Il giusto prezzo delle cose

1969.
C’era nell’aria come un odore di carta bruciata.
Vito infilò il vicolo a destra, scendendo verso il mare e guardò le sue scarpe sul selciato bagnato. Scirocco e arance in maturazione, pioggia appena caduta e tombini pieni di merda. Forse l’addizione di quegli odori dava quel tocco all’aria, come di carta bruciata. La mano in tasca controllò istintivamente che ci fosse il piccolo pacchetto rettangolare.
Superior, le migliori. Tagliò per via di Calascibetta e arrivò nella piazza.
Aveva appuntamento solo con se stesso ma era di fretta. Aprì la porta di legno della focacceria, si guardò attorno e ordinò: un piatto di panelle, un arancino e un bicchiere d’acqua. Doveva, voleva stare leggero. Quando il prete gli aveva dato i soldi per la cena, si era raccomandato. Né tanto, né poco. Mangia il giusto. Era una serata importante.

Aspettò che la saracinesca della focacceria scendesse e poi percorse le strade che calavano verso il porto. Osservò barche a vela ancorate al molo e gabbiani intenti a rovistare nella spazzatura e due che si baciavano dietro a un muro e una luce al secondo piano di una casa e un tipo che si accese una sigaretta con tutta calma. Provò insomma a perdere tempo ma gli sembrava di non riuscirci. Quando hai fretta, il tempo non passa mai. Sfiorò di nuovo il piccolo pacchetto in tasca e risalì la strada verso il centro di Palermo. Ora era davanti al portoncino di legno. Ci si appoggiò con la spalla destra e provò a fare pressione. Quello era un lavoro facile. Fece due passi indietro e diede una spallata. Il legno marcio si schiantò, il lucchetto arrugginito saltò e anche Vito fu sul punto di cadere. Ma rimase in piedi. Il difficile doveva ancora arrivare.

La mano di Vito tremò solo fino a quando la lama non toccò il tessuto. Poi basta. Ormai era lì e l’avrebbe fatto. Impercettibilmente, pollice e indice si fecero più fermi sulla foglia sottile di metallo. Astra Superior Stainless, c’era scritto sulla confezione da 5. Superior, le migliori lamette da barba in circolazione. Calò il colpo. Perpendicolare, deciso, dritto. Né forte né piano. Giusto. Il tessuto si squarciò e i due lembi si aprirono come un fiore che sboccia. Come una ferita, un taglio di 6 centimetri. Vito riposizionò la lametta tra le dita e andò avanti col lavoro. Delicato, preciso, netto. Né forte né piano. Giusto, gli aveva detto il prete consegnandogli una busta da lettere gialla con dentro mille lire. Squarciò il tessuto verso il basso, poi verso sinistra, arrivato all’angolo in fondo riprese a salire. Costante nella pressione, quasi monotono. Né forte né piano. Giusto.

Ci mise 8 minuti e mezzo, staccò la tela dal legno e la appoggiò per terra, nel silenzio dell’oratorio pieno di stucchi. La guardò attentamente, anche se quel sacerdote con il grande anello gli aveva detto di arrotolarla subito e subito venirsene via, anche se lui di pitture non ci capiva niente, lui che non era mai stato manco al “Pasqualino”, il museo delle marionette. La guardò e vide che quel presepio era diverso da tutti quelli che aveva visto finora. Brillava come di luce nera. Arrotolò il dipinto e se lo mise sotto il braccio sinistro. Quando uscì dal portoncino, annusò l’aria. C’era un odore come di carta bruciata.

2010. Vito è a casa. Il suo giorno di riposo. Uno su sette, lavoro pesante ai cantieri navali di Monfalcone. Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe finito là. Se lo ricordava ancora il Friuli Venezia Giulia sulla cartina appesa in prima elementare: era la regione in alto, a destra, rosa pallido. Oggi è il suo giorno libero e ogni giorno libero ha un suo rituale. Legge il giornale e legge di sé.
Si aprono le celebrazioni per il quarto centenario della morte del Caravaggio (………) La grande esposizione di Roma racchiuderà tutte le principali opere dell’artista lombardo (……) Una sola opera non ci sarà: La natività coi Santi Lorenzo e Francesco, dipinta da Michelangelo Merisi nel 1609, un anno prima della morte (………)

Al telegiornale della sera, rimandarono pure quella vecchia intervista al vescovo. Distrutto, triste e arrabbiato per “l’immane danno subito dal patrimonio artistico”. Così diceva. Non sentiva la sua voce dal 1969.
La tela, rubata a Palermo il 17 ottobre 1969, non è mai stata ritrovata(…………) Inserita dall’FBI tra le dieci opere d’arte più ricercate al mondo, ha un valore stimato di 40 milioni di euro (…………………).

Le lamette da barba Astra Superior Stainless esistono ancora oggi. Una confezione da 5 costa 70 centesimi di euro. Vito conserva gelosamente quel piccolo pacchetto rettangolare in un cassetto di casa sua. Ne rimangono 4 e non sono nemmeno arrugginite. Le Superior. Sono davvero le migliori.

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