Il volo invano

Indossava un tutone rosso, gli occhiali da secchione e un ciuffo che faceva tanto tedesco anni ’80.
Sono passati esattamente 25 anni da quel 28 maggio 1987 quando Mathias Rust atterrò sulla Piazza Rossa a Mosca con un piccolo aereo da turismo.
C’era ancora il Muro di Berlino: di là non si poteva andare, di qua non si poteva venire.
Non so voi, ma il suo volo mi fece sognare.
Avevo 12 anni e leggevo ogni articolo su quel ragazzo poco più grande di me che doveva aver divorato Saint-Exupery e Salgari, mescolato romanzi di spie e manuali di aviazione, ascoltato John Lennon e Bob Marley.
Fatto sta che ha solo 50 ore di volo sulle spalle, Mathias, quando mette a punto il suo impossibile piano.
Noleggia un Cessna 172 a Uetersen, in Germania e vola fino all’Islanda, da qui in Norvegia e poi in Finlandia.
E’ il suo allenamento. Ore e ore di mare sotto la pancia del piccolo velivolo sono la prova di nervi più dura per un pilota.
Il 28 maggio 1987 decolla da Helsinki dichiarando come destinazione la Svezia ma appena in quota spegne la radio, vira a sud est e punta l’Estonia.
Compare sui radar sovietici alle 14.29. Non risponde ai segnali che gli lanciano da terra e lo classificano come velivolo ostile. Viene seguito da tre divisioni missilistiche antiaeree e agganciato da due mig. Nessuno però, inspiegabilmente, dà l’ordine di abbatterlo.
Arriva sopra a Mosca alle 19, prova ad atterrare per tre volte sulla Piazza Rossa  ma non ci riesce, anche perché decine di curiosi seguono l’aereo non appena si abbassa sul Cremlino. Mathias vede un enorme ponte stradale a sei corsie e plana là.
I russi lo circondano e lo accolgono con benevolenza, una donna gli porge pane e sale in segno di benvenuto. Lui spiega che il suo è un gesto simbolico “un volo come ponte ideale, per dire ai leader dei due blocchi che la gente vuole solo vivere in pace”.
Bravo, Mathias, ben detto.
Gorbaciov licenzia 200 militari per lo smacco subito e Rust viene arrestato e condannato a 4 anni di lavori forzati in Siberia.
Dopo 432 giorni in carcere, arriva l’amnistia dal governo dell”Urss che si sta ormai sgretolando.
E qui comincia la seconda vita di Mathias, il ragazzo che poteva essere un eroe.
Durante il servizio civile in un ospedale tedesco, accoltella una ragazza che rifiuta le sue avances. Si becca altri 4 anni per tentato omicidio ma soprattutto macchia per sempre l’aura della sua impresa.
Sconta solo 15 mesi, esce e ricomincia a girovagare per il mondo. Fa il commesso viaggiatore, inizia a rubacchiare nei negozi. Nel 2001, gli trovano un maglione di cashmere nello zaino. Tre anni dopo, è di nuovo davanti a una giuria di tribunale per una truffa.
Oggi le mille anime di Mathias Rust sembrano aver finalmente trovato una strada. L’ex ladro e truffatore lavora per una banca di investimenti con sede a Zurigo mentre il ragazzo pacifista è diventato un istruttore di yoga.
Perché non sempre chi spicca il volo riesce a restare in quota.

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3 responses to “Il volo invano

  • dario

    Hai presente quando uno di noi dice “Cazzo, questa cosa avrei voluta scriverla io, e così…”.
    Ecco, è quello che ho pensato leggendo il tuo ultimo intervento.
    E quante volte in questi anni mi sono trovato a pensare a lui, a Mathias Rust…

    d.

  • ero Lucy

    Bellissimo. Conoscevo la storia di Mathias ma non avevo mai saputo cosa fosse successo dopo l’atterraggio. Chissa’ cosa sarebbe stato di lui senza quei 432 giorni di carcere. Grazie.

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