Archivi del mese: gennaio 2012

La velleità di un numero

Con un blog dedicato a un’intuizione matematica, ogni tanto qualche conto bisogna farlo. E allora cominciamo con un’addizione facile facile:
4719 +5281 = 10 mila.
E su questo non ci piove. 
5281 sono i contatti raccimolati dal vecchio blog appoggiato a splinder, che in questi giorni ha chiuso. 4719 sono le visite a questo nuovo blog, dal 20 ottobre ad oggi.
Lo ammetto. Lo faccio. Ogni giorno vengo su questa pagina a controllare il numero dei clic. E 10.000 contatti spalmati su 99 post in un anno è una bella cifra.
Al netto delle mie innumerevoli visite, di quelle di mio padre e di mia zia, di Cristiana, degli amici, di qualche collega e della mia vicina di casa Manuela, rimane pur sempre una bella cifra.
Grazie a tutti.

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Na mimis ko ang aking ina

Christian è in viaggio da due giorni ma arriverà solo domani. 
Ci vogliono tempo, fatica e soldi per viaggiare da Buguein a Roma.
La cittadina è nell’estremo nord dell’isola di Luzon, là dove l’arcipelago delle Filippine affaccia su Taiwan.
Christian ha attraversato l’isola su due autobus sgangherati per arrivare a Manila in 15 ore.
Poi s’è imbarcato sul volo QR646 della Qatar Airlines : Manila-Doha-Roma.
E ci ha messo altre 20 ore.
Christian oggi ha 18 anni e domani incontrerà la sua mamma.
Non la vede da quando aveva 9 anni. Non la vede da nove anni.
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Sogni in caduta libera

Luca ormai lo conosco da un po’ di tempo. E credo di immaginare l’emozione che ancora prova quando entra nella redazione del Grande e Illuminato Giornale Progressista. Quella confusione quasi studiata, l’impressione che ognuno lavori a un’inchiesta importante, il paradosso di un open space che sembra raccolto, intimo, tuo.
Luca ha cominciato a collaborare per i supplementi del Grande e Illuminato Giornale Progressista anni fa: ha scritto articoli su orologi che non può permettersi e recensioni di osterie nelle quali non ha mai mangiato.
Poi ha frequentato una prestigiosa scuola di giornalismo, passato tre mesi di stage gratuito proprio nella redazione del Grande e Illuminato Giornale Progressista e infine, dopo l’esame col quale è diventato giornalista professionista, ha cominciato a collaborare.
Luca ancora si emoziona quando la mattina va a fare colazione al bar, sfoglia le pagine locali del giornale e trova il suo nome in neretto. La sua firma.

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Vesna lo sa

Tutte le volte che succede, non può fare a meno di pensarci.
Disastro aereo, incidente ferroviario, naufragio.
Vesna Vulocic corre con la memoria a quel giorno, il suo giorno: 26 gennaio 1972, 40 anni fa precisi precisi.
Vesna è una hostess della Jat, la compagnia di bandiera jugoslava.
E’ in servizio sul volo 367 da Copenhagen a Belgrado quando l’aereo esplode sopra la Cecoslovacchia.
Non si è mai capito se si sia trattato di una bomba nazionalista croata, di un incidente o di un missile lanciato per errore dai cechi.
Fatto sta Vesna precipita, insieme a pezzi di aereo, valigie, corpi, seggioline. Precipita da 10 mila metri di altezza e si salva.

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La maledizione di Lord Jim

Nessuno è mai protetto 
Dalla sua debolezza
Che se ne sta nascosta
Come una serpe dentro un rovo
Vilmente sconosciuta
Appena sospettata
Ma invece rivelata
Nel momento che sta a te

Credevi di esser forte,
Credevi di esser saldo
Ora sai chi sei, ora che sta a te
Lord Jim
Proprio ora che sta a te
Lord Jim
(…)
Per commettere un crimine
Ci vuole il suo coraggio
Ma per voltar la testa
Basta la debolezza
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…- – -…

Ora voi fermatevi un attimo. Concentratevi. Siete su una spiaggia:
le scarpe a mollo, una busta di plastica con poche cose dentro, un pacchetto di biscotti, una bottiglietta d’acqua. I vostri soldi passano di mano e  voi salite sulla barca. Stretti, pigiati, il cuore a mille.
Passate tre giorni in mare. Il motore fermo, le onde sempre più alte, lo scafo di legno e ruggine sempre più zuppo e voi sempre più impauriti. Il cuore a diecimila.
Poi finiscono i biscotti, finisce l’acqua e anche il cuore comincia  a rallentare.
A quel punto vi viene in mente una cosa assurda.
Ma che diavolo vuol dire S.O.S?
Save our ship? Soccorso occorre subito? Save our souls?
Vi ricordate solo il suono del codice morse. E’ indimenticabile: … – – -…
Tre punti/tre linee/tre punti.
Ma tanto non c’è nessuno strumento a bordo per lanciare l’allarme. E’ solo un pensiero assurdo, prima di affondare.

Ho scritto queste quattro righe, l’anno scorso a Lampedusa, dopo l’ennesimo naufragio di un barcone. Le parole sono come un guanto. A volte valgono sia per una barca stipata di migranti che per un transatlantico affollato da croceristi.


La stanchezza dello squalo

Lo squalo non dorme mai. Non può fermarsi e si riposa nuotando. Abbassa il livello d’attenzione del suo cervello, inserisce una sorta di pilota automatico e continua a scandagliare gli abissi.
Non è una leggenda metropolitana, è biologia marina.
Allo squalo manca la vescica natatoria e se si addormentasse, se smettesse di muovere pinne e coda, se si fermasse, morirebbe.
Deve essere stanco, lo squalo quando girovaga nella sua notte di acqua, scogli, alghe.
La mia notte è fatta di biberon e dosi di latte in polvere, poppate ogni 3 ore, cambi di pannolino, moduli inps per ottenere il permesso giornaliero, il lavoro in redazione, le code all’agenzia delle entrate per farsi assegnare codici BRLNTA11ETCETC,  BRLPTR32ETCETC, la scelta del pediatra, i bollettini delle poste per la baby sitter.
Ad ognuno il suo abisso.