One-dad-band

Sapevo che sarebbe successo e quando lei dice: “Vado io a prendere le pizze”  capisco che il momento è arrivato.
E così mi ritrovo per la prima volta in casa, solo, con tre figli.
Uno da addormentare.
Una da allattare.
Uno da distrarre.
Concentrazione massima, pari solo al panico.
Afferro il biberon con la destra, la bimba avvolta nel mio braccio sinistro.
In fondo al braccio impugno il telecomando.
I tasti li conosco a memoria e Rai YoYo ipnotizza il figlio maggiore mentre comincio ad allattare la bimba. Intanto, con il piede destro a uncino, muovo ritmicamente la carrozzina dell’altro bimbo. Su e giù, su e giù, su e giù. La prima ginnastica che faccio da anni.
Mi squilla il telefono, infilo il biberon sotto il ricordo di un pettorale e rispondo a  una cara amica che non sento da parecchio tempo.
In quel momento penso a lui: il one-man-band, l’uomo orchestra.
Nella bocca ha infilato un kazoo o una trombetta, con le mani suona chitarra o fisarmonica, e con le gambe dà voce a un castello di grancasse,tamburelli e piatti arrampicato sulla sua schiena.
Se ne vedono ormai pochi per le strade ma se vi capita di incrociarlo, fermatevi e ascoltatelo.
Fa una fatica bestiale, il one-man-band.

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