L’altra Gioconda

E’ rimasta chiusa nei magazzini del Museo del Prado a Madrid per anni. Nessuno sembrava considerare quel quadretto di 76  x 57 centimetri.
Solo una brutta e banale copia della Gioconda, un tentativo di emulazione da parte di un pittore fiammingo o olandese.
Qualche mese fa il direttore del museo madrileno decise di indagare su quella tela, studiare e ripulire il quadro.
Partirono dallo sfondo scuro che avvolgeva la figura della ragazza e grazie ai raggi x scoprirono che sotto quell’oscurità, aggiunta nel XVII secolo, si nascondeva un paesaggio.
Rocce e fiumi, in tutto e per tutto uguali allo sfondo della Gioconda. E poi quelle mani intrecciate, l’indice e il medio leggermente divaricati, il sorriso appena accennato, i vestiti, i capelli, le dimensioni pressochè identiche dei due quadri.
Oggi il Museo del Prado crede di avere per le mani una delle più importanti scoperte della storia dell’arte degli ultimi anni.
La seconda Gioconda è un’opera dipinta da uno dei discepoli di Leonardo mentre il maestro ritraeva Lisa Gherardini, la Monna Lisa. Una sorta di esperimento della bottega del genio fiorentino, un ritratto parallelo.
Il Louvre di Parigi ha già chiesto l’opera per esporla a lato della Gioconda.
Nei prossimi mesi sentiremo parlare di quel quadretto ritrovato nei sotterranei de El Prado.

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