Archivi del mese: luglio 2012

Loro brillano più dell’oro

Nulla è mai ciò che sembra. Prendi le medaglie delle Olimpiadi, per esempio. Da domani, ne verranno assegnate quasi mille, in 302 discipline e gare sportive.
Un, due, tre. Oro, argento e bronzo. E invece no. Mai fidarsi delle apparenze.
Le medaglie di Londra 2012 sono state disegnate dall’artista britannico David Watkins e messe in produzione dalla Zecca Reale, a Llantrisant, una piccola cittadina del Galles.
Ogni medaglia pesa tra i 375 e i 400 grammi, ha uno spessore di 7 millimetri e un diametro di 85 millimetri.
I metalli preziosi arrivano da due  miniere: Kennecott in Utah, negli Stati Uniti, e Oyu Tolgoi, in Mongolia.
Ma sono metalli che brillano di luce riflessa.
Perché la medaglia d’oro è in realtà d’argento (al 92,5%, con un misero 1,34% di oro e il resto di rame). Quella di bronzo è di rame (al 97% con il resto di zinco).
E solo quella d’argento è ciò che effettivamente sembra.
L’ultima medaglia d’oro (vera) è stata assegnata ai Giochi di Stoccolma, nel 1912. Esattamente cent’anni fa.
Insomma brillano più loro, gli atleti, dell’oro.

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La possibilità di un’isola

Dopo l’Australia e la Groenlandia, è l’isola più grande del mondo. E’ lunga quasi come l’Argentina e  larga quanto la distanza tra Londra e Roma. E’ immensa: 3.200 chilometri di lunghezza e  larga 1.600 chilometri.
Ma soprattutto galleggia e  si muove.
La chiamano Tsunami debris island ed è la gigantesca massa di case, cose, barche, aeroplani, vestiti, spazzolini da denti, bottiglie, alberi, palloni, frigoriferi, bacinelle, detriti e relitti strappati dalle coste del Giappone dall’onda scatenata dal terremoto l’11 marzo 2011.
L’isola che non c’è, viene monitorata costantemente dal NOAA, National Oceanic and Atmospheric Administration,  un dipartimento del governo americano. Gli scienziati statunitensi hanno studiato l’andamento storico delle correnti e il flusso dei venti. Poi hanno tracciato la possibile rotta dell’isola (guarda il video).
La massa di relitti colpirà probabilmente le coste di Stati Uniti e Canada nel 2014. Venti milioni di tonnellate di oggetti che rimarranno alla deriva nell’Oceano per decenni.
Le onde hanno già trasportato una Harley Davidson, che ha attraversato il Pacifico all’interno di un container, due palloni da calcio e addirittura della banchina di un molo della città di Misawa ritrovata su una spiaggia dell’Oregon.
Il primo ad arrivare nel marzo scorso è stato un peschereccio, il Ryou-Un Maru. Lo hanno intercettato i guardacoste americani al largo dell’Alaska, prima di affondarlo a cannonate. Quasi un vascello fantasma, un’apparizione spettrale che ha annunciato  l’invasione dell’isola di relitti.


Comunione, mazzate e liberazione

In montagna, quando piove c’è ben poco da fare. Nel vero senso della parola. E con tre bambini piccoli può essere davvero un problema serio.
A San Martino di Castrozza, però, c’hanno il palasport.
Ed ecco allora che la grande struttura si anima, Centinaia di persone e centinaia di bambini di tutte le età.
BImbi che saltano sui tappetoni, adolescenti che che si rincorrono, ragazzini che giocano a mini golf, adulti che si arrampicano sulle pareti con corde e moschettoni. Decine di uomini e  donne si sono addirittura organizzati con megafono e tabellone e stanno facendo un torneo di ruba-bandiera e tiro alla fune.
Mi sembra un paradiso, mentre fuori infuria la tempesta.
Finché non scopro che quelle centinaia di persone non sono lì per caso.
Sono il gruppo di Comunione e Liberazione di Buccinasco e Cesano Boscone, laddove finisce Milano e comincia il milanese.
Hanno minimo tre figli a coppia e quando piove, fanno così: affittano il Palasport per stare assieme.
Io e il mio non c’entriamo nulla ma già che ci siamo…
Mentre il bimbo gioca, mi rilasso e distraggo un attimo. Dopotutto, ci può essere sulla faccia del pianeta un luogo più sicuro di un palasport pieno di persone pie e devote, aderenti a Comunione  e Liberazione?
E invece e’ un attimo. Continua a leggere


L’altra final

Alla birreria Speck Keller qualche sedia è rimasta vuota ma in sala si conoscono tutti. Tira una brutta aria, ai piedi delle Dolomiti. Sembra quasi che le donne sedute a guardare la partita sappiano già che Italia Spagna finirà 0 a 4.
Il commento tecnico più cristallino, a 10 minuti dall’inizio, è “Ma sono più di noi o è il rosso che rende più dell’azzurro?
Per un rito scaramantico, in mezzo alla sala, è stata appoggiata una bottiglia vuota di un superalcolico spagnolo. Non si sa bene perché ma visto come sono andate le cose, il sistema è quantomeno da perfezionare.
Quando sull’1 a 0 la finale sembra avvitarsi, donne e ragazze allora si lasciano andare. Guardano i calciatori, più che la partita.
Una balza su per Balzaretti e esclama “E’ il più bello di tutti, c’ha una tartaruga….l’ho visto su Diva&Donna”.
Un’altra ha fatto un patto: deve bere un sorso di grappa ogni volta che inquadrano Prandelli. A finale finita, non connette più.
Il gruppo di tifose non si tiene. Hanno un soprannome per ogni calciatore.
Montolivo è scarpette rosse.
Balotelli è il diversamente bianco, e fino a fine serata non capisco se sia un insulto razzista o un modo intelligente per esorcizzare il razzismo.
Pirlo c’ha una faccia che sembra un tordo però è bravo.
Guardo meglio la più carina delle tifose dello Speck Keller: assomiglia a Matteo Renzi, è certo. Continua a leggere


Triste, solitario y final

Ero arrivato a Roma da poche ore. Il trasloco alle spalle, una nuova vita davanti. Era il 2 luglio del 2000 e guardai quella finale tra Italia e Francia circondato dagli scatoloni, con l’amico di sempre, e futuro coinquilino, al fianco. All’ottantanovesimo, la Nazionale vince 1 a 0, e io pronuncio l’immortale frase “mi metto i sandali, si va a festeggiare a Piazza del Popolo!”.
La Francia segna e si perde ai supplementari.  Da allora, quando parlo di calcio e pronostico un risultato, l’ amico di sempre, ormai ex coinquilino, si tocca.
Indimenticabile.
La sera del 9 luglio 2006, invece, mi avevano rifilato il turno serale nella redazione esteri del Tg2.
Quell’Italia – Francia che valeva la Coppa del Mondo, me la vidi su tre schermi ultrapiatti, quasi appesi al soffitto. Da solo. A suo modo, un’altra volta, indimenticabile.
Anche oggi è già indimenticabile. Ho attraversato in macchina l’Italia. Da Roma a Firenze, e poi su, a grattare la schiena dell’Appennino, in un’epopea stile Isoradio 103.3, a sfiorare le celeberrime Barberino del Mugello, Roncobilaccio, Sasso Marconi, e giù verso Bologna, il Polesine, Rovigo e i Colli Euganei, Padova, e ancora a macinare chilometri di strada statale tra Cittadella, Bassano e Trento.
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