L’altra final

Alla birreria Speck Keller qualche sedia è rimasta vuota ma in sala si conoscono tutti. Tira una brutta aria, ai piedi delle Dolomiti. Sembra quasi che le donne sedute a guardare la partita sappiano già che Italia Spagna finirà 0 a 4.
Il commento tecnico più cristallino, a 10 minuti dall’inizio, è “Ma sono più di noi o è il rosso che rende più dell’azzurro?
Per un rito scaramantico, in mezzo alla sala, è stata appoggiata una bottiglia vuota di un superalcolico spagnolo. Non si sa bene perché ma visto come sono andate le cose, il sistema è quantomeno da perfezionare.
Quando sull’1 a 0 la finale sembra avvitarsi, donne e ragazze allora si lasciano andare. Guardano i calciatori, più che la partita.
Una balza su per Balzaretti e esclama “E’ il più bello di tutti, c’ha una tartaruga….l’ho visto su Diva&Donna”.
Un’altra ha fatto un patto: deve bere un sorso di grappa ogni volta che inquadrano Prandelli. A finale finita, non connette più.
Il gruppo di tifose non si tiene. Hanno un soprannome per ogni calciatore.
Montolivo è scarpette rosse.
Balotelli è il diversamente bianco, e fino a fine serata non capisco se sia un insulto razzista o un modo intelligente per esorcizzare il razzismo.
Pirlo c’ha una faccia che sembra un tordo però è bravo.
Guardo meglio la più carina delle tifose dello Speck Keller: assomiglia a Matteo Renzi, è certo.
Sul 2 a 0 per la Spagna, il gestore ha un guizzo di genio. Porta una coppa di cristallo gigantesca piena di sangria. Beviamo, alla faccia di chi non gioca, non lotta, non spera!
E a quel punto, una tifosa si lascia prendere dall’amarcord “però che bello quando eravamo 2 a 0 con la Germania”.
Girano i bicchieri pieni di frutta e vino per la sala. Un dodicenne allunga la mano e prende un calice di sangria. La cameriera gli fa: “Guarda che c’è il vino dentro?”.
Lui, risponde: “Lo so ma l’ho già bevuto a cena coi nonni”.  Tutto lo Speck Keller a quel punto si gira verso i nonni del dodicenne. Ridono, sotto  nasoni arrossati.
La Spagna ha appena segnato il 4 a 0 ma ormai sembra non importare quasi più a nessuno.

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