Tra assonanze e dissidenze

Non chiedetemi come facessero. Non lo so. So solo che li chiamavano con un nome impronunciabile e che la loro è una storia incredibile che mescola libertà di espressione, medicina, pirateria, politica e rock’n’roll.
Questa è la storia dei Roentgenizdat.
Negli anni ’50, il rock’n’roll esplode negli Stati Uniti e contagia l’Europa.
Un contagio che si ferma e va a sbattere contro la cortina di ferro.
In Unione Sovietica trovare i dischi è impossibile.
Mosca non permette il commercio di prodotti occidentali che possano corrompere i valori socialisti e il costo del vinile è proibitivo.
E così un gruppo di ragazzi ha l’idea che cambia la storia. Comincia a utilizzare radiografie in arrivo da cliniche ungheresi al posto del vinile e a ritagliarle come veri LP. Poi sulle immagini di teschi, costole, bacini vengono incisi i solchi e versata la musica di Little Richard, Elvis Presley, John Coltrane.
La qualità del suono è scadente e  il roentgenizdat (dalla fusione di roentgen, radiografia, e samizdat, autoproduzione) deperisce in tempi brevi.
Ma il prezzo è basso e il gioco riesce: migliaia di persone del blocco sovietico si riforniscono al mercato nero per ascoltare di nascosto la musica proibita, quella del nemico.
Fino al 1959, quando una grossa operazione poliziesca riesce a scovare  produttori e ideatori dell’ x ray rock e  a mandarli in carcere.
Pochi anni più tardi, le musicassette renderanno molto più semplice duplicare musica.
E da copiare ce ne sarà parecchio, visto che sulla lista nera del Cremlino finiscono tutti dai Pink Floyd ai Black Sabbath, dai Village People a Donna Summer.
Persino Julio Iglesias verrà bollato come neofascista e messo al bando in quel  delirio di divieti e proibizioni che conduce sempre un regime all’autodistruzione .

Grazie a quell’amica che dopo una visita ad una mostra sull’arte del riciclaggio al Maxxi di Roma mi ha segnalato quelle quattro radiografie/LP appese alle pareti e fatto scoprire questa bella ed epica avventura.

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