Garage Olimpo

Capelli biondi e occhi azzurri. Lo sguardo deciso, determinato, a senso unico. Appena apre bocca, si capisce che ha imparato l’italiano da poco:
“Li tolio la testa? Li tolio la testa e la metto nel frigo?”.
I due prigionieri sono legati e imbrigliati su alcune minuscole seggiole.
Lo guardano impotenti, imploranti, terrorizzati.
“Non esageriamo, dai” dice l’altra persona nella stanza.
Il Biondo parte con un pugno in testa. Poi gli divarica le dita fino al limite.
Un altro pugno colpisce lo sterno. Uno dei due prigionieri ha un sussulto, l’altra sta già piangendo.
“Fermati, fermati, basta!” dice l’altra persona nella stanza guardando il Biondo.
Ma lui vuole andare fino in fondo e farli crollare. “Li buttiamo nela spazzatula?”.
La domanda è accompagnata da un ghigno e da quegli occhi azzurri sgranati.
Si abbassa sui due prigionieri e

gli morsica la punta delle dita, così forte da lasciare un segno sull’unghia. Poi prende un bastone e dice “Ola li faccio davvelo male”.
Si avvicina ma viene fermato appena in tempo. Anche questa volta.

I fatti appena narrati sono reali. Pur essendo innumerevoli le assonanze, non si tratta di episodi riferiti a qualche regime sudamericano o mediorientale.
Si tratta di fatti osservati e registrati in una moderna famiglia italiana. Il protagonista è un bambino di tre anni. Le sue vittime, i suoi fratelli. Due gemelli di pochi mesi.
I nomi sono stati omessi per ragioni di privacy.

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Informazioni su Marco Bariletti


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