste, solitario y final è il titolo di un meraviglioso libro di Osvaldo Soriano, scrittore e giornalista argentino. Uno dei suoi pochi scritti in cui il futbòl non c’entra per niente. Ma il titolo era perfetto e Soriano mi perdonerà. 

Annunci

Informazioni su Marco Bariletti


One response to “Triste, solitario y final

  • Alessio Zucchini

    Tu in Trentino io in terra nemica: la Spagna. Una promessa: il prossimo mondiale di nuovo insieme a Roma, in religioso silenzio, senza pronostici. Comunque vada nessun rimorso. Un abbraccio. L’amico di sempre.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: