Molto lontano, incredibilmente vicino

Il suo nome sembra sbucato fuori dalla matita di Hugo Pratt, eppure quest’isola esiste davvero.
Tristan da Cunha è un puntino sulla mappa geografica, là in basso, dove quasi nessuno guarda.
Devi scorrere il dito dall’Africa al Sud America per incrociarla.
O avere una bussola:  latitudine  37°,6′; longitudine 12°, 17′ ovest.
Per raggiungere le sue coste dal SudAmerica bisogna attraversare  3360 chilometri di mare, dal SudAfrica 2816 chilometri. Per questo è considerata l’isola più lontano dal mondo. Ed è anche l’isola più isolata al mondo.
Non esiste un aeroporto e non è mai stato costruito un porto dove possano attraccare navi. La RMS Saint Helena quando arriva da Ascensione o da Sant’Elena getta l’ancora in rada. Sbarchi  e imbarchi sono assicurati da alcuni battelli.
Eppure quest’isola è un pezzo di Camogli, di Genova, di Liguria. E i suoi 280 abitanti che vivono di agricoltura, aragoste e francobolli per i collezionisti sono vicinissimi a noi perchè nelle loro vene scorre il ricordo di un antico naufragio.
E’ il 4 ottobre 1892. Il brigantino Italia naviga in mezzo all’Atlantico del Sud con un principio di incendio a bordo. Il capitano si chiama Rolando Perasso, è di Chiavari e di mare ne ha visto parecchio. Fa rotta verso quelle isole dimenticate da tutti e quando vede per la prima volta il vulcano di Tristan da Cunha all’orizzonte capisce di avercela fatta.
Il brigantino viene scagliato dalle onde e dal vento sugli scogli ma i suoi marinai si salvano.
Due di quei naufraghi, i camoglini Andrea Repetto e Gaetano Lavarello, decidono di fermarsi a vivere lì.
Oggi tra i 7 cognomi presenti a Tristan da Cunha, due sono Lavarello e Repetto. E l’ambulatorio medico del capoluogo si chiama Camogli Hospital.
A Camogli, nel museo marinaro, sono conservate due calze fatte a mano, il pegno d’amore di una donna di Tristan da Cunha per uno dei naufraghi che scelse il ritorno a casa anziché l’isola.
Molto lontano, incredibilmente vicino.

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